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Opificio Pietre Dure, è allarme Tav Cronaca

Opificio delle Pietre Dure, Fortezza da Basso: uno scrigno prezioso, ricolmo di incommensurabili tesori, tenuti amorevolmente al riparo da danni di ogni tipo da costosissimi sistemi che assicurano un microclima scrupolosamente controllato, umidità e depurazione dell’aria perfetti per impedire il deterioramento di qualsiasi, minuscola particella dei tesori inestimabili che il prezioso contenitore custodisce in attesa di restauro. Sotto alla rarefatta atmosfera in cui “dormono” capolavori come la croce di Giotto, la tavola (33 metri quadri) dell’Ultima Cena  del Vasari, e altre inestimabili opere d’arte (attesa l’Adorazione dei Magi di Leonardo), passerà il tunnel della Tav.
Ed è allarme. “Se con le vibrazioni prodotte dai lavori del tunnel Tav a Firenze corre un grave rischio il David di Michelangelo, come paventato dall’architetto Fernando De Simone, che si trova a circa 400 metri dal tunnel – argomenta il consigliere nazionale di Italia Nostra, restauratrice agli Uffizi Maria Rita Signorini – figurarsi quanto dovrebbero temere i capolavori custoditi nel laboratorio dell’Opificio delle Pietre Dure, che si trova proprio sopra al tunnel stesso”.
Il laboratorio, un unico loft che misura circa 140 metri di lunghezza per 120 metri di larghezza, si trova in un’ala della Fortezza da Basso, sotto due bastioni, proprio sopra il tunnel: un vero epicentro di vibrazioni. Che il rischio per l’Opificio e i suoi preziosi ospiti sia conreto, lo conferma anche l’architetto dell’ente Alberta Zuffanelli, che rilancia anche un altro grave allarme: “Il microclima in cui è tenuto l’edificio – spiega – si avvale della presenza di due pozzi sotterranie, le cui acque sono necessarie agli impianti. Con le iniezioni di cemento che verranno eseguite preventivamente per rinsaldare la Fortezza, verranno tombati”. E dunque, soluzioni alternative per il ricrearsi del microclima? Domanda, per ora, senza risposta.
 

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