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Palazzo Vecchio, tutti col naso all’insù: arriva dall’alto lo scudo antifulmini Cronaca

Firenze – Curiosi, giornalisti, fotografi, turisti: tutti col naso all’insù stamattina in  piazza della Signorìa, per seguire (anche con una certa apprensione) le spericolate manovre di alcuni operatori” funamboli”, che, assicurati a lunghe funi, si sono calati dalla cima della torre di Arnolfo, per installare quello che ormai è conosciuto come “scudo antifulimini vale a dire una vera a e propria maglia di fili di rame che metteranno al sicuro Palazzo Vecchio , i suoi tesori artistici e chi ci lavora.

Autore dell’impresa è la fiorentina Saeet, l’azienda vincitrice del bando, che ha la peculiarità non solo di avere una lunga e rodata esperienza in materia di “fulmini” e di tutto ciò che serve per renderli innocui, ma che ha anche avanzato l’innovativa proposta di installare il tutto attraverso le operazioni in sospensione. Che, oltre alla spettacolarità, hanno anche il vantaggio di dare alla città punti di vista assolutamente insospettabili del Palazzo fiorentino, dal momento che sugli elmetti di due dei quattro  operatori sono montate delle web cam. L’operazione è molto simile, nelle modalità, a quella svolta qualche tempo fa per la manutenzione del Big Ben di Londra.

focardi e assessore“La messa in sicurezza di Palazzo Vecchio è richiesta dalla legge – commenta l’assessore Bettini presente stamattina – dal momento che la nostra struttura forse più simbolica riassume in se’ i tre requisiti fondamentali previsti dalla legge: patrimonio artistico, rischio per le persone fisiche, rischio di interruzione di pubblici servizi. Sottolineo il fatto che Saeet sia un’azienda fiorentina, portatrice di un know out importante e innovativo, in particolare per quanto riguarda la modalità suggerita per l’installazione, vale  adire una “messa in posa” leggera, che non ha interrotto nè il normale avvicendarsi di turisti e cittadini sulla piazza, nè le funzioni di pubblico servizio che si svolgono ordinariamente nel Palazzo”. 

Non solo: la necessità di messa in sicurezza dei patrimoni cittadini, in particolare quando assommano e caratteristiche di Palazzo Vecchio, ormai non è più “solamente” confinata alla questione legale, ma ha anche una sua impellente necessità nei mutamenti climatici cui la regione, e l’intera Europa, si sta confrontando da qualche anno a questa parte. Ad esempio, sottolinea l’assessore, “è nata una nuova modalità e addirittura definizione che prima era quanto meno poco usata: le “tempeste di fulmini” sono ormai diventate un fenomeno ricorrente, verso cui, come con altri fenomeni quali veri e propri nubifragi e tempeste di vento, occorre cominciare ad attrezzarsi”. 

Il costo previsto per l’intera operazione è di circa 300mila euro. Mentre gli operatori cominciano la loro ardita discesa, alcuni dettagli tecnici vengono spiegati dal direttore commerciale Saeet Luca Focardi: “Ciò che stiamo per montare a protezione di Palazzo Vecchio può essere paragonato a una vera e propria “cotta” di maglia di rame, che si estende alle superfici di sommità dell’intero volume, a partire dalla Torre di Amolfo e proseguendo sulle coperture merlate e su quelle a falda, tralasciando le superfici non soggette a scarica. L’ancoraggio è realizzato con sistemi di aggancio specifici per ogni tipologia di superficie. A questo si aggiunge un sistema di calate verticali e anelli di connessione intermedi, più un anello terminale che permette l’interconnessione della rete col sistema di dispersori. L’anello è stato predisposto in modo da frazionare il più possibile la corrente di scarica che viene convogliata all’impianto di dispersione. Infine, l’impianto disperdente, che si situa a livello del suolo ed è costituito da dispersori tutti interconnessi all’anello terminale, oltre, alcun di essi, anche fra loro. Un altro passo per chiudere l’intero sistema di protezione è costituito dall’integrazione con “connessioni equipotenziali”,che servono nei casi in cui non risulta rispettata la distanza di sicurezza tra elementi percorsi dalla corrente di fulmine (captatori, calate, anelli intermedi) ed elementi metallici dell’edificio. Ultimissimo elemento, l’integrazione dell’impianto di protezione con dispositivi SPD (scaricatori di tensione) sulle linee entranti nell’ edificio e sulle linee di arrivo ai quadri elettrici”. 

scudo squadraQuanto all’impatto sulla struttura (qualche fiorentino stamattina si preoccupava) e alla durata in termini temporali dell’impianto, Focardi risponde: “L’impatto sarà minimo, o addirittura nullo: infatti, la rete di rame che protegge il Palazzo, ossidandosi, diventerà in pratica indistinguibile dalle pietre. L’ossidazione del rame provoca anche un altro fenomeno, che è quello di creare una sorta di “guaina” naturale che preserva la struttura. Dunque, anche la manutenzione successiva, che pure serve, si limita a semplici controlli tra l’altro non certo ravvicinati. Durata? Non è facile parlare di eternità su questa terra,  ma in questo caso è un concetto cui ci si avvicina”.

 

 


 

 

 

 

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