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Omaggio a Parigi al Caffè letterario delle Murate Cinema

Firenze – Una serata tutta dedicata a Parigi quella del Caffe Letterario delle Murate di Firenze  (Piazza delle Murate, Firenze). L’appuntamento è fissato alle 17 di ,unedì 11 gennaio. Si parte da “Moulin Rouge” di John Huston con Zsa Zsa Gabor, José Ferrer, Christopher Lee, Katherine Kath, Colette, del 1952,
La vita di Henri Toulouse-Lautrec, il grande pittore francese del Moulin Rouge che una caduta da piccolo condannò a un aspetto fisico assai infelice. Salva una prostituta dalla prigione, ne fa la propria amante, poi la caccia a causa del suo carattere. Tormentato dalla solitudine, l’artista pensa poi al suicidio, ma la passione per la sua arte lo trattiene. Si innamora, ricambiato, di un’indossatrice che però allontana; poco tempo dopo muore in seguito all’alcool e ad una brutta caduta. 

Alle 19 la programmazione prosegue con “Un’ora d’amore” di  Ernst Lubitsch con George Cukor. Con Charles Ruggles, Roland Young, Maurice Chevalier, Geneviève Tobin  del 1932.

Il film, in forma di operetta, narra le avventure galanti di un medico parigino a cui piacciono un po’ troppo le donne, al punto di mettere in crisi il proprio matrimonio. Il film, prodotto e sceneggiato da Lubitsch e di fatto diretto da Cukor, è tratto dall’opera teatrale Soltanto un sogno di Lothar Schmidt. Il film ebbe degli strascichi nei rapporti tra Lubitsch, Cukor e la Paramount. Quest’ultima decise di lanciarlo come un’opera di Lubitsch, al che Cukor fece causa alla casa di produzione che patteggiò liberando contrattualmente Cukor.

Infine alle 21,30 “Bella di Giorno” di Luis Buñuel, con Catherine Deneuve, Francisco Rabal, Michel Piccoli, Geneviève Page, Georges Marchal del 1967.

Una giovane signora borghese si mette a frequentare di pomeriggio una casa d’appuntamenti. Diventa campionessa d’erotismo, finché non si risolve a al legittimo consorte. Però uno dei suoi amanti non accetta il ravvedimento. Spara al povero marito ignaro riducendolo in fin di vita. La “bella di giorno” si voterà alla cura del poveraccio (e alla castità) per tutta la vita. Con questo film il grande Luis Buñuel a quasi settant’anni conquista un ampio pubblico, raccontando cinematograficamente il romanzo di Kessel e trattando la nevrosi con notevole acutezza e sensibilità.

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