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Comune, obbligo di pausa, Usb: “Decisione presa senza consultare l’Rsu” Breaking news, Cronaca

Firenze – Pausa obbligatoria per i dipendenti del comune di Firenze: trenta minuti ogni sei ore di lavoro. Un provvedimento che sembrerebbe a tutela della salute psicofisica dei lavoratori. Invece, per quanto riguarda l’Usb, sembra proprio che questo nuovo provvedimento rischi di creare squilibri anche pesanti sulla vita di alcuni dipendenti, precisamente quelli  che per ragioni famigliari, di lontananza dal posto di lavoro o altri problemi personali e di vita, hanno contrattato un orario agevolato e usufuriscono (per contratto e senza che sia mai intervenuta una disdetta), delle 7,12 ore giornaliere per 5 giorni alla settimana. Per tutti questi dipendenti dal primo gennaio 2020, ovvero da quando andrà in vigore la circolare della Direzione risorse umane 11/2019 del 13 agosto scorso, ci sarà un aggravio ulteriore di 30 minuti per ogni giorno lavorativo,  portando di fatto l’orario giornaliero a 7,42 ore. Il che, vista la necessità per queste persone di trovare i tempi giusti per conciliare vita e lavoro, potrebbe trasformarsi nella necessità di chiedere un part-time atipico, il che significa pesanti ripercussioni anche da un punto di vista economico per i lavoratori e le lavoratrici, e che inoltre non potrà comunque, viste le regole in vigore per il part time, dare risposte a tutti.

Ma ciò di cui si rammarica il sindacato riguarda anche un altro aspetto, vale a dire le modalità con cui è stata introdotta questa modifica. Un atteggiamento, quella dell’amministrazione, giudicato “impositivio e scorretto”, dal momento che della cosa non è stata informata l’Rsu e le organizzazioni sindacali. Senza contare che la decisione è stata presa il 13 agosto, dicono ancora dall’Usb, vale a dire in un momento pressoché “deserto” negli uffici, comportamento che darebbe adito, secondo l’Usb, al sospetto che sia una di quelle risoluzioni prese “nei periodi di vacanze in modo che passino per più tempo nel silenzio degli interessati”.

“Spesso negli ultimi mesi – concludono dall’Usb – abbiamo ascoltato da parte degli Amministratori e dei componenti la Delegazione Trattante, che bisogna ricreare all’interno dell’Ente un clima migliore, clima che negli ultimi 10 anni si è totalmente deteriorato, che il benessere organizzativo e i bisogni veri dei lavoratori e delle lavoratrici non possono essere affrontati solo in “punta di diritto” ma che ci vuole anche sensibilità per le problematiche che emergono all’interno della “nostra comunità”. Ma se questo è un nuovo inizio, ci viene da pensare che anche le ultime asserzioni fatte siano come sempre solo parole al vento.

“Aspettiamo quindi dalla parte datoriale, sia tecnica che politica, un atto di discontinuità con il passato, ricostruendo momenti seri di confronto sui bisogni dei lavoratori e delle lavoratrici, per ricostruire all’interno dell’Ente un clima “sereno” o almeno un po’ meno “nebbioso”. Il primo segnale potrebbe arrivare dalla rivisitazione della circolare n 11/2019…ma non solo”.

Intanto, della questione si è occupato il consigliere comunale di Sinistra Progetto Comune Dmitrij Palagi, che lancia l’allarme sul “pessimo metodo” adottato dall’amministrazione: “L’indisponibilità dei diritti è un tema delicato – dice Palagi – perché serve a porre precisi argini all’azione della parte datoriale nell’organizzazione del lavoro, impedendo al “padrone” di approfittarsi della condizione di necessità di chi deve lavorare per poter vivere, ma non può essere strumentalmente rivoltata fino a diventare il proprio contrario, cioè un meccanismo incapace di percepire le esigenze delle persone e di adattarsi in modo confacente e verosimile alla realtà fattuale, che non è quella astratta dei contratti”.

 

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