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Mostra-performance al Marini: l’arte e la natura Ambiente, Cultura, Internet

Vedremo la natura nel fluire del suo "eterno passato" da cui emerge un "eterno futuro", per usare le parole di Cacciari, la cui opera, insieme a quella di Gilardi, Sieni e al genio di Bourriaud e di Benjamin, ha ispirato il percorso artistico ed estetico della raffinatissima mostra-performance. Questa mostra non poteva trovare nell'atmosfera della cripta del Museo Marini (piazza San Pancrazio, Firenze) la collocazione più suggestiva ed efficace, rispetto ai suoi contenuti materiali e immateriali, sia per un'osservazione oggettiva, sia per un'osservazione cognitiva dell'arte contemporanea. Le opere di Michele Chiossi, Rolando Deval, Piero Gilardi, Luciana Majoni, Giovanni Ozzola, Cristiana Palandri, Daniela Perego, Caterina Sbrana, Virgilio Sieni e Deva Wolfram, attraverso molteplici mezzi di comunicazione ed espressione artistica, dalla fotografia analogica alla digitale, dal video alla performance, dalla pittura e al disegno, dalla scultura all'installazione, "trasmettono" e allo stesso tempo aiutano a comprendere, il dilemma del rapporto uomo-natura o artista-natura nell'arte, insito più che mai nell'arte ecologica, nell'arte ambientale, nella bioarte. Di fronte alle quale si rischia di non essere abbastanza rilassati e riflessivi per coglierne l'intrinseco valore. Questo potrebbe essere uno dei punti di vista del percorso della mostra-performance, presentata questa mattina al Museo Mario Marini, che sarà inaugurata il 28 settembre ed aperta al pubblico fino al 3 novembre 2012. Altri ed innumerevoli potranno essere le "osservazioni", appunto, del pubblico che la mostra è tesa a coinvolgere, rispondendo all'imperativo della condivisione e dell'interattività dell'era internet.

La mostra si apre con una installazione effimera di bioarte dell'artista tedesca studiosa di Linneo, Deva Wolfram. Un'opera che "vivrà" i suoi profumi e colori, è il caso di dirlo, per lo spazio di una sera: una suntuosa e profumata travola imnadita di erbe e piante spontanei, mescolata a piccoli frutti di stagione. Che Ricorda la pittura fiamminga o un Ligozzi e un Arimboldo.
"Come la natura sia interpretata oggi nella produzione artistica – che può avvalersi di tanti media meccanici in continua evoluzione – indagando sull’intenzione rappresentativa"  è l'interrogativo che si è posta Paola Bortolotti nel realizzare il progetto espositivo. Bortolotti conclude nella sua ricerca come "il pensiero del filosofo tedesco Walter Benjamin (1892-1940) nel suo testo fondamentale sull'originalità dell'arte "L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica" non solo è sempre attuale, ma addirittura precorre i tempi che viviamo, poichè introduce la discussione sulle arti fotografiche e filmiche e l’idea di base dell’attuale tecnica di ‘postproduzione’. E inoltre sostiene che l'opera, ‘desacralizzata’ al punto che la massa può fruire delle sue riproduzioni, non perde di qualità, bensì si trasforma nella sua funzione".

Quattro sono i fondamenti della ricerca di Paola Bortolotti nella realizzazione di questa mostra, che lei stessa ha richiamato oggi ed illustra nel catalogo della mostra. La natura nell'opera di Piero Gilardi, uno dei 10 artisti della mostra: natura rivisitata in modo artificioso e tecnologico, come nelle nature morte in plastica di poliuretano, nei Tappeti Natura, nelle sculture in poliuretano espanso che riproducono prati fioriti, sottoboschi color ruggine, sassosi greti di fiumi. Così come la sua tensione verso il "coinvolgimento del pubblico", come ad esempio i vigneti che danzano al passaggio del pubblico nell'installazione interattiva "Inverosimile" (1990). In secondo luogo Nicolas Bourriaud con la sua visione dell'artista nel saggio Post production. La culture comm scénario: comme l'art reprogramme le monde contemporain (2004). "Per Bourriaud –  spiega Bortolotti – ogni vero artista è a conoscenza delle esperienze e delle scelte iconografiche precedenti alle proprie, quindi è predisposto a usare e rielaborare forme e linguaggi noti, non necessariamente deve inventarne dei nuovi, anche quando ha a disposizione materiali e macchinari innovativi. È l’opera, quindi, che fa rete e resta mezzo di comunicazione, link tra passato e presente, portando un valore aggiunto di indicazioni sul futuro". Altro cardine ispiratore della mostra è lo spettacolo del danzatore e coreografo Virgilio Sieni, presente anche nella mostra, La natura delle cose da Lucrezio, "un'affascinante ricerca sul corpo e sul gesto,  un’opera di teatro-danza con passaggi suggestivi che parlano di cosmogonia, di eventi naturali anche terribili, di susseguirsi di stagioni e accadimenti". Last, but not list, il progetto espositivo di Bortolotti è stato nutrito dalla lezione magistrale che Massimo Cacciari ha tenuto al Festival della filosofia dedicato alla natura nel 2011. In particolare, il "prepotente manifestarsi della natura", principio del nascere e del crescere, secondo Cacciari che spiega come "la natura viene prima di noi in un eterno passato, ma fa anche germogliare un eterno futuro".

