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Oscar Wilde alla Pergola: il piacere di andare a teatro Spettacoli

Ridere, e di gusto, di battute così intelligenti; pensare allo stesso tempo all’ipocrisia così scoperta e messa in ridicolo dell’interesse egoistico che prevale su tutti i sentimenti  e dei pregiudizi sociali che non riescono a celare il gioco del denaro che riproduce se stesso malgrado tutto : questo è il meccanismo virtuoso dell’azione drammatica che ieri sera è andata in scena alla Pergola con la regia di Geppy  Gleijeses e una compagnia di attori all’altezza dello spirito e dell’arte di Oscar Wilde.

Che sia salutare per la mente incontrare ogni tanto un’ironia basata sul non senso e sul gioco delle parole e degli stereotipi  così tanto ripetuti da apparire alla fine come verità rivelate non c’è alcun dubbio, considerando il livello raggiunto dall’arte comica nei media contemporanei.  “The importance of Being Ernest”,  rappresentata per la prima volta nel 1895, è sempre stata un rompicapo fin dal titolo per i traduttori italiani, perché l’autore gioca sulla parola Ernest che in inglese si pronuncia come “earnest”, che significa onesto, sincero, leale.  La scelta è per lo più quella di privilegiare il nome proprio  (l’importanza di chiamarsi Ernesto) e lasciare poi al testo il compito di spiegare che i due protagonisti che si fingono “Ernesto”, sono tutt’altro che sinceri e onesti.

Anzi, in uno stato ancora tardo adolescenziale, creano personaggi fittizi (Banbury e, appunto Ernesto) per poter vivere la loro giovinezza senza impacci di scrupoli e convenzioni sociali. Arriva però il momento in cui si innamorano e sono costretti a confessare le loro bugie, salvo poi essere perdonati da una catena di circostanze  benevole che portano allo scioglimento finale della vicenda.  Lieto fine che purtroppo non coronò la carriera di Oscar, costretto a fuggire a Parigi subito dopo il successo della commedia, colpito da una clamorosa denuncia contro la sua omosessualità.

Gleijeses ha interpretato Jack – Ernesto con tutta la sapiente scuola degli attori brillanti. Ottima anche Marianella Bargilli nella parte di Algernon – Ernesto.  Grandissima soprattutto Lucia Poli nella parte di Lady Bracknell, prototipo dell’high class vittoriana, che riesce a metterne in luce non solo l’ipocrisia e il cinismo, ma anche la drammatica grandezza di un’esponente dell’impero di Albione.
Infinita la girandola di battute della commedia di Wilde. Ne cito solo una come esempio della sua arte comica: “Non viaggio mai senza il mio diario. Si dovrebbe avere sempre qualcosa di sensazionale da leggere in treno”.

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