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Opus Dei a Firenze: grande festa per il Santo Fondatore Società

Oggi, lunedì 25 giugno l’Arcivescovo di Firenze, Cardinale Giuseppe Betori in occasione della festa di San Josemarìa Escrivà, fondatore della Prelatura dell’Opus Dei, alle ore 19, nella Basilica della Santissima Annunziata a Firenze, presiederà una solenne concelebrazione eucaristica.  Prelatura Personale – l’unica attualmente nella Chiesa  – ovvero non una associazione di laici, come erroneamente si pensa, anche tra gli stessi cattolici, bensì una chiesa-diocesi particolare, non legata quindi ad un preciso territorio, con un Prelato che la dirige, che può anche non essere vescovo, e che proprio per le sue finalità specifiche ha sedi in tutto il mondo, con propri sacerdoti, circa 1.900, e un proprio seminario, due elementi primari e necessari per essere chiesa. il Prelato si avvale della collaborazione di un Consiglio formato da donne, l’Assessorato Centrale, e di un altro formato da uomini, il Consiglio Generale.
Dunque il governo è collegiale, e nei vari paesi il Prelato e i suoi vicari esercitano le proprie funzioni con la collaborazione dei corrispondenti Consigli, formati in maggioranza da laici.

I membri dell’Opera sono chiamati Soprannumerari, circa il 70% del totale, uomini e donne sposati che cercano la via della santità nella vita familiare e nel lavoro.

Seguono: i Numerari, uomini e donne, che hanno scelto, liberamente, di non sposarsi per tutta la loro vita al fine di dedicarsi completamente agli scopi primari dell’Opera, e che vivono nei centri dell’opera, gli Aggregati, che vivono con le loro famiglie, e i Cooperatori, che possono essere anche non cattolici o non cristiani. 

A Firenze l’Opera è presente dal 1984 con l’Accademia dei Ponti che ha attualmente sede in via Trieste 25, le cui attività spirituali sono affidate alla Prelatura dell'Opus Dei, e con una casa per donne.

Quando l’Opera arrivo a Firenze, città visitata dal Fondatore nel 1948, si sistemò provvisoriamente in un albergo, trovando poi una sistemazione migliore in un  appartamento, al sesto piano, in via Fossombroni, ma era piccolo e i condomini si lamentavano del continuo via vai di persone.

I primi toscani dell’Opus Dei furono due commercianti: un negoziante di abbigliamento sportivo e un fruttivendolo 

L’Accademia è il risultato dell’impegno di diverse famiglie, oltre che di docenti, lavoratori e professionisti, che hanno creato un ambiente formativo stimolante e dinamico, aperto a studenti di ogni grado.

Le sue attività sono aperte a tutti, senza alcuna discriminazione di fede.

Il clima di libertà facilita lo sviluppo di personalità aperte, responsabili, animate da spirito di servizio e laboriosità.

Il presidente dell’Accademia dei Ponti è il prof. Tito Fortunato Arecchi, mentre il vice direttore è il dott. Giorgio Fozzati.

Fozzati mi racconta che “quando l’Opera arrivò a Firenze c’era molta perplessità, anche da parte dell’Arcivescovo Piovanelli, ma poi, come succede dappertutto, quando l’Opera, che è fatta di laici, inizia a lavorare nella e tra la Società civile, cristianizzando il lavoro, parlando della santificazione del lavoro ordinario, delle attività quotidiane dell’uomo, questa perplessità si trasforma in fiducia”. 

Oggi le attività su Firenze, ma anche nelle principali città della Toscana, sono molteplici e varie.

“Si và dall’attenzione e formazione degli studenti, con una sala studio e il tutoraggio, qui all’Accademia, all’orientamento familiare per le persone sposate che permettono di imparare ad essere sposi, a fare i genitori, a formare una generazione di figli cristiani. I corsi sono aperti a tutti, credenti e miscredenti, praticanti e non. Organizziamo corsi di etica del lavoro, per aiutare a riflettere sugli aspetti principali di rispetto della persona nel mondo professionale, temi che poi hanno un riflesso anche sulla famiglia”.

Fozzati ha le idee chiare “dell’Opera bisogna dire il meno possibile e fare vedere il più possibile. E’ più difficile per un idraulico spiegare come si aggiusta un rubinetto che fartelo vedere. L’Opus Dei è vita, non è teoria, è la vita di tutti i giorni, è la vita fatta di lavoro, di successi e insuccessi, è fatta di lavoro e di disoccupazione, anche tra di noi abbiamo persone che soffrono. E’ il sale che si scioglie. I membri dell’Opus Dei si sciolgono come sale nelle diocesi e nelle città in cui vivono. Allora, qualcuno potrebbe obbiettare che l’Opus Dei non si vede, e infatti non si vede perché è insito nello spirito dell’Opus Dei non vedere l’Opus Dei o paradossalmente vederla dappertutto”.

Allora l’Opus Dei cosa fa se, come dice Fozzati, “non fa niente; non costruisce ospedali in Africa, non fa opere di carità, non si mette a risolvere problemi, non gestisce nulla? Forma le persone perché siano bravi cittadini, ottimi, nella misura più possibile, professionisti e lavoratori, e che si facciano carico ciascuno, nella misura, nel modo, nel contesto che vuole, dei problemi della società in cui vive”.

“Ho avuto – racconta Fozzati – la grazia di conoscere e frequentare, seppure brevemente, Josemaria Escrivà, il santo fondatore dell’Opus Dei e ogni volta che l’incontravo mi trasmetteva la stessa sensazione: per San Josemaria era come se non ci fosse stato nessun altro in quel momento, mi dedicava tutto sé stesso, era attentissimo a quel che gli dicevo, sembrava che non stesse aspettando altro che incontrarmi. Magari poi erano pochi minuti, ma a me sembravano un’eternità. Così succede con i santi, uomini e donne che marciano al passo di Dio, immersi nel tempo di Dio, custoditi nel cuore di Dio. Questo modo di stare insieme a San Josemaria per me è stato esplicativo di quel consiglio che ci ripeteva spesso, con il sorriso sulle labbra e con la fermezza nella voce: 'Dovete vivere l’hodie et nunc, l’hic et nunc…'. Oggi, adesso, qui e ora”.

Nella festa di san Josemaria i fedeli dell’Opus Dei pregheranno, in unità con l’Arcivescovo di Firenze, per quanti hanno perso il lavoro e in special modo per le persone colpite dal terremoto in Emilia, affinché non venga affinché non venga meno la speranza nei loro cuori

 

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