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PA e debiti con i fornitori, Cgia: “Ritardi abissali nonostante il Decreto Rilancio” Breaking news, Economia

Firenze – Un comportamento che la Cgia Mestre, che ne ha fatto oggetto di analisi, non ha esitazione a definire non morale: si parla dei debiti contratti dalla Pubblica Amministrazione italiana con i propri fornitori, ovvero centinaia e centinaia di migliaia di imprese che lavorano per lo Stato. Un comportamento ancora più sconcertante, secondo l’associazione veneta, in quanto nelle ultime settimane, attraverso  Cassa Depositi e Prestiti, il Decreto Rilancio “ha messo a disposizione – come si legge nella nota della Cgia – delle ASL, delle Regioni e degli Enti locali 12 miliardi di euro per liquidare i debiti commerciali maturati prima della fine del 2019”.

Ebbene, secondo quanto riportato dalla Cgia, “entro lo scorso 7 luglio, termine entro il quale le articolazioni periferiche della PA dovevano presentare la richiesta di denaro alla CDP, sembra che, secondo alcune indiscrezioni riportate dalla stampa specializzata, sia stato richiesto solo un miliardo. La conferma di questo clamoroso flop emerge dalla lettura delle bozze del decreto Agosto: all’art. 55 il Governo ha riaperto i termini per la presentazione della domanda alla CDP. Pertanto, ASL, Regioni ed enti locali potranno chiedere l’anticipazione di liquidità per pagare i creditori tra il 21 settembre e il 9 ottobre prossimi”.

La mancanza di pagamenti da parte della PA o gli enormi ritardi con cui questa assolve ai sui impegni è  deleteria soprattutto per le Pmi, come ricorda Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio Studi. Altro che il bonus di 600 euro preso da parlamentari e consiglieri regionali: “A nostro avviso – dice Zabeo – è decisamente più immorale che moltissime ASL, Regioni e Comuni non abbiano pagato 11 miliardi di euro ai propri creditori, sebbene la CDP abbia messo a disposizione un prestito trentennale ad un tasso dell’1,22 per cento. Per risolvere l’eccessivo stock di debito commerciale accumulato dalla PA c’è solo una cosa da fare: bisogna consentire la compensazione secca, diretta e universale tra i debiti dell’Amministrazione verso le imprese e le passività fiscali e contributive in capo a queste ultime. Grazie a questo automatismo potremmo risolvere questa cattiva abitudine in tempi ragionevolmente brevi, salvaguardando il futuro di tantissime imprese”. Il problema delle Pmi è aggravato anche da un’altro passaggio, di cui dà conto la Cgia: “Dalla segnalazione riportata dalla Corte dei Conti – spiega il segretario Renato Mason – si starebbe consolidando una tendenza in atto da alcuni anni che vede le Amministrazioni pubbliche saldare con puntualità le fatture di importo maggiore e ritardare intenzionalmente la liquidazione di quelle di dimensione meno elevate. Una modalità operativa che, ovviamente, penalizzerebbe le piccole imprese che, generalmente, lavorano in appalti o forniture di importi nettamente inferiori a quelli “riservati” alle attività produttive di dimensione
superiore. Senza liquidità molte Pmi non hanno futuro e, paradossalmente, rischiano di chiudere per troppi crediti inesigibili”.

I dati riportati dalla Cgia Mestre parlano chiaro: il 2° trimestre di quest’anno 8 ministeri su 13 hanno pagato in forte ritardo, mentre gli altri non li hanno aggiornati.
“A dimostrazione della difficoltà in cui versano le aziende che lavorano con la PA – si legge ancora nel sito di Cgia Mestre – segnaliamo i tempi di pagamento dei ministeri italiani. Nel
secondo trimestre di quest’anno 8 su 13 hanno pagato in ritardo i propri fornitori. Gli altri 5 non hanno ancora aggiornato l’indice di tempestività dei pagamenti che misura i giorni di ritardo o di anticipo in cui vengono saldati i fornitori rispetto alle scadenze previste dal contratto. La situazione più difficile è in capo alle attività economiche che hanno lavorato per il ministero dell’Interno: tra aprile e giugno sono state liquidate mediamente con 62 giorni di ritardo”. In questa speciale classifica, seguono le aziende che hanno rapporti di lavoro con il ministero delle Politiche Agricole (61 giorni di ritardo), quelle con il ministero dell’Ambiente, (53 giorni di ritardo al pagamento), Ministero infrastrutture e trasporti media di 49 giorni di ritardo, Beni culturali con 30 giorni, Difesa 16 giorni, Economia e Finanze  14 giorni, Sviluppo Economico 12 giorni e mezzo. Da sottolineare che, secondo le stime di Bankitalia (ultimi dati disponibili “Relazione annuale 2018”, presentazione 31 maggio 2019) il debito commerciale complessivo della PA italiana ammonterebbe a circa 53 miliardi di euro. Di questi, metà sarebbero ascrivibili, secondo l’Ufficio Studi della Cgia di Mestre ai ritardi di pagamento. “L’utilizzo del condizionale è d’obbligo – concludono dalla Cgia –  visto che il periodico monitoraggio condotto dai ricercatori di via Nazionale si basa su indagini campionarie condotte sulle imprese e dalle segnalazioni di vigilanza da cui emergono dei risultati che, secondo gli stessi estensori delle stime, sono caratterizzati da un elevato grado di incertezza”.

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