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Palazzo Pitti, le icone russe aprono nuove sale Cultura

Firenze – Aprono nuove sale a Palazzo Pitti con la collezione di icone russe. Settantotto icone che per la prima volta saranno esposte in via permanete al piano terra della reggia granducale. Unica opportunità in Italia.

Una storica collezione di icone sacre raccolta dai Medici e soprattutto dai Lorena nel corso del Settecento e del secolo successivo.

Si tratta di quattro grandi sale affacciate sul cortile al piano terra di Palazzo Pitti e decorate con affreschi seicenteschi: al termine dei lavori, previsto entro Natale, le sale entreranno a far parte del normale percorso di visita della ex reggia.

L’insieme di 78 icone costituisce la più antica collezione del genere al mondo al di fuori della Russia e risale in buona parte al secondo quarto del XVIII secolo.

“C’è un filo rosso che unisce, attraversando la storia, la Russia all’Italia, ed in particolare Firenze – spiega il Direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt – Ad esempio, sulle rovine della residenza medicea di Pratolino i Demidoff fecero costruire la loro magnifica villa, e una targa su un palazzo proprio in Piazza Pitti, davanti alla Reggia granducale, ci ricorda che qui, nel gennaio del 1869, Fedor Dostoevskij completò il suo capolavoro ‘L’idiota’. L’importantissima raccolta di icone degli Uffizi, forte di ben 78 esemplari,  è una precoce testimonianza di questo legame, e finalmente, per la prima volta, essa potrà essere ammirata nel suo splendore – e nella sua completezza – dai turisti di tutto il mondo”.

Le sale che saranno dedicate alle icone russe non sono mai state interamente e permanentemente aperte al pubblico. Le pareti e i soffitti affrescati nel ‘600 saranno valorizzati dall’allestimento curato dall’architetto Mauro Linari, che ha ideato un percorso con teche leggerissime e ben armonizzate agli ambienti.

L’apertura ufficiale è prevista per Dicembre e sarà regolarmente visibile anche un altro spazio, finora accessibile solo saltuariamente nell’ambito di eventi ed occasioni speciali: la Cappella Palatina, con gli affreschi ottocenteschi di Luigi Ademollo ed il suo antico organo. Sarà un accostamento suggestivo della tradizione cattolica alla mistica delle immagini del culto ortodosso, visibili nelle sale adiacenti.

  • STORIA DELLA COLLEZIONE:

Non è noto quando le icone russe siano giunte in Italia e per quali vie. Si sa però che si trovavano già a Firenze nel 1761: forse dono di qualche ambasciatore al granduca o, più probabilmente, omaggio della comunità ortodossa di Livorno a Francesco Stefano di Lorena, che aveva autorizzato la costruzione in città della chiesa di rito ortodosso della Trinità, eretta fra il 1757 e il 1760.  Nel 1796 iniziò una diaspora delle icone: Un tempo accolte agli Uffizi, finirono per la maggior parte depositate prima alla villa medicea di Castello, dove rimasero fino all’inizio dello scorso secolo, per esser poi spostate all’Accademia – dal 1958 al 1968 – quindi a Palazzo Pitti e di nuovo, dal 1984, all’Accademia. Nel 2013 la preziosa raccolta venne di nuovo trasferita agli Uffizi, dove durante la stagione natalizia del 2014 fu esposta in una mostra organizzata dagli Amici degli Uffizi.

  • LE OPERE PIÙ SIGNIFICATIVE:

Sono da segnalare i due pannelli che compongono il Menologio, ossia il calendario delle festività religiose ortodosse divise per semestri, da settembre a febbraio e da marzo a gennaio: ogni icona si compone di venti file orizzontali con scene sacre e e figure di santi, ciascuna identificata da un’iscrizione. Essi sono sempre rimasti agli Uffizi, per la loro evidente importanza, come l’icona con Santa Caterina d’Alessandria, databile al 1693-1694 grazie al punzone nella oklad di argento dorato La principessa martire è raffigurata con attributi molto simili a quelli dell’arte occidentale: la palma e la ruota del martirio, i libri e la sfera armillare che alludono alla sua vasta conoscenza. L’opera è attribuita all’atelier del Palazzo dell’Armeria, la bottega che lavorava alla corte dello zar nel palazzo del Cremlino a Mosca, ed è affinite allo stile di Kirili Ulanov, uno dei più noti maestri dell’atelier moscovita fra XVII e XVIII secolo.Solo di un esemplare della collezione fiorentina si conosce l’autore, Vasilij Grjaznov, che firma l’icona della Madre di Dio di Tichvin, datata 16 luglio 1728. 

 

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