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Overtourism e vita quotidiana, come cambia Firenze Breaking news, Cronaca

FirenzeCittà assediate dai turisti, canoni impazziti, case sempre meno disponibili per la residenza tradizionale. Il fenomeno, spesso affrontato su queste pagine in tempi non sospetti, sta prendendo piede sia sui media sia nell’immaginario cittadino, diventando uno snodo fondamentale per qualsiasi amministrazione si proponga di gestire la città. Ma per quanto indagate, le conseguenze dell’arrivo di una massa veloce e sempre più pressante di turisti sono veramente quasi impossibili da registrare, per la loro portata e per la loro complessità.

A questo proposito, siamo tornati a riascoltare il polso della situazione parlando con delle persone che in qualche modo hanno a che fare con il fenomeno, anche se in modo più o meno indiretto, nel senso che si trovano, per la loro stessa funzione, a essere sismografi particolarmente sensibili di questa rivoluzione del turismo che sta per cambiare in modo per molti irreversibile, non solo il volto delle città, ma anche la loro funzione. Il primo attore della partita, Emanuele Baciocchi, svolge un lavoro che lo porta in stretto contatto con ciò di cui stiamo parlando: si occupa di fare fotografie alle case, appartamenti, strutture delle agenzie immobiliari. Inoltre, è attivista di Progetto Firenze e residente in una zona particolarmente significativa per la nostra piccola indagine, vale a dire la zona alle spalle di Porta al Prato, a ridosso della Leopolda.

Una zona dunque che non attiene più al centro storico propriamente inteso (l’area Unesco, per intendersi) ma che è diventata, grazie alla tramvia, un’area straordinariamente appetibile per gli Airbnb. “La zona – spiega Baciocchi – presenta anche aree di marginalità importanti e avrebbe potuto anche essere una zona verde importante per la città. La questione tuttavia è significativa in quanto è una zona in cui la presenza degli Airbnb comincia ad occupare molti alloggi, con l’arrivo di un flusso a ricambio veloce che incide sui prezzi, sul tessuto sociale e sull’aspetto stesso della zona”. Ma, continua Baciocchi, sarebbe limitante rinchiudere il fenomeno a un ambito territoriale “concluso”. “Il fenomeno infatti si diffonde non più solo sulle periferie a ridosso del centro o sugli assi tramviari, bensì si allarga in modo sorprendente, come segnalano da Bologna, ormai a mezz’ora di treno da Firenze, dove nell’ultimo semestre i canni sono cresciuti del 5,36%”. Insomma, secondo quanto dice Baciocchi, la pratica dell’affitto breve turistico sta travalicando le città d’interesse, finendo per scaricarsi su quelle a poca distanza di tempo, visti i trasporti pubblici, tanto più che ciò permette di dribblare i prezzi fiorentini e di approfittare di due città al costo di una. “Ormai i residenti sanno riconoscere quando un immobile, dopo la vendita, sta per essere stoccato nel circuito turistico – prosegue – come? Intanto, i movimenti per la riqualificazione dell’immobile (la maggior parte degli appartamenti stoccati nel turismo breve possiede caratteristiche precise che vengono incontro, più che alla tradizione della zona, ai gusti medi dell’utente), poi, il numero dei bagni”. Insomma quando si comincia a vedere la proporzione una camera-un bagno, gatta ci cova.

