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Occupy Firenze, esperimenti di democrazia in piazza Cronaca

Piazza pulita. Pulita perché piazza Santissima Anunziata non è mai stata così linda come ora, da quando gli indignati fiorentini ne hanno fatto uno spazio cittadino di dibattito-confronto-proposta. Pulita perché l’azione di promuovere una sorta di assemblea permanente (con le sue commissioni tematiche) sgombra il campo (ops, la piazza) dalle forme di rappresentanza delegata: l’assemblea senza leader accoglie proposte, le confronta, decide. Così nascono le nuove iniziative che stamattina 13 novembre (quarto giorno di Occupy) vengono illustrate: venerdì alle 17,30 verrà chiesto a tutti gli esercenti della piazza, ai cittadini, ai residenti, di recarsi in Santissima annunziata con una seggiola e un libro. La seggiola, per rispondere con un atto concreto alla mancanza di risposte dell’amministrazione nei confronti di una istanza precisa dei residenti, quella di avere delle sedute sulla piazza (panchine, ad esempio) tutt’ora mancanti; il libro, per sottolineare l’appello già lanciato dagli occupanti ai cittadini. Un oggetto altamente simbolico, un supporto indispensabile alla “rivoluzione” di Occupy Firenze.
Inoltre, si snodano gli appuntamenti per le commissioni tematiche, non violenza e pratica della non violenza, buon vicinato, spiritualità, per citarne solo alcune. Manca ancora la commissione economia, in via di formazione, è già funzionante quella “media e comunicazione”, che ha prodotto due video, scaricabili su twitter, e mantiene un filo diretto fra piazza fisica e piazza virtuale (web) con le dirette di Livestream.
Passiamo, per descrivere questa piazza proteiforme e in continuo divenire, ai numeri: 50 gli “stanziali”, altrettanti gli “abituali” (coloro che passano tutti i giorni e partecipano alle commissioni), centinaia i cittadini di passaggio, che vengono, si informano, scompaiono, mandano il vicino, l’amico, il parente. Su web: oltre 400, in crescita tutti i giorni.
Obiettivi? Ecco, qui si verifica il punto di svolta. La piazza non è un appuntamento per raggiungere qualcosa. Il cosa e il dove lo deciderà l’assemblea. Lo scopo, l’obiettivo, la novità è nell’azione stessa dell’esserci. Una grande, contagiosa, affascinante lezione di metodo che, cominciando piano, sta infiltrandosi nelle viscere della città reinsegnandole a comunicare. Ecco il senso delle “nuove” regole dell’assemblea: il linguaggio dei sordomuti permette immediatamente di cogliere assenso, dissenso, “sbrigati”, già detto”, “taglia”, senza urlare, senza saltarsi addosso: 25mila persone, in Spagna, si sono riunite in assemblea e hanno parlato così per giorni. E hanno deciso, anche.
Interessanti anche le modalità di comunicazione per così dire esterna: chi parla, parla per se’, non ci sono portavoce. Solo prestavoce, spiegano. Prestavoce di cosa? Dell’assemblea. E i ragazzi si chiamano Marco, Jacopo, Pietro, Andrea, sono diversi ma uniti dal sistema della democrazia diretta, che permette loro di parlare per se’ e per tutti, di essere singoli nell’unità. Andranno avanti così, fino a quando l’assemblea lo riterrà opportuno.
Risolti o in via di risoluzione i problemi sorti all’inizio con i residenti (timorosi di un acuirsi delle condizioni di degrado della piazza) o con i senza fissa dimora, funzionante la cucina da campo, gli ccupanti psecificano “non abbiamo nessuna intenzione di sostuirci ai servizi sociali o ai servizi pubblici in genre. Non è il nostro ruolo”. Rapporti rilassati anche con la Questura, con cui sono aperti canali diretti.


 

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