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Optometria, cresce la percentuale di miopi e disturbi alla vista Società

E' in particolare la miopia, il difetto visivo  in aumento nella popolazione italiana e dunque toscana. Un mutamento che non è corretto chiamare “patologia” in quanto è il segnale di un adattamento dell'occhio umano a esigenze visive cambiate con i tempi. Insomma, ciò che le persone della nostra società occidentale richiedono ai loro occhi non è più esclusivamente una visione nitida da lontano, ma lo sforzo di adattamento a professioni e lavori che richiedono molte ore dedicate a mansioni sedentarie e a contatto con oggetti e attività da svolgersi “da vicino”. Non solo dunque i detentori del lavoro intellettuale, vale a dire i vecchi “secchioni” con gli occhiali spessi dovuti allo sforzo di leggere e studiare, no, anche l'operaio a una macchina di precisione, l'artigiano che passa ore a cucire e tagliare borse magari da preziose pelli su cui non può sbagliare, il commerciante che passa ormai on line buona parte del tempo per praticare le vendite su web, i ricercatori di ogni tipo e luogo del mondo: è un vero e proprio cambiamento epocale che porta l'uomo a utilizzare sempre più la visone “da vicino”.
 
Tramonta (o è tramontata) dunque un'epoca e ne sorge un'altra, caratterizzata da un cambio totale del sistema di lavoro. E dunque, l'occhio umano cambia, si adatta, e invece di impiegare più sforzo per raggiungere l'optimum visivo in lontananza, deve capovolgere la propria funzione. Risultato? La miopia. A parlare di tutto ciò, una rappresentante insigne di una categoria che, nonostante abbia in mano il termometro del futuro, è regolata da un'unica legge, il Regio Decreto del 1928. Una legge “alluvionata” da montagne di sentenze, dal momento che, all'epoca, l'unica figura che esisteva era “l'ottico”, l'optometrista non era ancora neppure sulle ginocchia di Giove. E' dunque con Barbara Venturi, figlia d'arte, ottico-optometrista di ultima generazione, membro della giunta esecutiva nazionale di Federottica (la più grande e significativa associazione di ottico-optometristi presente in Italia) che ci accingiamo a compiere questo “viaggio” in una professione già nel futuro e con una regolamentazione che appartiene al passato monarchico italiano.
 
La vicenda della miopia è significativa perché dà la misura dell'evoluzione che contrassegna non solo l'occhio umano, che rappresenta un microcosmo dinamico, ma di conseguenza anche la nostra stessa professione – spiega Venturi – che è segnata da una contraddizione pesante: una modificazione tutto sommato veloce, e una regolamentazione che risale agli anni 20 del secolo scorso. Pensiamo alla grande rivoluzione degli anni '70 che videro l'introduzione delle lenti a contatto, ma anche a tutte le problematiche dovute al “cambio del punto di vista”: se l'occhio umano si adatta alla necessità del “vedere da vicino” non è così scontato che l'adattamento sfoci nella miopia, in quanto è possibile invece che produca sintomatologie altamente fastidiose e invalidanti. Del resto, la miopia, e questi sono studi internazionali, è fortemente legata alla scolarizzazione: più cresce il tasso di scolarizzazione più s'innalza quello di miopia. Fra popolazioni non scolarizzate  il tasso di miopia  è quasi inesistente, ma si innalza fra popolazioni ad alto tasso di scolarizzazione come il Sud Est asiatico all'80% d'incidenza. In Europa la miopia colpisce più di una persona su 3 (35% circa), contro il 20% degli anni '70 e il 10% degli anni '30. Solo in Italia il problema riguarda un esercito di 12 milioni e il trend è in continua crescita. 
 
