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Parkinson, per i malati arriva il braccialetto intelligente Innovazione

Roma – Al via a Venezia il progetto pilota co-finanziato dall’Europa: un braccialetto per il monitoraggio fitness, un sensore nelle scarpe, un portapillole elettronico e una semplice applicazione per smartphone o tablet. Questo dovrebbe consentire alla squadra medica di essere sempre presenti e disponbili peri i malati di Parkinson, proprio come se fosse un giorno di visita. Oltre ai passi della ricerca per la gestione della malattia, gli esperti puntano anche alla prevenzione di questa e altre malattie neurodegenerative.

Garantire ai malati di Parkinson il trattamento migliore a sviluppare un percorso di riabilitazione domiciliare incentrato sul cammino, per ridurre anche il rischio di cadute. E’ questa l’ambiziosa idea del progetto PD_Manager project, della durata di tre anni, che ha ottenuto un finanziamento dall’Unione Europea, all’interno del Programma quadro per la ricerca e l’innovazione Horizon 2020. Coinvolti altri tre Centri di neurologia e neuroriabilitazione: l’Irccs Santa Lucia di Roma, la Clinica neurologica dell’Università di Ioannina (Grecia) ed il Centro di riabilitazione universitario di Lubiana (Slovenia).Il progetto pilota  è finalizzato a fornire ad ogni paziente le specifiche variazioni terapeutiche, con il supporto di un server potente e di un sistema di raccolta dati on-line, collegato agli accessori e apparecchi digitali indossati dal paziente malato di parkinson: braccialetto, sensore da scarpe. portapillole, una App.

Inizierà con 30 pazienti a Venezia e, alla fine del 2017, arriverà a monitorarne un totale di 230 in 4 centri europei. Durante le fasi di avanzamento, sempre attraverso l’uso del web, saranno forniti aggiornamenti e dimostrazioni in diretta degli obiettivi raggiunti in tutti i Paesi interessati. Inoltre le tecnologie che ne deriveranno saranno messe a disposizione di tutti.

Responsabile scientifico del progetto sarà Angelo Antonini, responsabile del Centro studi malattia di Parkinson edisturbi del movimento del San Camillo di Venezia. “Oggi abbiamo le conoscenze necessarie per consentire al parkinsoniano di convivere bene con la malattia per decenni, ma la capacità di metterle in pratica è ostacolata da fattori di tempo, di costo e logistici”, ha spiegato Antonini. “La visione del nostro Istituto – ha aggiunto Francesco Pietrobon, direttore generale della struttura lidense – è quella di attrarre le migliori competenze per generare un dibattito sempre più ampio ed utile a tutta la comunità sulle tematiche neuroriabilitative, continuando a svolgere il nostro ruolo istituzionale di servizio al paziente non più solo in ospedale ma anche a distanza e al di fuori degli ambiti più tradizionali, per generare reale innovazione in termini di cure e qualità di vita”.

Parkinson in Europa
Sono oltre un milione e raddoppieranno entro il 2030 perché, con  l’invecchiamento generale della popolazione, questa patologia neurodegenerativa è destinata a superare ampiamente nei numeri le malattie oncologiche. Grazie ai progressi della medicina, queste persone possono godere di lunga vita, anche al pari di non malati, e restare inseriti con dignità e soddisfazione nel loro contesto lavorativo e sociale. Ora i parkinsoniani potranno essere seguiti con metodo e regolarità da un pool di specialisti neurologi, fisiatri, fisioterapisti, dietologi e logopedisti, in grado di scambiarsi informazioni fra loro e con il paziente, per arrivare ad una gestione ottimale della malattia in tutte le sue fasi. Lo scopo, infatti, è riuscire a portare ogni giorno un team multidisciplinare a fianco dei pazienti, facendo un uso intelligente e semplice delle nuove tecnologie.

La prevenzione delle malattie neurovegetative. Gli esperti puntano poi moltissimo sulla prevenzione, che si traduce in semplici ma efficaci comportamenti da adottare per «tenere allenato il cervello», in modo tale che i danni dell’invecchiamento vengano rallentati: «Esercizio fisico (per chi non può fare sport bastano lunghe e regolari camminate) e mentale (dai quiz ai libri, tutto ciò che fa lavorare l’intelligenza), una vita sociale attiva e un’alimentazione che tenga lontano colesterolo e diabete (malattie cardiovascolari legate allo sviluppo di quelle neurodegenerative). Poche buone regole che si sono dimostrati però fattori preventivi scientificamente molto validi. Le stesse regole valide per il Parkinson, che oggi si cura molto meglio che in passato perché esistono strategie che consentono di incidere favorevolmente sul decorso della malattia fin dall’inizio del trattamento. Oggi molti pazienti possono svolgere una vita normale e autonoma, tenendo bene sotto controllo i sintomi motori, e trattando altresì i sintomi come depressione, ansia o apatia, tropo spesso trascurati.

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