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Parla Alain de Botton: tutti i paradossi dell’amor cortese Cultura

Pistoia – È uscito l’8 settembre 2016 per Guanda Editore il nuovo romanzo di Alain de Botton, Il corso dell’amore. È un’opera intelligente e ben scritta, in cui l’Autore illustra in modo divertente i paradossi dell’amore romantico, individua nella psicoterapia di coppia “una via malinconica ma speranzosa lungo il corso dell’amore” e infine propone una serie di riflessioni toccanti sul potere rigenerante di un amore maturo. A Milano, ho avuto modo di incontrarlo.

Ne Il corso dell’amore una coppia di sposi genuinamente innamorati si trova a fare i conti con i paradossi dell’amore romantico in un crescendo di situazioni quotidiane frustranti e di sottili incomprensioni reciproche. In fondo non è colpa loro: la “gabbia del matrimonio” li costringe a fare i conti tutti i giorni con le parti peggiori di sé e dell’altro. C’è modo di sottrarsi a questo meccanismo crudele e allo stesso tempo instaurare una relazione di lunga durata che preveda magari dei figli?

No, non è possibile. Non esistono relazioni senza problemi, proprio perché avere una relazione con qualcuno è di per sé una cosa complicata.Tuttavia non si tratta di una tragedia, solo di un’impresa complessa, qualcosa di simile alla costruzione di un aeroplano, che richiede molto sforzo, molto impegno e molto studio. Considerazioni di questo tipo valgono tanto più per le relazioni a lungo termine, magari con figli: bisogna essere consapevoli che ci saranno dei problemi e che la chiave sta proprio nel capire come rispondere a questi problemi. Il mio approccio è quello della psicoterapia: ritengo che la soluzione consista nel comprendere le dinamiche emotive nei rapporti tra madri e padri, genitori e figli, nelle coppie e così via. Non sempre c’è il lieto fine, ma ci può essere un finale più lieto: dobbiamo imparare come amare perché l’amore è una competenza, anche se spesso non ne siamo consapevoli e la società non ci aiuta a scoprirlo.

Il progressivo superamento del paradosso romantico prevede per Rabih e Kirsten, i protagonisti del romanzo, l’approdo a uno studio di psicoterapia: in effetti, come si legge nel libro, “L’amore è un’abilità che si acquisisce, non solo un entusiasmo”. Dato che sono pochi i fortunati mortali che possono vantare forme di “attaccamento sicuro”, pensa che ogni coppia dovrebbe regalarsi uno spazio di cura in cui imparare ad amare e ad amarsi? Eppure persistono ancora molti sospetti nei confronti di questo approccio.  

Sì, in effetti è triste il fatto che, ancora oggi, viviamo senza comprendere l’importanza dell’autoconoscenza. Ci comportiamo in maniera superficiale, senza pensare alla nostra interiorità, proprio come accade negli alberghi di lusso, dove è possibile trovare ogni tipo di trattamento per il corpo, ma nessuna forma di cura dei sentimenti del cliente. La società stessa, del resto, mostra una sorta di ostilità nei confronti della psicoterapia: chi afferma di praticarla viene considerato pazzo – o viziato – e spesso a giudicarlo sono proprio quelle persone che non esitano a buttare i soldi in un’auto di lusso o in un viaggio costoso. In modo analogo, anche rimanere a casa per capire meglio i propri figli, anziché andare in vacanza, è ritenuto sintomo di follia, mentre un simile comportamento può rivelarsi ben più utile di una settimana trascorsa sulle Alpi. È strano che la psicoterapia sia vista come un lusso: tutti dovremmo avere uno spazio sicuro in cui esplorare i nostri sentimenti e capire noi stessi. Anche nel caso in cui non si faccia ricorso alla psicoterapia vera e propria, sarebbe comunque opportuno avere una sorta di area protetta in cui dedicarsi alla conoscenza approfondita di sé.

Come è arrivato a concepire i protagonisti di questa storia? 

Ho voluto costruire una coppia che potesse piacere ai lettori proprio perché ordinaria, né troppo matura né troppo immatura; una coppia comune per così dire, con le proprie nevrosi, ma anche con una certa forza. Questi personaggi, in un certo senso, sono venuti a me; per esempio ero in viaggio in Scozia, ho visto una donna in un bar e mi sono detto: “Lei è Kirsten”.

Il peso della solitudine e il bisogno di compagnia possono essere elementi determinanti nella scelta – magari frettolosa – di un compagno. Come evitare di incorrere in questo tipo di errore assai diffuso? 

