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Operatori mensa Careggi, protesta del sindacato di base Società

Firenze – Non ci stanno, ma proprio per niente, i lavoratori della mensa di Careggi, alla circolazione dell’accusa di “prelievi” di cibo dalle cucine dell’ospedale. Insomma, dopo la notizia della privatizzazione della gestione dei pasti da servirsi nel nosocomio, ora, anche l’accusa (“infamante” precisa un operatore) di essere ladri, no e poi no. “Il problema – spiega Stefano Cecchi, Usb – è che secondo noi un’accusa del genere è in realtà propedeutica alla privatizzazione”. Come dire svuotiamo la credibilità degli operatori e sarà più facile passare all’esternalizzazione.

Solo una iper-sensibilità del sindacato e dei suoi rappresentati? “Secondo il nostro giudizio un’accusa di questa natura rientra nel campo della giustizia ordinaria – spiega l’Usb in una nota – e rappresenta un chiaro danno di immagine per il personale ed anche di danno morale, i lavoratori oltre ad essere insicuri del proprio posto di lavoro vengono anche messi all’indice”.

Perché, al di là di accuse non meglio precisate, in realtà il vero problema, rincara il sindacato, è il futuro dei dipendenti impiegati presso le cucine di Careggi. E in merito, dice l’Usb, “non vi sono ancora certezze”, a parte un confronto con la Dirigenza Aziendale che “ha assicurato la ricollocazione per i dipendenti interni di Careggi”.

E qui scattano altre spine: se i dipendenti interni di Careggi hanno almeno la “promessa” di una nuova collocazione che ne sarà, chiede Cecchi, “dei circa 30 lavoratori in appalto dipendenti delle cooperative che lavorano all’interno delle cucine?”. Persone di cui nessuno parla ma che hanno gli stessi problemi degli interni, vale a dire, devono in qualche modo provvedere a se stessi e alle loro famiglie. “Dunque, occorre aprire da subito un tavolo di confronto per assicurare l’opportunità occupazionale anche a questi lavoratori”, conclude Cecchi. Al netto dei dubbi circa chi fa la “spesa gratis” e chi no.

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