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Parigi nel caos: l’onda della protesta e quella della Senna Cronaca

Parigi –  C’è chi in Francia teme un nuovo sessantotto ma c’è anche chi se lo augura per dare uno scossone al paese,  semi paralizzato da scioperi e manifestazioni a catena che stanno rendendo la vita quotidiana una corsa a ostacoli.

Sciopero dei trasporti, blocco delle raffinerie, tagli di elettricità  hanno punteggiato la giornata,  mettendo a dura prova la pazienza dei francesi. . Come se non bastasse ci si sono messe piogge torrenziali che stanno provocando pericolose inondazioni : mentre il livello delle acque della Senna sale senza sosta, il Louvre, che ha cominciato a mettere al riparo le sue opere che si trovano nelle riserve allestite al di sotto del pianterreno, ha deciso che domani rimarrà chiuso.

Il Museo d’Orsay dovrebbe seguire il suo esempio. A causa della piena, con le acque della Senna che hanno già superato di 5 metri il livello normale, si preannunciano anche gravi difficoltà se non chiusure dei trasporti parigini metropolitani. Di fronte alla violenza degli elementi il governo francese ha già decretato lo stato di “catastrofe naturale” per le zone più colpite.

Il movimento di protesta però ha deciso di non  allentare la presa: gli oppositori alla legge sul lavoro, la job act d’oltralpe,  hanno deciso infatti d moltiplicare le loro azioni. La crisi sociale non sembra voler minimamente attenuarsi e già per domani è stato deciso di continuare con gli scioperi nei trasporti così come nelle raffinerie, nei porti, e nell’energia.  La CGT, quella delle tre grandi centrali sindacali che è più agguerrita contro il testo del ministro del lavoro Myriam El-Khomri,  ha assicurato che non ha intenzione di bloccare il campionato di calcio e di essere pronta al dialogo.

Ma il governo continua a ripetere che il  ritiro della legge “ non è un’opzione”.  Intanto la popolarità del primo ministro Manuel Valls e del presidente Francois Hollande scende ai suoi livelli più bassi, in un clima di esasperazione diffusa. Si ha l’impressione infatti che la legge sul lavoro – contestata soprattutto perché i contratti aziendali potrebbero prevalere su quelli di settore – abbia offerto l’occasione al paese di esprimere disagio e scontento per una situazione socio-economica degradata su cui incombe anche lo spauracchio del terrorismo. Sullo sfondo poi un Eliseo percepito come quasi latitante nei confronti delle sfide del paese.

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