È necessario dare per scontato che ci sarà solitudine nella nostra vita.  Sogniamo di incontrare qualcuno che ci capisca e sia sempre al nostro fianco, ma si tratta di un mito molto pericoloso: nessuno ci comprende fino in fondo e, se qualcuno riesce a farlo al sessanta per cento, possiamo già considerarci fortunati. Ci piacerebbe, in un certo senso, regredire all’infanzia, quando avevamo l’illusione che i nostri genitori intuissero sempre tutto quello che provavamo, ma ciò non è possibile. Ancora una volta, si tratta dunque di cambiare le nostre aspettative: è inutile adirarsi se siamo incompresi, perché ciò fa parte dell’ordine naturale delle cose. Del resto moriamo soli. Goethe stesso, alla fine della sua vita, ha affermato: “Nessuno mi ha mai capito”. Dobbiamo essere eroici e coraggiosi come lui nel prenderne atto.

Nel suo romanzo ci sono considerazioni sulla bellezza delle piccole cose. A suo parere, per esempio, “l’amore per i fiori è una conseguenza della modestia, è un modo per venire a patti con la delusione”. Vorrei capire meglio se – e in che misura – per lei l’amore coniugale può insegnarci la saggezza. 

I giovani si aspettano una quantità infinita di felicità, che duri per sempre. Con il passare tempo, tuttavia, si diventa più modesti nelle proprie aspettative e si riesce a cogliere un tipo diverso di felicità: per esempio si può gioire di una bella serata trascorsa innaffiando fiori e contemplando il tramonto, senza bisogno di essere Napoleone o di creare un business di successo. Apprezzare un fiore non cambierà la nostra vita, ma può comunque costituire un’attività gratificante. Soprattutto in amore, dopo che si sono avute molte relazioni, è più facile accontentarsi di un partner con il quale andare d’accordo e a volte essere addirittura felici, sebbene non si tratti della persona più esaltante sulla faccia della terra. Naturalmente non sono considerazioni alla portata di un diciassettenne, ma con l’età si può acquisire questa visione più modesta – sebbene altrettanto intensa – dell’amore e della vita. Chi ha sofferto molto è più incline a capire questo genere di cose.

 Il suo progetto, The School of Life, prevede di insegnare cose indispensabili e neglette nella scuola ordinaria: tra queste anche l’amore e il modo di trovare l’anima gemella. Io sono un’insegnante: in che modo potrei coltivare la capacità di amare nei miei studenti?  

Ci sono cose che si possono insegnare sull’amore; per esempio si può chiedere ai giovani: “Che cosa hai imparato dell’amore nella tua famiglia? Come ti hanno amato da piccolo? Che cos’è l’amore per te adesso?”. L’importante è saper insegnare loro come confrontare il passato e il presente per avviare una conversazione di gruppo. Non si tratta di psicoterapia vera e propria, ma semplicemente di mostrare agli adolescenti che c’è un legame tra il loro passato e ciò che desiderano nel presente. Anche le reazioni a una frustrazione possono essere oggetto d’indagine: è utile far notare, per esempio, che chi è frustrato a volte grida, un altro si chiude nel silenzio, altri ancora vogliono parlare e spiegare. Sul sito (www.theschooloflife.com) abbiamo un blog, ci sono dei saggi, dei film; alcuni sono anche sottotitolati. Vi invito a scoprirli.

Il saggio Come Proust può cambiarvi la vita si conclude con un’affermazione di grande suggestione: “La lettura si arresta alle soglie della vita spirituale; può introdurci in essa, ma non la costituisce”. Recentemente Armando Massarenti ha dedicato un libro a celebri lezioni d’amore di filosofi e poeti, dall’antichità ai giorni nostri. La lettura di esperienze amorose altrui può essere una propedeutica all’amore? 

Va utilizzata con molta attenzione. Ho letto molti grandi filosofi e pensatori e devo dire che non sempre hanno una scrittura chiara o di facile comprensione. Inoltre leggere molto non basta per imparare a vivere. Ci sono persone che leggono troppo, altre che leggono troppo poco: l’importante è leggere il libro dentro di noi, le nostre narrazioni interiori. Anche Proust, che era ovviamente un amante della letteratura, capiva molto bene i pericoli insiti nel pensare che gli altri abbiano sempre tutte le risposte. Noi stessi dobbiamo essere creativi, non solo seguire Aristotele o Platone. 

Qual è il libro più vero sull’amore che abbia mai letto? 

Diciamo che è come chiedere qual è il figlio preferito: non è possibile dare una risposta. Bisogna sicuramente leggere tanto e trovare qua e là dei passaggi che possano risultarci utili, ma non c’è un libro ideale: è difficile trovarlo come trovare un unico amico ideale.

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