energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Occupazione Casa Gabriella, la solidarietà delle associazioni Breaking news, Cronaca

Firenze – Scatta la solidarietà per lo stabile di via degli Incontri, dove il Movimento di Lotta per la Casa ha occupato con una ventina di persone che si trovano in emergenza abitativa. L’occupazione si sta organizzando per rendere abitabile lo stabile, che è stato abitato fino a due anni fa e che vanta una lunga storia di uso da parte di una coppia, Giuseppe Banchi e Gabriella Bertini, che hanno portato avanti una lunga battaglia per il diritto dei disabii e delle loro famiglie.

Attorno a questa nuova vicenda si è creata una rete di solidarietà di cui fa parte Adina, l’associazione per i dirritti dei disabili a cui appartenavano Gabriella e suo marito. “Siamo solidali con gli occupanti e vediamo la prosecuzione delle lotte di Gabriella nell’occupazione e nell’attività degli occupanti. Ridare vita a questa casa è un punto importante – dice Anna Nocentini, presidente dell’associazione –  Gabriella è stata fra i fondatori dell’Adina (scelse anche il nome), pensò e studiò il progetto di casa Gabriella che le istituzioni ancora non hanno compreso. Quindi ben venga questa continuità umana e resistente nel segno della tutela dei diritti dei più deboli”.

Anche Medicina Democratica si è espressa in una nota, ricordando anche il passato di battaglia della struttura. “Grazie alle resistenze di INAIL e alla insipienza dell’Assessore alla Sanità della Regione Toscana, la “Casa Gabriella” di via Incontri 2, Firenze, è stata lasciata all’abbandono e ora è stata occupata da famiglie bisognose di alloggio”, il primo appunto che formula Marco Caldiroli ripercorrendo le ultime vicende della struttura. 

“Gabriella Bertini e Beppe Banchi hanno ristrutturato e poi abitato quell’edificio per decine d’anni facendolo diventare, tra l’altro, il centro delle iniziative a favore del miglioramento della qualità della vita dei paraplegici e per il potenziamento dell’Unità Spinale dell’Ospedale Careggi (la prima d’Italia e frutto proprio delle lotte negli anni ’70).  Dopo la morte di Gabriella, l’INAIL è riuscito a sfrattare Beppe Banchi; Medicina Democratica, l’Associazione Toscana Paraplegici e Adina (Associazione diritti persone non autosufficienti) hanno cercato di continuare la loro iniziativa per arrivare a realizzare il sogno della “Casa di Gabriella”: un progetto di respiro anche nazionale, per dare la possibilità di far vivere per periodi definiti persone con lesione midollare accompagnate, in cura presso l’Unità Spinale (dall’altra parte della strada) e un centro sportivo paraolimpico”. 

Il tutto si è materializzato in un progetto presentato agli enti (Comune, ASL, Regione, INAIL) “cui nessuno ha mai opposto un formale diniego anzi è stato riconosciuto ripetutamente negli incontri con la Giunta Toscana e dal Consiglio Regionale che, nel 2017, ha approvato una mozione unanime in tal senso.  Tutto inutile: gli incontri e le sollecitazioni delle associazioni con INAIL e Assessore alla Sanità regionale negli ultimi due anni non hanno portato alcun risultato se non l’abbandono della struttura”. 

Risultati, “dall’INAIL dinieghi immotivati, dalla Regione inerzia. Non ci sorprende quindi la sua occupazione, agli occupanti esprimiamo piena solidarietà e chiediamo loro di unirsi a noi nelle iniziative per realizzare Casa Gabriella”. Interviene sulla vicenda anche il Fronte di Lotta No Austerity e il Collettivo di Unità anticapitalista di Firenze: “L’occupazione da parte del Movimento di lotta per la casa di Firenze, dello stabile di Via Incontri 2, accanto all’Istituto ortopedico di Careggi, che ha alle spalle una storia antica e bella, legata ai resistenti impegnati per decenni a sostegno della lotta dei diversamente abili, indica la strada della connessione delle “resistenze”, delle lotte e delle istanze di segmenti sociali diversi”, si legge nella nota.

“Riappropriarsi di una situazione abitativa per decine di famiglie, altrimenti costrette all’abbrutimento di una vita segnata dalla mancanza di un tetto sulla testa e di fatto escluse dal cosiddetto “vivere civile” va nella direzione di costruire l’opposizione alle politiche di speculazione in ogni campo e di devastazione delle condizioni di vita del proletariato, che è la stessa opposizione che hanno messo, mettono e dovranno mettere in campo tutti gli altri settori sociali, dai richiedenti “diritti”, ai richiedenti “asilo”, ai lavoratori tutti”.

Ma chi sono queste persone? Per la maggior parte si tratta di ex occupanti che, una volta esaurito il periodo di “tregua” garantito dalle istituzioni dopo gli sgomberi, si sono ritrovati di nuovo per strada.

Per quanto riguarda le provenienze, si va dagli italiani, alla Romania, al nord Africa. Tutti ai margini, con situazioni complesse. Tutti portatori dei bisogni primari per consentire di continuare a  considerarsi esseri umani: mangiare, vestirsi, avere un tetto sulla testa. “Di fronte a questo, non ci sono colori” dice un occupante, fiorentino.

In tanti svolgono anche piccoli lavori che però non bastano a pagare cibo e affitto, insieme: o l’uno o l’altro. Qualcuno sta anche aspettando di ricominciare a lavorare, possibilità strettamente legata ad avere un alloggio. Senza tetto, si perde anche il lavoro.

Conclude Marzia Mecocci, del Movimento di Lotta per la Casa: “Un gesto il cui significato è sotto gli occhi di tutti. Siamo con un nucleo di persone che, dopo gli sgomberi, non hanno trovato altre sistemazioni se non la strada. Denunciamo una situazione non degna di una società civile, la cui responsabilità ricade su coloro che dovrebbero gestire situazioni in cui vengono stritolati donne, uomini, minori, magari pur con un lavoro che non è sufficiente per pagare un affitto. Bisognerebbe ricordare che siamo tutti esseri umani”.

 

 

Print Friendly, PDF & Email

Translate »