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Ogm, Parlamento Ue si pronuncia: autonomia per gli Stati Ambiente

Firenze – Una decisione europea che è di fondamentale importanza per un paese segnato in modo quasi magico dalla biodiversità come l’Italia, e piena di importanti sollecitazione per una regione al primo posto per il riconoscimento ufficiale di tipicità come la Toscana: la decisione del Parlamento europeo in tema di Ogm, che apre all’autonomia dei singoli Paesi, è salutata con grandissima soddisfazione da parte di tutte le associazioni di agricoltori nazionali. Del resto, la decisione europea è anche stata presa sull’onda dell’atteggiamento decisamente contrario agli Ogm di porduttori e consumatori europei: solo 5 paesi in Europa infatti hanno impiantato coltivazioni Ogm, per una superficie dedicata al biotech che non arriva allo 0,001%. Ed è la Cia a commentare la decisione europea con un chiarimento: “Da parte nostra -si legge nella nota – nessun atteggiamento oscurantista o contrario alla ricerca, ma bisogna tutelare la biodiversità delle produzioni nazionali, che rappresenta il nostro maggiore vantaggio competitivo sui mercati stranieri”.

Ma cosa succede ora? Con il via libera definitivo del Parlamento europeo all’accordo sulla riforma della Direttiva in materia di Ogm, ogni Stato membro avrà finalmente la libertà di consentire o vietare la coltivazione di organismi geneticamente modificati sul proprio territorio.

La norma va nella direzione auspicata dalla nostra politica nazionale, che è quella di lasciare l’ultima parola al singolo Paese Ue. “E ad oggi -ricorda la Cia- la maggior parte dei consumatori e dei produttori europei si muove in direzione opposta agli Ogm. Non solo tre cittadini su cinque in Ue sono contrari ai cibi “biotech”, ma la stessa superficie agricola comunitaria dedicata alle colture geneticamente modificate è irrisoria, rappresentando lo 0,001 per cento del totale. In Europa -ricorda la Cia- sono solo 5 Paesi (Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania) a coltivare Ogm, con 148.013 ettari nel 2013, una percentuale più che esigua rispetto al totale della superficie agricola utilizzata nell’Ue che ammonta a circa 170 milioni di ettari”.

Precisa l’associazione agricoltori: “Il nostro “no” agli Ogm scaturisce dalla semplice consapevolezza che la loro introduzione può annullare la nostra idea di agricoltura e il maggiore vantaggio competitivo che abbiamo all’estero. D’altra parte, la domanda alimentare nel nostro Paese è chiara e netta: prodotti di qualità, tracciabili, biodiversi, tipici, che fanno grande il “made in Italy” nel mondo, con esportazioni che muovono 34 miliardi di euro l’anno. E i mercati stranieri -conclude la Cia- chiedono vini, oli, formaggi, salumi e trasformati tipici dei nostri territori, con i loro sapori caratteristici assolutamente non omologabili”.

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