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Palazzo Vecchio, Unesco suona la sveglia, parte la crociata del centro storico Politica

Firenze –  Palazzo Vecchio dichiara guerra ai minimarket. A pochi anni dalla deregulation del commercio lanciata dal governo Monti, il centro storico di Firenze appare sotto controllo: solo qui sono circa 260 i punti vendita di alcolici e superalcolici, gestiti prevalentemente da orientali, che hanno preso il posto di vecchi artigiani e comuni esercizi commerciali. Una florescenza scappata di mano, che vede oggi la geografia delle vie della città puntellata di minimarket deputati alla vendita (quasi) esclusiva di alcolici. I requisiti, pochi o nessuno: dopo la fine della politica delle licenze, è sufficiente una “SCIA” (Segnalazione certificata di inizio attività) per alzare da un giorno all’altro il bandone. La legge è statale, è non può certo essere derogata da un provvedimento locale. Ma statale è anche l’adesione alla normativa Unesco, che se da un lato chiede la tutela di palazzi e siti di interesse culturale, dall’altro prevede anche la salvaguardia del commercio tradizionale e delle attività artigiane.

La sveglia l’ha suonata proprio l’Unesco, che ha recentemente inviato al Comune di Firenze una “richiesta di chiarimenti” in merito alla gestione dei negozi storici e alla loro destinazione. Per il commercio tradizionale, Firenze sta facendo poco. Siamo di fatto sotto osservazione. Del resto, Nardella si è accorto che “minimarket e asiamarket non hanno niente a che vedere con il nostro patrimonio culturale”.

In merito,  la Giunta ha appena approvato una proposta di regolamento sulle misure per la tutela e il decoro del patrimonio culturale del centro storico. Guai a parlare, quindi, di regolamento sul commercio tout court. Si parla di tutela del patrimonio. Il pacchetto di norme parte infatti dal presupposto che le nostre botteghe siano parte integrante del patrimonio locale e che come tali debbano essere tutelate. L’area di intervento del pacchetto, manco a dirlo, è quella Unesco. L’obiettivo, “la tutela e valorizzazione del paesaggio urbano storico dell’immagine e dell’identità storico-architettonica di Firenze”. Le misure riguardano tanto i minimarket del futuro quanto quelli esistenti.

Gli interventi specifici in materia di tutela del patrimoni contemplano le dimensioni dei locali, che non potranno essere inferiori ai 40 mq e la presenza di servizi igienici a norma per i disabili. Gli esercenti dovranno poi prendere provvedimenti contro l’assembramento di avventori fuori dai locali. il regolamento non riguarda, infatti, non soltanto i criteri di apertura dell’esercizio commerciale ma anche le misure da adottare per il mantenimento della quiete pubblica. I minimarket non dovranno, poi, promuovere alcuna attività legata al gioco (ludopatia), neanche in forma accessoria. Banditi, infine, i servizi di money change, phone center, internet point e money transfer. Questi requisiti dovranno essere conseguiti entro 3 anni anche dai locali esistenti. Ne è fatto salvo il “commercio tradizionale”. L’antico Vinaino, per intendersi, e il suo locale di 20 mq, non è tenuto all’osservanza.

Il regolamento prevede poi misure per il miglioramento della qualità dell’offerta commerciale organizzata con il sistema di vendita del libero servizio. Tra queste, il divieto di esporre o pubblicizzare in vetrina bevande alcoliche, il divieto di stoccaggio di prodotti in vetrina e la vendita di almeno 5 tipologie di prodotti tra i seguenti: da forno, frutta, verdura, gastronomia, latte e derivati, carne e pesce. Divieto, infine, di utilizzo di pannelli luminosi. Sono, queste ultime, prescrizioni da applicare entro 3 mesi dall’approvazione del regolamento (prevista per la fine dell’anno).

Riguardo agli interventi specifici in materia di tutela del patrimonio, viene confermato il divieto di somministrazione e vendita di bevande alcoliche in Via Tornabuoni e Ponte Vecchio. La vera novità sta, tuttavia, nell’istituzione della “Funzione di esercizio storico”, il cuore del concetto di “patrimonio culturale”: una bottega artigiana lì da 100 anni, o un negozio storico, può terminare la sua attività, ma non stravolgere la sua anima. Si tratta di un vero e proprio divieto di cambio di funzione. Al posto di un storico commerciante di stoffe, non può finire un minimarket. Quanto ai precedenti, il sindaco è laconico: “Ormai i buoi sono scappati. Finora abbiamo curato con l’aspirina una malattia molto grave, ora dobbiamo passare a misure più forti”.

Si prevedono inoltre provvedimenti per il mantenimento del decoro per attività sospese o in via di apertura: sarà legge l’obbligo di di pulizia vetrine e saracinesche, l’oscuramento delle vetrine con pannelli, il divieto di affissione e la rimozione delle insegne. Il pacchetto di norme non riguarda però soltanto la lotta alla squalificazione del tessuto commerciale. Contiene infatti anche misure di contrasto all’abuso di alcolici e superalcolici: il limite dell’oraio di vendita sull’asporto scende alle 21.00 e arriva fino alle 06.00. Quanto ai limiti sugli orari di somministrazione, si andrà dalle 02.00 alle 06.00. Si inaspriscono le sanzioni per i recidivi: accanto alle multe previste dalle leggi regionali e statali in materia (fino a 5000 euro) e da quelle comunali (fino a 500 euro), la reiterata violazione del regolamento porterà ad un massimo di 20 giorni di sospensione dell’attività commerciale.

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