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Palazzo Strozzi: Warhol e l’America degli artisti, dal Vietnam a George Floyd Cultura

Firenze – Dopo una lunga fase preparatoria di quattro anni e in coincidenza con la riapertura dei musei e spazi espositivi, Palazzo Strozzi presenza una rassegna di opere dei più importanti artisti americani dagli anni ’60 al 2001, provenienti dalla Walker Art Center di Minneapolis, il quinto museo per importanza negli USA, forte di una collezione di dodicimila opere degli ultimi 60 anni.

Dal 28 maggio al 29 agosto 2021 nelle storiche sale di Palazzo Strozzi sono riunite circa 80 fra opere, foto, installazioni, video e sculture di celebrità dell’arte internazionale come Mark Rothko, Roy Lichtenstein, Claes Oldenburg, Andy Warhol, Robert Mapplethorpe e Kara Walker. Sono 53 artisti che, con i loro lavori, hanno contraddistinto le tappe fondamentali della storia americana contemporanea, dalla guerra in Vietnam nel 1961 all’11 settembre 2001. Un percorso artistico quarantennale dove gli Stati Uniti d’America hanno inciso profondamente nella società, nella politica e nella cultura non solo nazionale ma anche a livello mondiale.

La mostra, a cura di Vincenzo de Bellis, Curator and Associate Director of Programs, Visual Arts, Walker Art Center, e Arturo Galansino, Direttore Generale, Fondazione Palazzo Strozzi, è costruita in modo cronotematico, dove ogni artista ha una collocazione temporale e tematica. L’idea è quella di raccontare la storia dell’arte e contemporaneamente la storia dell’America, delle profonde differenze sociali, delle criticità tra le diverse comunità che compongono questo grande paese, delle battaglie sociali, degli hippies, del femminismo.

In esposizione ci sono artisti che hanno fatto proprie le tematiche socio-politiche connotando le proprie opere di un valore che va oltre quello puramente artistico.

Sono gli anni dell’affermazione della potenza americana e la sfida militare con l’URSS, della ricerca scientifica e aereo-spaziale, del governo di John Kennedy, della guerra nel Vietnam, della nascita dei gruppi pacifisti e di integrazione razziale, ma anche del boom economico,  di un nuovo tipo di mercato e di comunicazioni di massa con prodotti sempre più nuovi e più buoni che hanno dato vita al consumismo.

Gli artisti sperimentano. In una libertà pressoché assoluta, tagliando le radici artistiche che fino a poco prima li tenevano agganciati alla cultura guidata per secoli dal Vecchio Continente, hanno la capacità di trasformare l’America come nuova fucina internazionale, influenzando e contaminando anche le arti d’Oltreoceano. Ma hanno anche la capacità di relazionarsi con i grandi cambiamenti che stanno avvenendo in quel tempo. Criticano e condannano con le loro opere.

Arturo Galansino afferma: “American Art 1961-2001 si pone come un grande evento culturale che celebra l’arte americana affrontando anche importanti temi come le lotte per i diritti civili e il ruolo della donna nell’arte: un progetto originale e suggestivo per una rinnovata riflessione sull’idea di “American Dream” grazie alle opere di artisti che ridefiniscono il ruolo e le possibilità dell’arte, anche come strumento per affrontare e mettere in luce questioni e contraddizioni che toccano la politica, la società e l’identità individuale, americane e non solo”.

La mostra introduce alcuni esponenti della scena artistica dei primi anni sessanta, tra cui Mark Rothko, i primi grandi innovatori, che traghettano l’arte dal vecchio al nuovo mondo.  Con la Pop Art l’arte si confronta con la realtà. Il mito del sogno americano, il consumismo è incarnato da Andy Warhol, con circa 10 quadri in mostra, da Roy Lichtenstein da Claes Oldenburg e Robert Indiana.

Merce Cunningham, John Cage, Robert Rauschenberg e Jasper Johns interagiscono su varie discipline. Cunningham è stato uno dei primi artisti interdisciplinari trasformando la danza del secolo scorso.

Gli anni ’70 sono ben rappresentati con opere dove prevale la cancellazione dell’immagine con il minimalismo e l’arte concettuale. Il lavoro astratto di Ellsworth Kelly è rappresentativo del passaggio al minimalismo con opere di Frank Stella, Sol LeWitt e Robert Morris.

Alcune vicende personali prendono il sopravvento. È il caso di Bruce Nauman che afferma: “Se sono un artista e se mi trovo all’interno di uno studio, vuol dire che qualsiasi cosa io faccia all’interno di questo studio è arte”.  John Baldessari produce lavori diversissimi per formati e tecniche, per un’arte segnata dall’ironia, dall’irriverenza e dalla sperimentazione continua.

La scoperta dell’Aids, induce all’attivismo le comunità interessate dal virus. I lavori di Robert Mapplethorpe e Felix Gonzalez-Torres esprimono tutti i sentimenti di paura e di dolore legati a quel periodo. La società e l’arte hanno un nuovo impulso con le nuove tecnologie, le immagini in movimento danno vita a nuovi linguaggi.

Infine l’ultima parte della mostra è dedicata alle ricerche degli ultimi anni Novanta e Duemila, con artisti che investigano in modo originale l’identità americana come Paul McCarthy, o che ruotano intorno ai temi della discriminazione razziale come Mike Kelley, Jimmie Durham e Kara Walker.

La mostra è promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze e Walker Art Center,

Minneapolis. I sostenitori della Fondazione Palazzo Strozzi sono il Comune di Firenze, la Regione Toscana, la Camera di Commercio di Firenze, la Fondazione CR Firenze, il Comitato dei Partner di Palazzo Strozzi e Intesa Sanpaolo. Gucci è il premium sponsor. Con il sostegno di Enel.

 

American Art 1961-2001.

Le collezioni del Walker Art Center da Andy Warhol a Kara Walker

Firenze, Palazzo Strozzi

28 maggio-29 agosto 2021

Informazioni e prenotazioni: T. +39 055 2645155 – prenotazioni@palazzostrozzi.org

Orari e Biglietti: www.palazzostrozzi.org

In foto:

Andy Warhol (Andrew Warhola Jr.; Pittsburgh, Pennsylvania 1928-New York 1987),

Campbell’s Tomato Juice Box, 1964, vernice polimerica sintetica, serigrafia su legno, cm 25,4 x 48,3 x 24,1.

Minneapolis, Walker Art Center.

T.B.Walker Acquisition Fund, 2001, 2001.212

© The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc.

 

oppure:

Andy Warhol (Andrew Warhola Jr.; Pittsburgh, Pennsylvania 1928-New York 1987),

Sixteen Jackies, 1964, acrilico, smalto su tela, cm 204,2 x 165,9.

Minneapolis, Walker Art Center.

Art Center Acquisition Fund, 1968.

© The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc.

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