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Ospedale Borgo San Lorenzo, M5S non molla: “Basta silenzio, vediamo cosa si può fare” Politica

Firenze – Per il Movimento 5 Stelle è la terza visita all’ospedale di Borgo San Lorenzo, con riguardo alle carenze della struttura – evidenziate da una relazione dell’Asl – in termini di staticità e di pericolo sismico. Il deputato Massimo Artini e il consigliere comunale Matteo Gozzi – residente a Borgo San Lorenzo – sono stati accompagnati in alcune zone dell’ospedale dalla dr.ssa Faraoni, direttore sanitario, che ha fornito anche alcuni numeri: 23.000 accessi l’anno alla struttura, con un bacino di utenti pari a 68.000 persone. Inoltre è stato reso noto il nome dell’ingegnere responsabile della valutazione tecnica dello stabile che sarà contattato al più presto dai rappresentanti del M5S.

Piuttosto che a creare allarmismi, sottolineano questi ultimi alla conferenza stampa di stamani nei locali del comune di Borgo, c’è l’interesse a reperire quante più informazioni possibile affinché la situazione sia tenuta sotto controllo. Qual è la capacità reale di resistenza della struttura? Quali costi dovrebbero essere affrontati per renderla a norma?

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Il Movimento non prende posizione riguardo a una possibile ricostruzione ex-novo “perché tutto dipende dall’entità delle carenze”. Se bastassero pochi interventi di manutenzione non sarebbe necessario ricostruire, ma il problema è che tutto sembra circondato da un alone di silenzio. Non si conoscono i problemi reali, se non quelli riscontrati dagli utenti stessi (profonde crepe e sprofondamenti) o illustrati da una evasiva relazione.

 

I rappresentanti sono stati condotti nei sotterranei all’interno degli archivi: qui è presente una struttura di puntellamento del soffitto, corrispondente alla sala d’attesa per i prelievi al piano superiore. La dr.ssa Faraoni ha spiegato che i cristi sono stati posizionati durante le rilevazioni (le prime delle quali risalgono al 2010, ndr) e poi non sono mai stati tolti.

L’anno prossimo cominceranno i lavori di manutenzione del terzo piano, che riguarderanno solo l’aspetto statico della struttura, per un investimento di un milione e quattrocentomila euro. Tuttavia l’ospedale è al limite della sua capienza: i reparti sono saturi e non sarebbero in grado di ospitare altri pazienti provenienti dalle zone dello stabile da ristrutturare.

Alcuni utenti intervistati ricordano bene il terremoto di 5 anni fa, hanno negli occhi la paura e nella memoria quei momenti in cui tutto sembrava che dovesse crollare; ma dal punto di vista sismico non verranno presi provvedimenti.

Si sta pensando a una ricostruzione totale – che però dovrebbe avvenire prima del 2020, anno di “scadenza” della vita nominale dell’ospedale – nell’ottica del project financing: un prestito che prevede l’affidamento della struttura a enti privati che diventano “a tutti gli effetti padroni dell’ospedale”. Lo spiega Viviana Rossi, consigliera capogruppo M5S di Scarperia: “Saremmo totalmente contrari a questa operazione se dovesse essere intrapresa”. I parcheggi diventerebbero a pagamento e non ci sarebbero più i reparti specialistici, ma “una sorta di monoblocco dove i pazienti vengono suddivisi in base alla gravità e non alle patologie, nell’ottica del risparmio del personale dedicato”. Nei prossimi giorni la questione dell’ospedale sarà portata in Consiglio Regionale.

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