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Pandemia: la Francia ora dubita della sua grandeur Politica

Parigi – Gli sbagli e le difficoltà del governo francese a far fronte all’epidemia del coronavirus rischiano di avere anche un forte impatto sull’orgoglio del paese. Per molti sta dando uno spettacolo non all’altezza della quinta potenza mondiale del paese, surclassata nella gestione dell’epidemia sia in Europa che nei paesi sviluppati dell’Asia che hanno saputo reagire in modo rapido ed efficace senza battute d’arresto della vita economica e sociale.

Ai francesi dà particolarmente fastidio la lampante differenza con la vicina e alleata Germania il cui sistema sanitario, forte anche di 6 volte il numero di letti in rianimazione,  è riuscito a contenere il numero delle vittime del Covid 19.

Con l’avvicinarsi del sospirata liberazione dalla clausura, l’ansia aumenta fortemente sul dopo lockdown, una misura che sta mettendo a repentaglio quei valori di libertà fortemente sentiti nel paese.  Preoccupa, come in Italia, anche il danno economico e sociale del confinamento che già ha fatto piombare il paese in recessione e che appesantirà il debito pubblico portandolo almeno a quota 120%, ridurrà il PIL di almeno il  10% e farà impennare  il deficit tra il 12 e 15%.

Proprio oggi sia su Le Figaro che su Liberation, due quotidiani di diverso orientamento ci si chiede  se la Francia non sia sulla via del “declassamento” che farla rassegnare all’idea che non è più una grande potenza ma una potenza media.

“La crisi sanitaria rivelatrice del declassamento” scrive sul quotidiano conservatore lo storico Pierre Vermeren  che definisce la crisi del coronavirus “l’ordalia della nuova condizione “ del paese. “Le potenze industriali dell’Asia sono all’avanguardia per equipaggiamento e reattività” e sono state in grado di arrestare la mortale pandemia ”reagendo con un metodo e mezzi impressionanti”.

“Se parlare di terza-mondializzazione, come hanno fatto alcuni è eccessivo, la Francia – aggiunge – è tornata alla sua condizione di paese mediterraneo al fianco delle sorelle latine, la Spagna e l’Italia,  messe sul lastrico dalla crisi del coronavirus”.

Più dubitativo il quotidiano “gauchista”Liberation che si chiede, con tanto di punto interrogativo, se la Francia sia “declassata.  Il governo, scrive il direttore Laurent Joffrin, dà la sensazione di brancolare “nella nebbia” e ormai corre  il rischio di essere “collocato nella categoria delle nazioni che hanno mal gestito la crisi”.

A meno di tre settimane dalla data di un possibile inizio della levata della quarantena,  si ha in effetti l’impressione veramente di una “navigazione”  al buio, sempre nell’attesa che si risolva il problema della penuria di mascherine e tamponi, ritenuti indispensabili per una progressiva ripresa delle attività.  “ L’uscita dal confinamento è un’emergenza nazionale” scrive sempre su Le Figaro Nicolas Baverez, noto politologo ed editorialista secondo cui “ i costi del confinamento superano sempre di più suo beneficio”.

“I suoi costi sono prima di tutto sanitari e poi umani” scrive Baverez secondo cui la Francia ha dovuto ricorrervi per mancanza di anticipazione e reattività dello stato, mancanza di letti di rianimazione” al contrario delle democrazie asiatiche o la Svezia.

Le difficoltà incontrate dalla Francia hanno anche un altro risvolto, e questo sul piano europeo. “La crisi, secondo l’editorialista, aggrava le differenze tra le nazioni, soprattutto in Europa e nella zona euro” in quanto mentre Parigi allunga la quarantena  “in Germania, Austria, Norvegia, Danimarca e Svizzera accelerano il lockdown. “La Francia, aggiunge è entrata nell’epidemia come un paese intermediario tra nord e sud dell’Europa; ne uscirà come un paese del Sud, con la sua sovranità alienata e messa nelle mani dei paesi dell’Europa del Nord e dei mercati finanziari”.

Anche per Vermeren  i francesi si ritroveranno “confinati con le sorelle latine che sono senza un soldo” e ed esorta Parigi a non sperare che “il Covid 19 obblighi la BCE a mutualizzare i debiti europei in quanto potrebbe dare il segnale di uscita dall’euro di un’Europa germanica esasperata”.

Anche per Liberation, con “la recessione in arrivo, il divario tra i buoni e cattivi allievi rischia di allargarsi, con alcuni che si riprenderanno più velocemente degli altri , ampliando così il fossato che separa le nazioni del continente”.  “La Francia declassata: il governo si sta impegnando a congiurare questo spettro” ma, aggiunge Joffrin, “gli resta poco tempo per riuscirci”

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