Opere degli artisti
La Tavola Natura di Piero Gilardi è l'opera emblematica della mostra che rivisita nella sua ricerca artistica gli anni '60 quando l'artista era vicino alla pop art. Gilardi spiega che questo genere di opere da lui tuttora prodotte resta al centro dell'attenzione per il significato e il forte messaggio che trasmette. A questa si contrappone la tavola effimera che accoglierà i visitatori per l'inaugurazione, di Deva Wolfram, al cento per cento naturale, sontuosa e profumata come un prato fiorito e alfine edibile!
 Wolfram è l'autrice anche del dipinto e del ricchissimo erbario, posti nella cripta, opere che completano la gamma della sua ricerca non solo estetica ma anche scientifica. La visione dello spettacolo di teatro-danzadi Virgilio Sieni, "La natura delle cose", ha nutrito il progetto espositivo attraverso l'affascinante ricerca sulcorpo e il gesto nell'interpretare il testo del poeta latino Lucrezio. Sieni coadiuvato dal filosofo Giorgio Agamben, ha creato un'opera suggestiva che parla di cosmogonia e di eventi naturali anche drammatici.
Michele Chiossi
propone due lavori: una scultura site specific, in marmo e acciaio, battezzata Lily of Florence, il simbolo della città rivisitato in chiave storicizzata, e una proiezione video che rende omaggio alle mappe di Alighiero Boetti.
La fotografia di Luciana Majoni che ha per soggetto la natura, è carica di una bellezza silenziosa, cui si aggiunge un senso di mistero quando le immagini in bianco e nero diventano suggestivi simulacri della realtà
Rolando Deval si propone come un outsider nel contesto degli artisti presenti. Lo è perchè la tecnologia gli è estranea; è un artista che si sente legato a pratiche poveriste nell'uso di materiali semplici e naturali. Come questi fogli di carta e sovrapposti, che ricordano crateri, faglie e movimenti tellurici.
Il lavoro di Daniela Perego (nella foto in alto "La mia finestra", particolare) consiste tecnicamente di un intervento pittorico su foto (nella foto in alto "La mia finestra", particolare): frammenti di un silenzioso paesaggio di faggi, ricchissimo di colori declinati nelle tonalità della stagione autunnale, dove la figura umana si imerge fino a confondersi con la natura.
Caterina Sbrana ha trovato l'equilibrio interiore nel suo approccio con il mondo naturale: la riproduzione di immagini ottenuta con elementi puri , applicati con ledita, e l'uso della tecnologia informatica per avere un occhio altro e più potente di quellofotografico o della videocamera.
Cristiana Palandri ha ideato una performance di cu rimane un'istallazione: il cubo nero e le sculture attorno, per l'artista rappresentano una sorta di genesi dell'atto creativo e al tempo stesso la metafora poetica di come si può creare una costellazione di luce,circondata dalla materia oscura.
Giovanni Ozzola usa strumenti come ilvideo, le lightbox, la fotografia, il neon, da soli o in installazioni, tutti mezzi che si avvalgono delle potenzialità dellaluce, la quyale a sua volta definisce l'opera. Il tempo è un insieme di soglie reali e sensibili, un'apertura nello spazio – come nel video in mostra – attraverso la quale ilsole ci raggiunge e con esso siu mostra davanti ai nostri occhi il paesaggio naturale.

Foto Ufficio stampa Davis e Franceschini
Kubos di Cristina Palandri

Succo d'erba di Caterina Sbrana

Raphanus di Deva Wolfram

Appunti di viaggio di Luciana Majoni

 

 


 

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