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Pandemia, esempio Bisanzio: nuovo slancio dopo la peste Cultura

Parigi – Le civiltà possono avere un nuovo slancio in reazione alle pandemie più tremende: lo sostiene uno storico francese, Stephane Ratt, prendendo come esempio Bisanzio che all’indomani della terribile peste che  nel VI secolo decimò la sua popolazione riuscì a riprendersi e svolgere ancora per qualche secolo il suo ruolo politico, economico e intellettuale.

Ci fu a quel tempo una malattia contagiosa che per poco non si portò via tutto il genere umano” scrive lo storico Procopio  nel descrivere il flagello che imperversò, durante il regno di Giustiniano, dalla Persia all’Italia,  sterminando migliaia e miglia di uomini.

Tutto ebbe inizio nell’estate del 541 quando topi infetti portarono il male nel porto egiziano di Pelusium, da cui poi dilagò lungo le coste del Mediterraneo. A Costantinopoli arrivò nel 542. Nella densamente popolata capitale dell’impero romano d’oriente, la peste infierì duramente per quattro mesi. Nel periodo di maggiore virulenza, secondo Procopio uccideva tra le 5.000 e le 10.000 persone.

L’altra principale fonte di quella che viene nominata “la peste di Giustiniano, Giovanni, vescovo di  Efeso,  le vittime erano arrivate fino a 12.000 al giorno. “ In quei tempi i riti consueti per la sepoltura venivano trascurati. I morti non venivano accompagnati, né si intonavano canti…scrive Procopio che era sul posto. Un numero di cadaveri divenne poi rapidamente   ingestibile tanto che migliaia erano gettati in mare o  in fosse enormi o in torri senza tetto, “diffondendo così un puzzo di morte in tutta la città”.

Nella capitale perirono circa 200.000 persone, su una popolazione stimata a mezzo milioni. All’epoca le conoscenze su epidemie e contagi erano quasi inesistenti, tanto è vero che i medici consigliavano di seguire il consiglio di Galieno (che era morto nel 201) che incitava la fuga, il più rapidamente e lontano possibile, con un ritorno il più tardi possibile In latino la formula era Cito! Longe! Tarde!

L’impero subì un colpo durissimo, con le campagne spopolate, gli scambi  commerciali interrotti. Per far fronte alle difficoltà, secondo Procopio,  Giustiniano fece “alleggerire” il solido, cioè la moneta aurea per eccellenza dell’impero. Secondo molti storici poi la peste spiano`la strada  ai popoli che premevano sull’impero, i Longobardi non faticarono a conquistare città e villaggi spopolati dalla peste. Delle conseguenze della peste poterono avvantaggiarsi gli arabi sia in Spagna sia in Persia in cui l’Islam penetrò più facilmente grazie alle devastazioni dell’epidemia.

Sulle pagine del quotidiano “Le Figaro” lo storico, specializzato nella tarda antichità,  sostiene, analizzando le conseguenze della peste de 542, che Bisanzio non fu colpita a morte dall’epidemia, tanto è vero che imperò ancora per secoli. “Gli scambi economici ripresero e Costantinopoli prese il posto di Roma come metropoli importatrice di grano, vino e olio”, scrive Ratt sottolineando anche come nel giro di pochi anni il crocevia non solo di beni e mercanzie ma anche di manoscritti e libri, con un grande rilancio di scambi culturali tra Oriente e Occidente.

Ratt rileva anche come la letteratura greca non fu annientata dalla peste e come quella latina “fece fruttificare l’eredità di Boezio e Cassiodoro”. Insomma, stando allo storico francese, possiamo stare tranquilli, non sarà il coronavirus a provocare la scomparsa della nostra civiltà.

Foto: San Sebastiano supplica Cristo per la vita di un becchino afflitto dalla peste (Josse Lieferinxe, c. 1497–99)

 

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