Fedele e attento registratore di questa evoluzione è l'ottico-optmetrista, che, come ricorda Venturi, “insieme all'ottico del passato, individua i difetti visivi e di percezione e li corregge, attraverso ausili come occhiali, lenti a contatto o semplici esercizi”. Si tratta dunque di una professione (come riconosciuto anche dal RD del 1928 ) che “risiede” in ambito sanitario. E qui scoppia una diatriba storica, come spiega Barbara Venturi: l'eterna diatriba con altre figure professionali che operano nel settore. “In realtà gli ambiti di competenza, almeno sulla carta, dovrebbero essere ben individuati e diversi – commenta Venturi – e così non è in quanto della misurazione e correzione dei difetti visivi si occupano sia l’ottico optometrista sia l’oculista. Una contrapposizione mai sopita. E così, qualche anno fa, quando si è trattato di inquadrare le professioni parasanitarie, solo due rimasero escluse dalla regolamentazione: una di queste era proprio l'ottico-optometrista. Risultato? Una normativa che rimane del 1928, più una valanga di sentenze. Con una ulteriore complicazione emersa quest'anno: la legge 4/2013 che recepisce una normativa europea nella quale si offre la possibilità di normare le professioni non regolamentate. Il Ministero della Salute ha bloccato e dunque sospeso la situazione regolamentare delle professioni optometriste in quanto ricadenti in ambito sanitario. Proprio ieri è avvenuto un incontro fra il presidente di Federottica Nazionale Andrea Afragoli e rappresentanti del parlamento sul tema del riordino professionale”.
 
Ma il ruolo dell'ottico-optometrista, o meglio ancora di Federottica che ne rappresenta il maggiore sindacato, è anche quello di essere un presidio della salute sul territorio. Ad esempio, in Toscana, a seguito di iniziative nazionali si stanno mettendo in atto iniziative gratuite di informazione, controllo e screening della popolazione infantile e non solo. “Siamo molto fieri del progetto Bimbovisione, dall'anno scorso in atto sia a Firenze che a Lucca – spiega Venturi – Si tratta di “conferenze” a titolo gratuito tenute nella scuola dell'infanzia, e al primo anno della primaria rivolte a genitori e insegnanti in cui si insegnano cose anche apparentemente banali come la corretta postura nella distanza da tenere col foglio, il modo corretto per impugnare la penna senza coprire le parole o doversi “torcere” per leggere, tutte operazioni che aggravano lo sforzo dell'occhio con il cambio continuo di distanze, o anche la corretta posizione del foglio sul banco. Per ottenere una visione ottimale sforzando al minimo l'occhio, ad esempio, il piano di lettura dovrebbe essere leggermente inclinato”. Si sottolinea inoltre l’importanza di sottoporre i bambini a frequenti controlli visivi. Un progetto che ha avuto il patrocinio del comune di Firenze confermato anche per l'anno in corso.
 
Un altro progetto che sta per avere una ricaduta importantissima a livello di informazione sulla salute visiva del territorio, è legato allo stand che, nel corso dei Mondiali di ciclismo, Federottica aveva posto nel villaggio dello sport con la possibilità per chiunque di avere consulenze e controlli gratuiti. “Abbiamo compiuto oltre 850 controlli su altrettante persone – dice Venturi – le schede della quali sono state consegnate agli studenti di Ottica e Optometria dell'Università di Firenze. Un'iniziativa unica nel suo genere, infatti dalle elaborazioni dei dati saremo in grado di farci un'idea delle condizioni visive della popolazione a livello di territorio”.
 
Le iniziative di Federottica tuttavia non sono solo queste: presto, ad esempio, è prevista, in collaborazione con i medici della Commissione Difesa Vista, screening visivi gratuiti in una zona del centro storico di Firenze (per il momento da definirsi), mentre un paio di anni fa fu attuata un'iniziativa che portò controlli visivi e occhiali gratuiti agli anziani ospiti di Montedomini.
 
In definitiva, che cosa manca dunque a questa professione per dare il meglio delle potenzialità enormi che contiene? “Il riconoscimento della professione, nero su bianco, in ambito sanitario – conclude Barbara Venturi – il riconoscimento dell'attività che svolge un ottico-optometrista, e naturalmente una legge ad hoc per il settore”.

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