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Le lezione del 39° Cantiere di Montepulciano Opinion leader, Spettacoli

Montepulciano – Ci sono esperienze in giro per l’Italia che sarebbe bene i nostri responsabili della cosa pubblica studiassero. Potrebbero per esempio trovare un modello utile per rimettere la formazione dei  giovani su binari di qualità e spessore culturale nel Cantiere internazionale d’Arte di Montepulciano creato dal musicista e compositore tedesco Hans Werner Henze e giunto alla 39° edizione, con immutati entusiasmo e partecipazione. Lo dimostra l’allestimento dell’Orfeo ed Euridice che Christoph Willibald Gluck, uno dei fondatori dell’opera lirica moderna, compose nel 1762 su libretto di Ranieri de’ Calzabigi.

Niente è scontato o banalmente filologico in un cantiere, come ricorda il direttore artistico Vincent Monteil, e dunque l’interpretazione del  mito tri-millenario del poeta cantore e della sua amata rapita da un morso di serpente ha superato tradizione e stereotipi. Partendo dal l’idea di arte intesa come “specchio della società”, il giovane regista Stefano Simone Pintor, recente collaboratore a un’edizione scaligera del Flauto Magico di Mozart, ha rivisitato Orfeo come una rockstar, che ha abbandonato la lira per una Fender rossa alla Dave Gilmour, che assomiglia a Maurizio Vandelli dell’Equipe 84, ma che nel video proiettato sulla scena mentre l’orchestra esegue l’ouverture, viene piuttosto identificato con Jim Morrison dei Doors, icona del poeta puro e maledetto.

La storia del mito poliziano comincia dal momento in cui un incidente stradale (il serpente è una sorta di albero che sfonda il vetro dell’auto sportiva) uccide Euridice. “E’ all’interno di questo attimo fuggente che il nostro protagonista (figlio della frenesia e della velocità che caratterizza questo mondo) sarà costretto a viaggiare, in bilico fra la vita e  la morte, nell’arduo tentativo di recuperare la sua Euridice”, scrive Pintor nelle sue  note di regia. Il mix contemporaneo fra personaggi della protezione civile e protagonisti del mito, come Amore dalle lunghe ali bianche, alla fine funziona. Del resto è stato lo stesso Gluck  ad aprire la strada alle rivisitazioni moderne, trasformando in happy end la fine altrimenti tragica della storia.

A rendere più credibile l’allestimento è la bravura delle tre cantanti dell’organico gluckiano: il contralto tedesco Silke Marchfeld (Orfeo), il soprano inglese Roma Loukes (Euridice) e la gallese Georgina Louise Stalbow (Amore) . Soprattutto il maestro concertatore e direttore, il tedesco Roland Boer ha saputo far vivere nella rappresentazione una fiamma di entusiasmo, di freschezza giovanile, di spinta verso il sogno ma senza perdere mai una rigorosa riflessione sulle angosce dell’uomo contemporaneo. Entusiasmo anche perché Orfeo ed Euridice rappresenta la realizzazione di un aspetto importante del progetto che aveva spinto Henze a fondare il Cantiere: formare professionalmente a Montepulciano organici di musicisti, in grado di produrre dunque un’opera classica, eseguita dall’Orchestra e dalla Corale Poliziana.

Ecco dunque il messaggio che fa del Cantiere un  modello da indicare a chi cerca in buona fede di rilanciare la cultura e l’educazione dei giovani in Italia. Per un anno Boer ha lavorato con i giovani dell’Istituto di Musica di Montepulciano  intitolato a Henze, ragazzi che si sono formati nell’istituto da quando avevano 4 o 5 anni e che ora ne hanno 16/20. Con Boer e questa orchestra hanno prestato volontariamente il loro talento creativo gli altri protagonisti dell’opera, le cantanti, il regista, i professionisti del teatro. “Questo è lo spirito del Cantiere – dice Monteil  – quello di far crescere i giovani attraverso il confronto continuo con bravi professionisti che mettono gratuitamente a disposizione competenze ed esperienza”.

 

 

 

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