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Orlando Ferito di Vincent Dieutre al Festival dei Popoli Cinema

Firenze – Al Cinema Odeon il bellissimo film di Vincent Dieutre, Orlando Ferito. Il regista francese, che è anche professore all’Università di Paris 8, era presente in sala. E’ infatti invitato dal Festival dei Popoli che gli rende omaggio con una retrospettiva. A Dominique Auvray, montatrice di Orlando ferito – anche lei ieri sera all’Odeon – è dedicata invece la sezione “I mestieri del cinema”.  Auvray ha montato film di Marguerite Duras, Wim Wenders, Philippe Garrel. Nei prossimi giorni terrà nell’ambito del festival un Workshop dal titolo “Fare cinema: un pensiero al lavoro.

Dallo sviluppo di un progetto al montaggio”. Orlando Ferito è un’opera complessa, un film autofinzionale, tra documentario e finzione, diario intimo e saggio. Il film racconta la vita amorosa dell’autore in Sicilia. A Palermo inizia un viaggio alla ricerca di una possibile resistenza e di una solidarietà politica di fronte alla decadenza della società dello spettacolo, la cui icona è Berlusconi. L’inizio del film mostra un teatrino di pupi, delle marionette che rappresentano le gesta di Orlando, eroe cavalleresco che lotta per la libertà. Questa rappresentazione teatrale è inserita nella partitura del film, come metafora poetica dell’agire politico dei protagonisti, omosessuali, intellettuali, che sperano in una trasformazione sociale.

Dieutre sceglie di interrogare un testo di Pier Paolo Pasolini dove questi annunciava la scomparsa delle lucciole nell’Italia degli anni ‘70, dominata da un potere neo-fascista. Il filosofo francese Georges Didi-Huberman, intervistato nel film, riprendendo questa riflessione pasoliniana, come ha fatto anche nel suo saggio Survivance des lucioles, sostiene che le lucciole, metafora di un’umanità che resiste, possano invece sopravvivere nel mondo globalizzato postmoderno.

Le lucciole, come i siciliani che Dieutre incontra nel film, lottano per una società che accolga gli altri e riscopra un sentimento di comunità plurale, dove la perdita sia risarcita da un desiderio di azione politica comune. Il film è un viaggio poetico e politico. La Sicilia è raccontata attraverso un montaggio basato su una dialettica dello sguardo e dell’immaginazione. Orlando Ferito deve riconquistare Palermo, la città che ha perso uomini come Paolo Borsellino, come ricorda nel film suo fratello Salvatore. E alla fine del film le lucciole compaiono sui tetti della città.

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