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Papa Francesco e il Patto delle Catacombe Opinion leader

Il Teologo brasiliano Leonardo Boff  ha recentemente diffuso in Italia il “Patto delle catacombe della Chiesa povera e al servizio dei poveri”. E’ il documento concordato da alcuni vescovi conciliari che – il 16 novembre 1965  verso la fine del concilio –  su invito di don Helder Camara (nella foto) – celebrarono una messa nelle catacombe di Santa Domitilla, fuori Roma, e quindi avviarono una riflessione congiunta. Si proponevano ideali di povertà e semplicità che determinarono i seguenti impegni personali:

1-vivere in modo coerente alla propria popolazione in termini di: abitazione, alimentazione, mezzi di locomozione e tutto quello che deriva da  queste premesse
2-rinunciare all’apparenza ed alla realtà della ricchezza specialmente nel vestire (tessuti, ricchi colori sgargianti, insegne con materiali preziosi). Queste insegne  devono essere, di fatto, evangeliche: “né di oro né d’argento”.
3-non possederemo né beni immobili, beni mobili, né conti in banca, etc. a nome nostro. Tutto sarà posto a nome delle diocesi o delle opere sociali e di carità
4-ogni volta che sarà  possibile affideremo la gestione finanziaria e materiale della nostra diocesi ad una commissione di laici competenti e consapevoli del loro incarico apostolico, nella prospettiva d’essere pastori ed apostoli e non  amministratori.
5-Rifiutiamo di  essere chiamati con nomi e titoli  che significano  grandezza e potere come: (Eminenza,Eccellenza, Monsignore). Preferiamo  essere chiamati  col nome evangelico “Padre”
6- nel nostro comportamento e relazioni sociali eviteremo quello che può sembrare conferire privilegi o preferenze per i ricchi e potenti: banchetti offerti o accettati, distinzioni nei servizi religiosi,etc
7-allo stesso modo eviteremo di incoraggiare o sollecitare la vanità di chicchessia in funzioni di ricompenze. Inviteremo i nostri fedeli a considerare i loro doni come partecipazione normale al culto, all’apostolato, all’azione e all’azione sociale
8-daremo tutto quello che sarà necessario del nostro tempo,riflessione, cuore, mezzi etc. al servizio apostolico e pastorale delle persone e dei gruppi di lavoratori economicamente deboli e sottosviluppati, senza che ciò pregiudichi altre persone o gruppi della diocesi. Proteggeremo laici e religiosi, diaconi o sacerdoti che il Signore chiama  a evangelizzare i poveri e gli operai  condividendo la vita operaia ed il lavoro.
9- Cercheremo di trasformare le opere di “beneficenza” in opere sociali  basate su carità e giustizia che tengano conto di tutti e di tutte le esigenze, come un utile servizio degli organismi pubblici competenti
10- metteremo in opera tutto affinché  i responsabili del nostro governo e dei nostri servizi pubblici  mettano in pratica le leggi, le strutture, le istituzioni sociali necessarie  alla giustizia, all’uguaglianza e lo sviluppo armonico e totale di tutto l’uomo in tutti gli uomini e da lì all’avvento di un altro ordine sociale, nuovo, degno dei figli dell’uomo e dei figli di Dio
11- Trovando la collegialità dei vescovi la propria realizzazione  più evangelica nell’assunzione del carico comune delle masse umane in stato di miseria fisica, culturale e morale – due terzi dell’umanità – ci impegnamo a:

a) partecipare,  conforme ai nostri mezzi, agli investimenti urgenti dell’episcopato delle nazioni povere;

b)a richiedere insieme ai programmi degli organismi internazionali, come ha fatto Paolo VI all’ONU,l’adozione di strutture economiche e culturali che non fabbrichino nazioni proletarie in un mondo sempre più ricco, ma permettendo alle masse povere d’uscire dalla miseria

12- Ci impegnamo a condividere nella carità pastorale, la nostra vita con i nostri fratelli in Cristo, sacerdoti, religiosi e laici, perché il nostro ministero costituisca un vero servizio; così:

a)ci sforzeremo di “rivedere la nostra vita” con loro;
b) susciteremo collaboratori che siano più animatori secondo lo spirito, che capi secondo il mondo;
c) cercheremo di essere al massimo grado umanamente presenti ed accoglienti;
d) ci mostreremo aperti a tutti ,qualunque sia la religione da loro professata

13- Tornando alle nostre diocesi rispettive,faremo conoscere ai nostri diocesani la nostra risoluzione, pregandoli di aiutarci con la loro comprensione e le loro preghiere
Che Dio ci aiuti ad essere fedeli

 

Con Papa Francesco, questo patto recupera la sua piena attualità. “Come la luna non brilla di luce propria ma solare, la Chiesa non è autocentrata, ma deve riflettere il Vangelo”. L’epoca della fede dogmatica-ecclesiastica, che richiede l’accettazione di una dottrina e di una autorità è ormai alla fine. Al suo posto sta  consolidandosi  un cristianesimo non dogmatico che dall’esteriorità dottrinale passa all’interiorità  esistenziale.

I risultati del sondaggio mondiale commissionato dal Vaticano, mostrano una grande distanza tra la dottrina ufficiale e la fede realmente vissuta.  Ne deriva che se il cristianesimo vuol tornare ad essere percepito come una buona notizia che risana e rallegra l’esistenza ed insieme come verità della vita in questo mondo, si deve sottoporre a riforma. Non c’è pericolo che la riforma possa inquinare  l‘identità cristiana. Per il cristianesimo la rilevanza è parte costitutiva dell’identità. Una identità irrilevante non può essere un’identità cristiana che ha senso solo nella relazione, così come “il sale ha senso solo in relazione  ai cibi o il lievito alla farina”. Se viene meno la relazione viene meno l’identità

Il cristianesimo vive  della logica della relazione con l’alterità. Tale logica lo spinge inevitabilmente verso la riforma. Seguire tale logica non è una concessione al relativismo, ma solo un dovere verso il Vangelo.
Come è stato scritto  “Roma con papa Francesco è ridiventata il centro del mondo”. In un mondo dove tutto è potere e calcolo,la figura di questo papa ci fa comprendere che non tutto in noi è potere e calcolo. C’è ancora spazio per la gratuità, l’amore sincero, la volontà di bene per il bene.

E’ quanto emerge dalla riflessione di Helder Camera e dal gruppo dei  suoi colleghi – nell’incontro che ebbero  presso le catacombe di Santa Domitilla  ai margini del Concilio Vaticano II- e soprattutto dallo stesso Concilio Vaticano II che ebbe luogo mezzo secolo fa.

 

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