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Osservatorio Swg: negli italiani cresce la domanda di meritocrazia Opinion leader, Società

Nell'Osservatorio politico SWG di giugno, oltre ai dati relativi alle intenzioni di voto e alla fiducia degli italiani nella classe politica e nei suoi leader, compare anche un approfondimento relativo ad un tema che periodicamente riemerge dalle sabbie dell'opinione pubblica italiana, quello del merito.
Un tema che viene spesso, e probabilmente a torto, inserito in una dicotomia storica costituita da due tendenze sociali ritenute antitetiche: quella più attenta ad un approccio egualitario e quella, invece, che cerca di valorizzare il merito individuale.

Recentemente si registra il forte avanzamento di una richiesta meritocratica, che pure resta minoritaria rispetto alle forme ugualitarie, e la cui domanda si attesta sul 46%. Del resto “meritocrazia”, oppure “criteri meritocratici” sono espressioni sempre più ricorrenti nella stampa e nel dibattito nazionale.

Il punto nodale di questo sondaggio, però, rimane la percezione di una mancata uguaglianza in Italia: il 76% degli intervistati ritiene che nel nostro Paese ci sia più ineguaglianza oggi di quanta non ce ne fosse vent'anni fa.

E nonostante tutto, infatti, per il 69% la disuguaglianza, economica è sociale, rimane più grave del mancato riconoscimento del merito individuale.

L'ultimo dato del sondaggio, invece, contiene il paradosso per cui, per il 50% netto delle persone, la ricerca dell'uguaglianza, la cui mancanza, come detto, è percepita come un problema assai grave, rappresenti un freno alle iniziative individuali, a quel riconoscimento del merito la cui domanda si fa sempre più forte.

Dei dati a tratti contrastanti, dunque, dai quali emerge una visione critica della società italiana, cristallizzata in forme insoddisfacenti e illusorie. L'idea che sembra essersi fatta strada, in tempi recenti, di fronte al dilagare ciclico di scandali più o meno gravi, è quella che le forme ugualitarie finiscano puntualmente per premiare il peggiore.

La verità evidente, ma non detta, è che, nel nostro Paese, dietro ad una proclamata uguaglianza, si nascondono immancabilmente le abissali differenze in quella che potremmo definire la “base di partenza” degli individui. Ed è così che il merito, invece di servire come criterio distintivo all'interno di un'uguaglianza reale, diventa l'alternativa ad un'uguaglianza fittizia.

Giulio Carrieri
www.firstonline.info

 

 

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