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Operazione antimafia, sette custodie cautelari alla banda “salva-aziende” Cronaca

Trentuno le persone indagate e sequestri per nove milioni di euro. La polizia ha scoperto una famiglia, vicina al clan Bardellino, che si era trasferita in Toscana nel 1985, specializzata nel rilevare imprese in difficoltà per poi vessarne, con metodi camorristici, i titolari, fino ad impossessarsi dei loro beni. Le indagini sugli “affari” di Benedetto D’Innocenzo e suo figlio Diocrate, titolari, fra le altre, di un’azienda di confezioni a Montemurlo, in provincia di Prato, iniziano nel 2009, grazie alla coraggiosa denuncia di un imprenditore di Castelfiorentino. L’uomo racconta alla polizia di aver trovato la propria auto, parcheggiata sotto casa, forata da un colpo di pistola. Sarà grazie a questo episodio che la polizia scoprirà metodi di intimidazione di tipico stampo camorristico a caratterizzare l’intero giro criminale portato avanti dalla famiglia. La polizia ha scoperto inoltre che un sindacalista della Cgil pratese, “colpevole” di rappresentare alcuni dipendenti di D’Innocenzo, è stato pestato. In sintesi, l’organizzazione criminale offriva inizialmente sostegni economici ad aziende in crisi, fino ad assorbirne la gestione, sottomettendo coloro che avevano chiesto aiuto attraverso minacce e violenze. La contabilità delle varie società acquisite da D’Innocenzo era gestita quasi esclusivamente in nero. Oltre ad una lunga serie di estorsioni, fra gli episodi contestati all’organizzazione criminale risultano azioni simili a danno di aziende fra le province di Firenze, Prato e Pisa. Una in particolare era stata assorbita dal clan per gestire le corse automobilistiche di rally al quale il capoclan ed il figlio partecipavano come semiprofessionisti. 

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