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Olio e miele italiani, sempre più rari e preziosi: colpa del clima Economia

Firenze – Sarà veramente difficile, per chi ama il made in Italy integrale, trovare sugli scaffali della grande distribuzione, nel 2015, olio di oliva italiano dalle olive al frantoio, ma la questione sarà ancora più complicata per gli appassionati del miele. Nel 2015 infatti, causa un andamento climatico “impazzito”, l’Italia produrrà il 35 per cento in meno di olio di oliva, il 25 per cento in meno di agrumi, il 15 per cento in meno per il vino e fino al 50 per cento in meno di miele, mentre il raccolto di castagne è al minimo storico.

E’ tutta la filiera del Made in Italy che risulta seriamente minacciata, come dice Coldiretti, tant’è vero che si finisce con l’assistere al “razionamento” dei prodotti base della dieta mediterranea. Nello specifico, mentre la produzione del miele italiano è calata di colpo di circa la metà, la vendemmia del 2015 è risultata la più scarsa dal 1950, mentre la raccolta di olive è crollata attorno alle trecentomila tonnellate.

Gli effetti di questa penuria sui prodotti nazionali base rischiano di mettere a repentaglio una delle diete più ammirate del mondo: quella mediterranea, a base di pasta, olio di oliva, vino che ha permesso agli italiani di conquistare il primato della longevità nel mondo, vicino a quello giapponese che resta fra i più elevati: per gli uomini, il “tetto” della longevità media è di 79,4 anni, per le donne italiane ci si aggira sugli 84,5 anni.

Del resto, la stessa pasta, informa Coldiretti, è a rischio, in questo caso soprattutto a causa della non lungimiranza, come la definisce l’associazione dei coltivatori, degli imprenditori italiani, che non hanno investito sul grano duro nazionale. Tant’è vero che, se il calo per ettaro si è verificato anche in Italia por quanto riguarda la produzione del prezioso cereale, niente di paragonabile con quanto è avvenuto ad esempio in Canada, uno dei nostri principali fornitori, dove la produzione ha avuto un vero e proprio crollo. Ripercuotendosi ovviamente anche sulla produzione di pasta italiana. Ecco i numeri: il calo italiano è pari al -4%, nell’Unione Europea risulta del -10%, mentre in Canada risulta del -27%.

Se gli agrumi italiani non stanno meglio, come abbiamo visto,  piange il pomodoro da conserva che tuttavia resiste grazie a un aumento delle superfici coltivate, ma è il castagno quello da cui provengono le lacrime più amare. Infatti, per quanto riguarda quest’ultima filiera, che interessa moltissimo anche la nostra regione (in particolare con le produzioni di eccellenza del Mugello), siamo al minimo storico: il raccolto nazionale è molto al di sotto dei 18 milioni di chili registrati lo scorso anno, e pari ad appena 1/3 di quella di 10 anni fa.

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