Il fenomeno è ormai così diffuso che esistono, come testimonia Baciocchi, agenzie immobiliari che si occupano solo di affitto turistico, con una sezione che gestisce gli affitti stessi. Anche agenzie storiche che, fiutando quello che è ad ora un affare conclamato, hanno costruito sezioni dedicate alla gestione vera e propria dell’affitto turistico, che offrono servizi di check-in e check-out, di pulizie, e via di questo passo. Resta da capire cosa rimane della vecchia, cara, tradizionale locazione. “Il principio che regna sovrano – dice Baciocchi – è quello del Paese dei Balocchi: consegni le chiavi e vivi la tua vita, senza inciampi, magari, visto che spesso le case di proprietà sono della generazione precedente, una seconda o terza giovinezza. Il tuo solo compito è quello di andare a riscuotere i soldi, magari in agenzia. Il contatto con l’inquilino viene completamente annullato, è qualcuno che potrebbe creare problemi, mettere in piedi reazioni spiacevoli. Ma tranquilli tutti: esistono i professionisti che tolgono i problemi e mi consegnano i soldi”. Insomma, una sorta di annullamento della vita reale delle città, testimoniato anche da un altro fatto: l’immagine. “Gli appartamenti vengono ristrutturati con caratteristiche che li rendono tutti simili – continua il fotografo – dal parquet nei pavimenti, agli arredi genere ikea, la parete grigia che fa design, le illuminazioni, persino, nei locali situati nel centro storico, gli affreschi. Una sorta di scenografia teatrale, secondo l’impressione generale che se ne ricava, che nasconde qualcosa che va oltre la gentrificazione. Si prende un quartiere, popolare o no, storico o meno, e lo si trasforma in una grande albergo diffuso”. Emerge così una sorta di scenografica messa in scena, in cui è naturale che l’utente “pretenda” anche l’experience, come fu reso evidente in un episodio che ha visto, nel gennaio dell’anno scorso, alcuni turisti scattare foto e fare video a una condomina di vecchio corso che si era sentita male sulle scale, compreso l’arrivo degli operatori del 118. Come vivere in un film, insomma. Così la città rischia di diventare sempre più una sorta di grande set dove ambientare le proprie “avventurose” vacanze. E la questione, ricorda la segretaria del Sunia Laura Grandi, è ancora più impattante quando si pensi che “si calcola che adibito al turismo sia ormai, a Firenze, il 70% del patrimonio privato in affitto”.

Ma se questo è vero, c’è un’altra figura professionale che, volente o nolente, deve fare i conti con una variabile non preventivata, ma che sta diventando di giorno in giorno sempre più significativa, vale a dire, l’amministratore di condominio. Ed è a un giovane professionista che gestisce svariate strutture residenziali nel centro storico di Firenze, che ci rivolgiamo per capire se e come è cambiata l’attività dal momento dell’impatto con lo tsunami degli affitti brevi. Stiamo parlando di Daniele Del Bene, giovane professionista che annuncia che cica l’80% delle residenze del centro storico ormai sono adibite agli affitti turistici. “Premetto che non ho nessuna acrimonia contro questo tipo di turismo – dice – ma di sicuro bisogna provvedere quanto prima a dare un regolamento, non punitivo ma preciso, a certe questioni che ad ora viaggiano sul filo dell’incertezza, non essendo disciplinato”. Il punto è in buona sostanza uno e riguarda da un lato l’uso delle parti comuni e dall’altro i regolamenti di condominio. “Apriamo subito i tema dei regolamenti di condominio – dice del Bene – è di tutta evidenza che, ove esistano, sono di molta utilità per dirimere la questione. Infatti, il regolamento di condominio dovrebbe fissare le regole della convivenza, evitando ad esempio che qualcuno lasci fuori della porta di casa i sacchetti della spazzatura, o di stendere i panni sui balconi degli altri, o di provocare rumori molesti al rientro, ecc. Piccole regole fondamentali per la buona convivenza, che purtroppo spesso non possono essere applicate perché non esistono, o constano di 4 regole magari nemmeno più adeguate ai tempi e alle mutate esigenze”. Benissimo, ma nel caso che gli utenti turisti stranieri, dovendo restare per un massimo di due notti sotto lo stesso tetto dei condomini, se ne freghino? “E’ un tema su cui c’è un forte dibattito in corso – dice ancora l’amministratore – che deve per forza vedere allo stesso tavolo oltre ai rappresentanti dei condomini e ai professionisti, anche le agenzie”. Insomma, parrebbe di tutta evidenza che, se il turista non rispetta le regole della casa, a risponderne saranno le agenzie. Anche se, sussurra qualcuno, una volta che si comminino sanzioni amministrative ad agenzie spesso su piattaforme internazionali, è facile che sborsino pochi soldi a fronte di introiti molto alti. Insomma la deterrenza potrebbe essere non commisurata. Ma tornando alluso delle parti comuni, anche in questo caso bisognerebbe trovare una regolamentazione. “E’ innegabile che le spese per i condomini crescano, quando si aggiungano uno o più appartamenti in Airbnb al condominio, a fronte di niente in cambio. Anche in questo caso, ritengo sia irrinunciabile un intervento, stavolta legislativo, per mettere in chiaro come ci si debba comportare nel nostro ruolo di amministratori”. Ad ora, tranne il fatto che non si può impedire a chi affitta il proprio appartamento di farlo secondo la formula dell’Airbnb, la legge è priva di indirizzi e normativa. “Ritengo che l’unica cosa sensata da fare – conclude Del Bene – sia mettersi a un tavolo e ragionare per una normativa che magari travalichi anche i confini toscani, per dare una regolamentazione alla questione, salvaguardando a un temo la libertà individuale di disporre della propria proprietà, e quella collettiva di non subire danni economici da ciò che è messo in atto”.

