energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Omaggio a Hans Werner Henze Opinion leader

Firenze – Orfeo ed Euridice di Christoph Willibald Gluck apre domani 18 luglio il 39° Cantiere internazionale d’Arte di Montepulciano. Un allestimento operistico che corona il sogno di Hans Werner Henze, il fondatore del Cantiere, che aspirava alla realizzazione di un’opera lirica con le forze locali. Per ricordare la figura del compositore tedesco, scomparso a Dresda nel 2012, pubblichiamo una parte del discorso che Maria Caciagli Fancelli, germanista studiosa della cultura e della lingua tedesca, tenne il 4 ottobre 2013 nell’Aula dei Battilani dell’Università di Firenze per ricordare la figura del maestro. 

(…) Nell’impossibilità di fare anche una sintesi sommaria dei rapporti tra Henze e il campo della cultura letteraria tedesca, vorrei ricordare almeno i nomi dei principali scrittori tedeschi che hanno fornito temi, motivi e libretti: Friedrich Hölderlin, Heinrich von Kleist, Eduard Mörike, Georg Trakl, Ingeborg Bachmann, Grete Weil, Hans Magnus Enzensberger e, non ultimo, Hans Ulrich Treichel, sui quali esistono già vari e talvolta autorevoli studi. Vorrei ricordare inoltre che Henze ha avuto un rapporto precoce, costante e diretto con la letteratura, un amore radicato nelle letture giovanili proibite tra il 1942 e il 1943 (Canti di viaggio, p.47) e di quelle notturne del periodo dell’arruolamento nell’esercito (Canti di viaggio p. 65), che è diventato nel tempo anche amore per la scrittura. Il compositore Henze, infatti, è autore di una delle opere autobiografiche e memorialistiche più significative del Novecento, nonché di un grande corpus di lettere.

Mi riferisco in primo luogo al diario dal titolo heiniano di Reiselieder mit böhmischen Quinten del 1996, tradotto in italiano nel 2005 con Canti di viaggio. Una vita (a cura di L. Bramani, Milano, Il Saggiatore) e in secondo luogo al carteggio con I. Bachmann Briefe einer Freundschaft (Monaco-Zurigo 2004², Piper), tradotto  con il titolo Lettere da un’amicizia (a cura di Hans Höller, Torino 2008, EDR, trad. di Francesco Maione).

In questi due libri è narrata, in tutta la sua ampiezza e varietà e con uno stile alto e riconoscibile, l’intera storia dei rapporti con l’Italia, con gli artisti, gli scrittori, i registi, e i librettisti italiani; dalla Morante a Moravia, da Pasolini a Visconti, da Vespignani a Sinopoli e a molti altri amici e collaboratori tra i quali mi piace ricordare il gruppo di Montepulciano nonché di Giuseppe di Leva, librettista di Pollicino. Nella casa di Marino spiccano, a testimonianza di un’amicizia due tra i maggiori quadri di Renzo Vespignani (cfr. Autori vari, Henze, a cura di E. Rostagno, Torino 1986, EDS, p.29); ma si leggono con vero piacere anche le parti dedicate a una figura collaterale al mondo musicale, come quella di Carlo Ferdinando Russo (ibidem, p. 27). (…)

Fin dai primi anni cinquanta Hans Werner Henze ha intessuto con l’Italia un rapporto che è oggettivamente unico nella storia del secolare scambio di cultura tra la Germania e il nostro paese. Esso ha le sue radici nelle comuni esperienze storiche e politiche di una generazione di scrittori e intellettuali uscita dal nazismo e dal fascismo, che nell’immediato dopoguerra si trovarono a vivere e ad operare in stretta vicinanza spazio-temporale.

Un rapporto costruito e consolidato in due centri propulsivi, Ischia e Roma: l’isola di Ischia come luogo di raccolta di alcuni scrittori tedeschi dissidenti e metafora dell’isolamento e della distanza dalla realtà tedesca; la città di Roma degli anni cinquanta come eccezionale laboratorio di cultura italiana ed europea. Né è certo da trascurare l’intermezzo napoletano. Un rapporto che nasceva su un nucleo di interessi intrecciati e tesi al superamento del passato e  alla rinascita culturale e politica: interessi per il teatro musicale, per il cinema, per il melodramma, per la tradizione favolistica e popolare da Gozzi a Collodi, da Ariosto a Tasso, dalla quale verrà nel 1980 Pollicino e l’esperienza del Cantiere. Bachmann  descrive con parole bellissime il suo accostamento e quasi scoperta dell’opera italiana, avvenuta a fianco di Henze.

Non è esagerato dire che quello per l’Italia divenne in breve tempo un rapporto di amore totale e fusionale, che faceva propri elementi della mitografia classica e mediterranea e del secolare confronto Nord/Sud; basta leggere le splendide pagine nelle quali Henze descrive quasi la sua discesa verso la civiltà meridionale, antica e pagana, verso l’Italia come luogo di libertà e di rinnovata immaginazione estetica (cfr. Canti di viaggio, pp.130-133). Ho detto rapporto totale e fusionale,  ma dovrei forse usare qualche cautela, pensando al caso di Luigi Nono e alle numerose pagine del diario (cfr. Canti di viaggio, in particolare  pp.183-186) che parlano con grande discrezione di una ferita non risanata (mi verrebbe fatto di dire die Wunde Nono!) con il compositore veneziano, ferita che non era stata solo personale e privata, bensì sul piano dell’estetica musicale; e che di fatto non andava ad incidere con il rapporto sempre più stretto di Henze con la cultura italiana contemporanea.

L’elemento centrale e il motore del rapporto con l’Italia è stato, a mio parere e senz’ombra di dubbio, l’amicizia con Ingeborg Bachmann, della cui intensità è prova suprema l’uso comune dell’italiano in quasi la metà del carteggio; l’italiano che era diventato per entrambi lingua d’uso quotidiano e insieme del discorso estetico ed artistico. Questo uso dell’italiano è, a mio parere, un elemento chiave del loro rapporto con l’Italia sul quale vale la pena di riflettere e di indagare ancora: Bachmann e Henze insieme, infatti, hanno eretto un vero e proprio monumento all’italiano non come lingua veicolare, ma come strumento di pensiero, di ricerca, di costruzione formale e di un’intesa umana e politica. (,,,)

 

Maria Caciagli Fancelli

 

Print Friendly, PDF & Email

Translate »