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Paolo Hendel in “Molière a sua insaputa” Spettacoli

Dopo aver messo alla berlina molti personaggi della sua epoca, Molière finisce per diventare egli stesso oggetto di derisione nel programma televisivo “A sua insaputa”. Caduto nelle grinfie di una presentatrice bionda ossigenata con atteggiamento da prima donna ammiccante e “amica di tutti” (ops… e chi mai ci ricorda?!) ripercorre la sua carriera fino a subire una vera e propria inquisizione sulla sua vita artistica e privata. Una trovata carina e ben composta quella di Paolo Hendel e Leo Muscato (quest’ultimo ne cura la regia) che hanno dato vita allo spettacolo “Molière a sua insaputa”, in scena al Teatro Puccini: un espediente intelligente per ridere e riflettere sulla TV di oggi, ipocrita e malsana.

Hendel compare nelle vesti cinquecentesche del drammaturgo francese, di ritorno dal passato, ospite della serata organizzata in suo onore da una trasmissione televisiva, sintesi degli show odierni del piccolo schermo. Maria Pilar Pèrez Aspa guida lo spettacolo nei panni di “Madame” (la presentatrice di cui sopra) alternando a sorrisi e smancerie accuse e allusioni perfide. L’accompagnano Laura Pozone e Mauro Parrinello, bravissimi nell’interpretare una decina di personaggi a testa chiamati ad incontrare Molière. Quest’ultimo, infatti, è costretto a interloquire con un presuntuoso poeta improvvisato, a parlare di prosa e versi con una signora del pubblico tutt’altro che istruita ed elegante (personaggio che non manca mai nei nostri “amati” programmi) e, in ultimo, ad assistere all’obbrobriosa perfomance di un “gruppo di teatro sperimentale” dei nostri tempi che interpreta un pezzo del suo Don Giovanni: abolito completamente il testo, la messinscena è un susseguirsi insensato di esibizioni mimico-fisiche e sonore (e sono davvero tanti gli spettacoli di questo tipo a cui oggi si assiste!). Dal confronto con queste figure artistiche contemporanee (che un giorno forse daranno vita ad una nuova mitologia) ne esce vincitore con stile e cultura.

A questo punto, però, l’atmosfera cambia: all’adulazione segue l’accusa. Una carrellata surreale di personaggi del passato (molti dei quali protagonisti delle sue stesse opere) lo rimproverano di plagio per aver copiato interamente le sue farse dai comici italiani a Parigi, di non aver capito nulla del bisogno che gli uomini avevano dei ciarlatani e del loro “ottimismo”, di aver approfittato della devozione e della preparazione culturale della sua amante Madeleine Béjart per poi distruggerle la vita sposandone la figlia (probabilmente anche compiendo incesto con la sua bambina). La trasmissione viene interrotta dal direttore che percepisce un «abbassamento dell’indice di gradimento del pubblico per il contenuto troppo colto» della serata. Molière/Hendel rimane solo, riflette tristemente sulla nostra epoca, dove regna l’ipocrisia, il mascheramento dei sentimenti, l’amarezza e l’arrendevolezza degli uomini. Dove domina la TV e tutti quei programmi di cattivo gusto che fanno leva sulla banale curiosità delle persone mettendo in ridicolo le emozioni umane. Nostalgia. Sdegno. Questo si prova di fronte a questa «strana, strana, strana epoca».

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