Infine, vorremmo chiudere con un’altra figura che ha visto in pochi anni un cambiamento importante della sua attività: un signore che svolge un ruolo di portierato in uno di quei bellissimi edifici che fronteggiano il lato piazza Adua della stazione di Michelucci. Nenad è giunto in Italia da Belgrado, e da 14 anni circa si occupa del servizio di portineria. L’edificio di cui ha cura è enorme: basti pensare che oltre ai 4 ingressi principali, ne ha 7 di secondari, per quasi un centinaio di unità immobiliari comprese le varie sedi di società. “C’è sempre stato grande movimento – dice – anche prima dell’avvento degli affitti brevi”. Ci sono oltre una decina di appartamenti affittati con la formula dell’Airbnb. Ma ovviamente non sono l’equivalente di oltre una decina di famiglie in più, perché in un appartamento possono stare anche in dieci, e il flusso non si arresta: due -tre giorni, e poi altri si avvicendano. “Tutto è cominciato a esplodere circa 6-7 anni fa – dice l’uomo – i primi appartamenti affittati con formula Airbnb, erano uno-due, poi la cosa è cresciuta a dismisura. Si tratta di appartamenti di 3-4 o fino a sei stanze, tutte doppie. All’inizio, si cercava di capire chi fossero, dove andassero, ma ora non è più possibile”. L’interesse per capire chi sono queste persone sempre diverse che girellano giorno e notte su scale e ascensori, tornano a tutti gli orari e magari non hanno le chiavi delle porte comuni e si attaccano ai campanelli o al pulsante di emergenza dell’ascensore non è certo di mera curiosità. Ad esempio, c’è la questione della spazzatura: in molti, convinti che sia un servizio fornito “dalla casa”, lasciano sacchetti sulle scale, davanti alla porta del proprio appartamento, negli androni. Spesso, a Nenad capita di dovere fare incoming: “Arrivano senza sapere niente, non sanno neppure dove sono, devono essere rassicurati, chiedere l’indirizzo, constatare in che appartamento sono, e una volta compreso il problema, dal momento che io ovviamente non ho le chiavi delle abitazioni, chiamare l’agenzia, dirgli che sono arrivati, che vengano e li gestiscano”. E non una volta, due, tre, tante volte, tante persone, tutte diverse. Un lavoro. Gratis, per giunta. Ma non sono solo queste, le conseguenze. Ad esempio, non trascurabile è quella della sicurezza. Alle 19 i portoni comuni si chiudono e per entrare ci vogliono le chiavi. Come fanno, quelli che non le hanno? Suonano, chiamano o al limite cercano escamotage per entrare comunque. Senza contare che anche gli ascensori sono bloccati, ci vuole la chiave. Ma questo non è spiegato, solitamente, dai gestori, così spesso la notte un fastidioso ululato rompe il silenzio: è il campanello dell’allarme, che viene usato a caso per sbloccare l’ascensore. “E’ come se ci si addormentasse in una casa di lusso e ci si risvegliasse in un albergo da 4 soldi”, commenta icastico Nenad. E poi, se qualcuno è particolarmente maleducato nei confronti del vivere civile, vattelapesca a rintracciarlo: magari è già partito, meta Venezia o Roma o casa sua. Insomma è tutto un sistema di relazioni, di rapporti, di vita della città a saltare. E in questo caso, ma anche in molti altri palazzi non solo del centro storico, il problema sicurezza è presente. Non solo per il fatto di non sapere “in che tasche stanno le chiavi di casa nostra”, ma anche sotto un altro profilo. Ad esempio, il fatto di raddoppiare o triplicare le persone negli appartamenti, che comporta un innalzamento anche dei rischi di incidenti domestici. E infine, altro elemento non trascurabile: chi paga l’uso e l’usura delle parti comuni? Un esempio lo fornisce quella sorta di custode del condominio che è Nenad: “Pensiamo alla vuotatura dei pozzi neri – dice – prima si attuava ogni sei mesi circa. Ora, si è costretti a farlo ogni due mesi, più o meno. Salgono le spese, chi paga è chi ci abita sempre”. Insomma, più spese e meno qualità di vita, ci vuole una regolamentazione, come dice l’amministratore di condominio. Molti residenti se ne sono già andati e hanno, ovviamente, affittato. Ai turisti.

 

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