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Paolo Masi ad Artissima per Back to the Future con le opere degli anni ’70‏ Cultura

Firenze – L’artista fiorentino Paolo Masi sarà ospite ad Artissima, la rassegna sull’arte internazionale che si tiene a Torino dal 7 al 9 novembre, con un progetto presentato dalla Galleria Frittelli Arte Contemporanea all’interno della sezione“Back to the Future”che narra il percorso tracciato dall’artista negli anni Settanta. Si chiude con questo evento importante un anno di impegni e di esposizioni sia in Italia che all’estero. Dopo la  monografia sull’opera di Masi firmata da Flaminio Gualdoni è cresciuto l’interesse verso questo artista, con una mostra in Austria a Bludenz, ancora in corso, al MAC di Lissone, alla Fondazione Mudima di Milano, mentre a Firenze nel nuovo Museo del ‘900 è presente con la grande installazione “Fili”.

Per Back to the Future, la sezione che, al centro della fiera torinese, propone un gruppo di selezionate gallerie che presentano al pubblico un lavoro monografico di un artista con lavori realizzati tra il 1960 e il 1989, la Galleria Frittelli ha presentato un progetto in cui si evidenzia quell’indagine rigorosa, disciplinata e allo stesso tempo libera da dogmi sovrastrutturali tipica dell’agire di Masi. Una parete sarà allestita con i Cartoni da imballaggio ed evidenzia con grande forza espressiva un momento fondamentale dell’opera di Masi: questi lavori, infatti, sono concettualmente e visivamente un riassunto di tutta l’opera dell’artista fiorentino degli anni Sessanta-Settanta e non solo.

Paolo Masi

Le Tele cucite rappresentano un altro importante momento del percorso dell’artista: sviluppata negli anni Settanta, questa nuova esplorazione muove verso l’azzeramento del linguaggio pittorico per costituirsi luogo di indagine minimale dove l’agire lento della mano di Masi lavora in maniera lieve e impercettibile lasciando dietro di sé i frammenti del proprio passaggio. Rilevamenti esterni-conferme interne, infine, costituiscono un’ulteriore possibilità di espressione in cui le foto scattate ai tombini,  in quel lungo peregrinare che porterà Masi a esporre in Germania, in Austria e in Svizzera, tracciano un parallelismo ideale con i Cartoni e la ricerca di stampo analitico. Il materiale industriale lascia spazio alla durezza naturale del paesaggio urbano delle città europee degli anni Settanta e l’agire misurato dell’artista si trasforma in una testimonianza fugace delle forme create dall’uomo.

“Masi attua una minimalizzazione tecnica e fabrile dell’intervento – scrive Flaminio Gualdoni nel suo saggio “La responsabilità dell’occhio” –  i fili tesi sulla parete come a tracciare grandiose archipitture liciniane, le barre d’alluminio, i plexiglas portatori del loro colore, gli specchi, i raggi luminosi d’artificio, pongono primariamente in evidenza il processo formativo, l’aspetto dell’azione, e il suo ruolo modificante in seno alla fruizione e alla concezione stessa del luogo. Il suo è uno stringere con ferocia analitica il perimetro stesso del pittorico nello scavo delle sue strutture di codice: quello del fare, quello del vedere; quello della ragione concreta dell’intervento – in cui la temporalità dell’azione e la sua auscultazione da parte dell’autore sono componente ineludibile – e quello dell’apparenza.”

masi 1

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