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Oggi è la giornata della “liberazione fiscale” Economia

Oggi è festa. Quale? Quella della “liberazione fiscale”. A dirlo, la Cgia di Mestre, che ha calcolato per quanti giorni l'anno si lavora al solo scopo di pagare le tasse. Ebbene, non c'è differenze o distnguo: per tutti gli italiani, dai toscani ai siciliani agli emiliani ai lombardi ecc., quello di oggi è il giorno a partire dal quale non lavoreranno più per il fisco. Il calcolo del giorno di “liberazione fiscale” la Cgia lo compie da 15 anni. E quest'anno sono stati necessari ben 162 giorni per “liberarsi” degli obblighi di fisco e contribuzione  cominciando a lavorare per se stessi: una punta che il Paese non aveva mai toccato prima.

Il picco, ovviamente, segue da presso quello della pressione fiscale: nel 2013, dai dati dell'Uffcio Studi Cgia, si toccherà una punta record del 44,4% del Pil. Mai raggiunto in passato. Se poi si fanno i conti dal 1980 al 2013, il carico fiscale si è appesantito di ben 13 punti sul groppone degli italiani.

Un momento: ma il giorno di liberazione fiscale è fissato per tutti a oggi 12 giugno? Dubbio legittimo, in un paese come il nostro, dove bisognerebbe prima conteggiare chi paga veramente al fisco tutto ciò che è dovuto. E infatti …. infatti, come ci rivela il preparatissimo e scrupoloso Ufficio Studi di Cgia Mestre, per qualcuno il giorno della “liberazione dalle tasse” arriva ben più tardi, circa, a occhio e croce, un mese dopo. Ed ecco spiegato l'arcano: “Se dal Pil nazionale  – spiega infatti la nota – storniamo la quota di economia sommersa che viene conteggiata a seguito di una convenzione internazionale recepita da tutti i Paesi, è possibile calcolare la pressione fiscale “reale” che grava sui contribuenti “onesti”. Per l’anno in corso, la pressione fiscale “reale” si attesta ad un valore massimo del 53,8%. Ebbene, con questo livello di tassazione il giorno di liberazione fiscale per i contribuenti fedeli al fisco oltrepassa abbondantemente la metà dell’anno e si attesta al 16 luglio”.

E succede anche, come spiega il segretario della Cga Mestre, che ci troviamo a pagare due volte lo stesso servizio “Quest’anno –  spiega infatti Giuseppe Bortolussi – pagheremo mediamente 11.800 euro di imposte, tasse e contributi a testa. E in questo conto sono compresi tutti i cittadini, anche i bambini. Tuttavia, il dato disarmante è che al cittadino non vengono forniti servizi adeguati. Molto spesso, nel momento del bisogno, il cittadino è costretto a rivolgersi al privato, anziché utilizzare il servizio pubblico. Tutto ciò – conclude Bortolussi – si traduce in un concetto molto semplice: spesso siamo costretti a pagare due volte lo stesso servizio. Gli esempi che si possono fare sono moltissimi: succede se dobbiamo inviare un pacco, se abbiamo bisogno di un esame medico o di curarci, di spostarci, ma anche nel momento in cui vogliamo che la giustizia faccia il suo corso in tempi congrui con quelli richiesti da una società in continua evoluzione“.

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