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Occupazione, la Toscana si difende ma c’è buio all’orizzonte Opinion leader

Infatti se osserviamo quanto è successo nei primi tre trimestri del 2011 (i dati sulle forze lavoro prodotti da ISTAT ad oggi si fermano a tale data) ne ricaviamo l’immagine di un sistema che è stato capace di creare nuova occupazione in virtù di un periodo di ripresa (il 2010 e la prima parte del 2011) dopo la grave crisi del biennio precedente. Non solo ma se guardiamo all’intero periodo – quello che va dall’inizio della crisi ad oggi – osserviamo una perdita di occupati di “sole” 19 unità, molto meno di quanto ci saremmo aspettati e soprattutto di quanto avevamo previsto solo pochi mesi or sono. Non solo ma le dinamiche sopra proposte sono spesso migliori di quelle delle altre regioni simili del paese, sottolineando come nel corso di questa grave crisi non ci sia un “caso Toscana” come talvolta siamo portati a pensare.
Questa è la parte luminosa del crinale e che ci rivela come siamo in presenza di un sistema che, per le sue caratteristiche interne, riesce a contenere gli effetti di crisi anche gravi come quelle che abbiamo vissuto nel biennio 2008-2009. Riesce a contenerli non solo in virtù degli ammortizzatori sociali, ma anche della elasticità di un sistema produttivo di piccola impresa al cui interno i piccoli imprenditori continuano la loro attività lavorativa anche in momenti difficili e lo fanno, in genere, a tempo pieno.
Naturalmente tutto questo non è avvenuto senza sacrifici: l’occupazione è cresciuta soprattutto nella componente straniera, è aumentato il part-time nella parte non volontaria, è accresciuto il ricorso alle diverse forme di lavoro precario. In sintesi, la tenuta di cui parlavamo sopra è avvenuta attraverso un indebolimento complessivo del mercato del lavoro, colpendo in particolare la componente giovanile che oggi vede aumentato il tasso di disoccupazione ed anche il numero dei cosiddetti NEET. Inoltre il tasso di disoccupazione che, a livello ufficiale ha raggiunto il 6,3%, se si tiene conto anche dei cassa integrati (che ufficialmente non sono disoccupati), dei lavoratori che si percepiscono come disoccupati e di quelli scoraggiati il tasso si avvicina al 10%. In linea con le altre regioni, ma comunque preoccupante.
Quindi un sistema che, in presenza di una fase di crisi pur grave ma limitata nel tempo (il biennio 2008-2009), ha messo in atto meccanismi di difesa che hanno impedito l’emergere di fenomeni particolarmente gravi, ma che non ha potuto impedire un indebolimento complessivo della situazione, particolarmente acuta in certe fasce della popolazione. Quindi, anche  all’interno della parte luminosa del crinale intravediamo comunque una maggiore diffusione di zone d’ombra.
Ciò che preoccupa però è l’altra parte del crinale, quella che guarda al futuro. È infatti evidente che la faticosa tenuta di questi anni potrebbe essere superata se fossimo di fronte ad una situazione che lascia intravedere un futuro roseo: i sacrifici sopportati potrebbero essere rapidamente dimenticati. Al momento però ciò che ci aspetta è un 2012 di recessione, una recessione rispetto alla quale le previsioni vanno gradualmente peggiorando: si va da un -0,6% previsto dall’OCSE nel dicembre scorso agli attuali -1,7% o addirittura -2,2% di questi giorni. Le previsioni si riferiscono all’Italia, ma è evidente che per la Toscana le cose non saranno particolarmente diverse.
In questa situazione i problemi occupazionali, sino ad oggi contenuti, rischiano di esplodere rendendo poco sostenibile la situazione. Pertanto, se diamo per scontato che il 2012 sarà un anno di recessione si tratta di comprendere se in questo anno si sarà in grado di alimentare nuovamente la crescita. Il tema della crescita, come del resto emerge chiaramente dal dibattito nazionale ed internazionale, diviene dunque centrale perché, per un paese con l’Italia, con l’impegno di ridurre il peso del debito pubblico sul PIL, solo una crescita significativa di quest’ultimo può consentire di raggiungere l’obiettivo.

Stefano Casini Benvenuti, direttore IRPET

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