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Operai multati: corteo “ridotto”, polemica alle stelle Breaking news, Cronaca

Firenze – Corteo contro i decreti sicurezza e per chiedere la cancellazione  delle multe degli operai di Prato che, nel corso di uno sciopero a difesa dei loro diritti, si sono visti comminare una multa di 4mila euro a testa in 22, comprese due studentesse delle superiori che avevano portato la loro solidarietà.
Multe elevate dal momento che, nel corso dello sciopero, avrebbe bloccato il traffico stradale davanti alla sede dell’azienda da cui dipendono. Corteo autorizzato che fino a ieri avrebbe dovuto seguire  un percorso che avrebbe portato i manifestanti davanti alla sede comunale. Ma oggi, dopo una riunione del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, alla presenza della prefetta, del questore e del sindaco di Prato, il percorso del corteo di sabato 18 è stato fortemente ridotto.

A darne notizia, una nota di fuoco dei consiglieri regionali di Sì toscana a Sinistra, che saranno anche loro presenti alla manifestazione con molti consiglieri, sia comunali che regionali.

“Questa vicenda sembra inventata a tavolino per spiegare anche ad un bambino cosa è un’ingiustizia – è il commento di Tommaso Fattori, capogruppo di Sì Toscana in Regione – si multano di 84 mila euro gli operai che denunciano una condizione di sfruttamento e illegalità all’interno dell’azienda, invece di sanzionare e perseguire chi li sfrutta, e vengono multate anche due studentesse delle scuole superiori, accorse in loro solidarietà.

Ma evidentemente il quadro dell’ingiustizia non era sufficientemente grottesco, e così arriva anche il sostanziale divieto alla manifestazione di sabato, convocata per chiedere il ritiro delle multe e l’abolizione dei decreti Salvini. Insomma, adesso manca solo che spuntino fuori Crudelia De Mon e Mangiafuoco”.“Sindaco, Prefetta e Questore hanno capito cosa stanno cercando di impedire? Una marcia per la libertà, dove sfileranno insieme operai bianchi e neri, decine e decine di associazioni, le sardine, noi consiglieri regionali e comunali che interpretiamo le istituzioni come spazio dell’attuazione della Costituzione, non della sua negazione.

A partire dall’incomprimibile diritto di riunione e manifestazione. Non mi pare una buona idea trasformare Prato nella Turchia di Erdogan” continua Fattori.I consiglieri di Sì Toscana, Fattori e Sarti, ricordano anche che pochi giorni fa il Consiglio regionale della Toscana, con un atto proposto dal gruppo intitolato ‘In merito alla manifestazione contro il così detto Decreto Salvini prevista il 18 gennaio 2020’, aveva espresso la sua vicinanza “ai lavoratori sanzionati per il solo fatto di avere messo in atto una legittima protesta al fine di fare emergere situazioni di oggettiva illegalità e sfruttamento in ambito lavorativo”.
“Le motivazioni con cui si tenta di giustificare la compressione della libertà di manifestare sono sconcertanti e pretestuose – continua la nota – il corteo, secondo sindaco, prefetta e questore, dovrebbe percorrere solo 600 metri e rimanere rigorosamente fuori dal centro cittadino perché, trattandosi di un giorno prefestivo, in centro ci sarà molta gente a passeggio. Insomma, l’idea geniale è che va bene manifestare purché lo si faccia preferibilmente di notte e in strade deserte, dove nessuno ti possa vedere. A maggior ragione se a sfilare ci sono anche operai con la pelle scura, viene il sospetto” conclude Fattori.
Del resto, la Cgil di Prato ha deciso di non esserci alla manifestazione di sabato, dal momento che “le politiche espresse dagli organizzatori non sono le nostre, che nelle riunioni e nei documenti, attaccano la CGIL e postulano il conflitto sociale come fine”. Nel documento, approvato dall’assemblea generale della Cgil, si riconosce che “sul territorio pratese, da anni, migliaia di imprese del manifatturiero, del trasporto e della logistica, del terziario e dell’agroalimentare, a conduzione cinese ma non solo, operano al di fuori di regole e normative. Sistema che ormai è legato a interessi locali anche di italiani, per l’affitto dei capannoni industriali, per la fornitura di servizi legali, di contabilità e fiscali e di collegamento nei processi produttivi con le aziende italiane”. Situazione che comunque, e ne fanno fede anche le specifiche iniziative di controllo della legalità delle condizioni di lavoro espresse dalla Regione, data da anni, ma non era mai emersa con forza alla conoscenza dell’opinione pubblica.
Presa di distanza anche da parte del sindaco, Matteo Biffoni, che pur riconoscendo il diritto dei lavoratori a manifestare per condizioni di lavoro migliori e inquadrate nella legalità, contesta però le modalità seguite dal sindacato SiCobas, che a suo dire non rientrano in un quadro accettabile e costituzionale. Insomma, manifestare per i propri diritti sì, ma senza alterare le regole. Altrimenti, nessuna sponda da Cgil, Cisl e Uil e dal sindaco Biffoni.

“Qualcuno in queste settimane ha chiesto un intervento del sindaco sulle sanzioni a seguito di manifestazioni non autorizzate, senza mai prima essersi confrontati in modo corretto sul tema dello sfruttamento sul posto di lavoro – conclude il sindaco – con Cgil, Cisl e Uil in questi anni abbiamo sempre avuto confronti e collaborazioni su un tema difficile, urgente, che richiama la nostra attenzione e il nostro impegno. Lo stesso non può avvenire con chi con rispetta le leggi, con chi trascina i lavoratori in manifestazioni non autorizzate, talvolta senza informarli delle conseguenze, mettendo a repentaglio anche la loro regolarità sul territorio. Manifestare è un diritto che nessuno deve toccare nelle forme e nei modi che rispettino la nostra Costituzione”. Vale a dire, il diritto a un lavoro retribuito dignitosamente e correttamente inquadrato nei contratti nazionali.

Foto: manifestazione SiCobas, foto d’archivio

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