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Omaggio a Beckett: Trittico al Teatro Studio Krypton Spettacoli

Scandicci – Da giovedì 18 a sabato 20 febbraio torna al Teatro Studio ‘Mila Pieralli’, a 10 anni dal debutto, il Trittico Beckettiano con la regia di Giancarlo Cauteruccio, nel 110° anniversario della nascita di Samuel Beckett.

La sala di via Donizetti, nella nuova gestione della Fondazione Teatro della Toscana, accoglie tre pièce brevi,  capolavori del drammaturgo irlandese, in sequenza, che vedono protagonisti: Massimo Bevilacqua in Atto senza parole I, Monica Benvenuti in Non io e lo stesso regista ne L’ultimo nastro di Krapp.

Atto senza parole I mette in relazione il corpo con la macchineria scenica del teatro, Non Io affronta la possibilità di abbandonare il linguaggio a favore delle sonorità della lingua, intesa proprio come organo, L’ultimo nastro di Krapp, infine, si scontra con la capacità della macchina (un magnetofono) di catturare la memoria e, al tempo stesso, la sua incapacità di far uscire indenni da una dolorosa “ricerca del tempo perduto”.

Il Trittico, cheha ricevuto il premio alla regia dell’Associazione Nazionale Critici di Teatro nel 2006, ha valso al regista e interprete la candidatura all’Ubu come migliore attore (nell’edizione del 2004) e lo ha confermato per il successo di critica e stampa come  uno dei maggiori interpreti beckettiani in Italia e oltre.

Esplorare limiti e opportunità di un teatro necessario.Giancarlo Cauteruccio torna a Samuel Beckett e al suo fortunato Trittico Beckettiano per attraversare nuovamente il territorio complesso legato a quel filo rosso che tiene insieme il corpo, la voce e la memoria.

Unendo alcuni tra i testi che costituiscono, nel percorso beckettiano, quei punti di rottura che hanno segnato la cultura del nostro tempo, tutto il teatro contemporaneo.  Un lavoro che rintraccia, attraverso tre esistenze estreme, le urgenze del mondo contemporaneo sempre più svilito e servile che costringono a una bieca e quieta disperazione e conducono ad una accettazione passiva.

“Per incontrare Beckett”, racconta il regista, “bisogna trovarsi al cospetto del vuoto, così come a me è successo, proprio quando la mia opera si era caricata di eccessi visuali, di troppo rumore, di incessanti e frenetiche azioni ed ero alla ricerca di una via d’uscita. Con Beckett si incontra, come io ho incontrato, un vero maestro, capace di condurre nella qualità del buio, del vuoto, dell’assenza, dell’immobilità, dell’attesa e nella consapevolezza del fallimento. E’ così che riusciamo ad accostarci al destino della nostra esistenza e guardare con la lente di ingrandimento nei luoghi reconditi del nostro corpo, un corpo che siamo chiamati a trascinare nel mondo così come nella scena”.

Cauteruccio ha fondato il Trittico Beckettiano sugli attori e sul rigore dell’esecuzione, prestando certo particolare attenzione, come avviene sempre nei suoi lavori, anche all’elemento scenico-visuale.

In Atto senza parole I, sottraendosi alla parola, il lavoro mimico-gestuale esalta e sottolinea l’incisiva capacità dell’interprete di azione e espressione nello spazio scenico, pensato come quel deserto che a volte diventa la macchina/palcoscenico prima ancora che essa venga messa in movimento dalla macchineria.

Il corpo muto  genera una sonorità che restituisce le tensioni interiori nello spazio siderale concepito dall’autore: un concerto per corpo e vuoto, per azioni determinate da una figura manipolatrice esterna non meglio identificabile, che guida quasi scientificamente il manifestarsi dei fallimenti di tutte le azioni di questa particolare creatura .

Un punto zero dell’esistenza risucchiata dal  vuoto di Non io: la sostanza teatrale si riduce a una bocca che parla di se stessa nel buio. Cauteruccio sceglie per “Bocca” Monica Benvenuti, soprano nota nel panorama nazionale e internazionale per le sue interpretazioni di musica classica e contemporanea. Qui Beckett  cancella il corpo e ogni possibilità di azione,;in  una sorta di buco nero  è risucchiata una donna di età avanzata, ai margini della società, nata prematura e abbandonata dai genitori. Un ricordo la ossessiona, quello di un pomeriggio di aprile in cui la sua mente attraversa un buio ravvivato solo da un costante ronzio. È in questo vuoto che “Bocca” compie un salto spirituale che la costringe a ragionare sui temi del peccato e della misericordia, dapprima affrontati con sprezzante sarcasmo, poi via via con più cautela, quasi fossero un punto fermo cui aggrapparsi nella desolazione della sua esistenza.

Il terzo tassello del Trittico è L’ultimo nastro di Krapp,interpretato dal regista.

Nell’essenzialità della scena Krapp, il vecchio scrittore fallito, inesorabile mangiatore di banane e instancabile ascoltatore della sua voce registrata, si inoltra in “questo buio che mi circonda” per sentirsi meno solo. Rintanato nella sua stanza in compagnia di un magnetofono e un numero cospicuo di bobine ben ordinate, compie un viaggio in un altrove temporale: il suo passato. Tanti nastri, registrati ogni compleanno per tramandare brandelli di vita e di esperienza vengono riascoltati e mescolati per poi dichiarare il fallimento. Una resa dei conti di un essere triste e ridanciano, ironico e autoironico, spesso con venature patetiche, sentimentali, struggenti, che alla fine si adegua consapevolmente allo scacco. La memoria meccanica del magnetofono come unica possibile via di uscita, ma ancora una volta senza risultati: il fallimento è compiuto. Fallire, fallire di nuovo, fallire meglio.

Venerdì 19 febbraio, alle ore 19.00, al Teatro Studio, il regista presenta il suo libro Samuel Beckett – Nel buio di un teatro accecante(Edizioni Clichy – collana Sorbonne), con  interventi del prof. Cesare Molinari e del prof. Renzo Guardenti. (Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili.)

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