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Parliamo di calcio, per favore Opinion leader

Firenze – Parliamo di calcio, per favore. La psicologia mi interessa soltanto se ci dice di qualcosa che viene prima dei problemi. Quella del dopo è facile: non può che farci constatare calo di autostima, depressione, in qualche caso narcisismo irrisolto (vedi tutta la storia dello smoking), e alla fine ci farà sapere che non riusciamo a elaborare il lutto. Ma prima che cosa è successo? Cosa ha portato la Fiorentina in questa crisi? Qual è il problema tecnico? E soprattutto: è una crisi di risultati o una crisi di gioco e di giocatori?

Partiamo dai dati. Relativamente alle squadre incontrate durante il campionato scorso, abbiamo sempre un punto in più (anche l’anno scorso abbiamo perso in casa dal Napoli); ma rispetto all’undicesima giornata, ne abbiamo otto in meno. Perché? Forse qui possiamo dare la risposta più facile: perché fino alla quindicesima giornata dello scorso anno la Fiorentina ha avuto Rossi che segnava con la media di un gol a partita (qualcuno ha dimenticato che il nostro attaccante è stato capocannoniere fino alle ultime giornate pur senza giocare?) e aveva segnato 22 reti contro le 10 di quest’anno, mentre a tutt’oggi non abbiamo un attaccante da area di rigore da mettere in campo, e il nostro attuale capocannoniere e unico finalizzatore (ma quasi mai uomo d’area, se non con le spalle alla porta) ne ha segnate solo quattro.

Realtà cruda e allarmante, ma realtà ineluttabile, della quale, come ho già scritto, assolvo la dirigenza fiorentina e Montella, che non potevano prevedere una falcidia del genere (non l’avrebbe prevista né sopportata neanche una Juve). Tutto qui? No. C’è dell’altro, perché se è vero che in molte partite sono mancati solo il gol e un po’ di fortuna (vedi Genoa, Sassuolo, Samp), in altre è mancato il gioco. O almeno, e mi riferisco alle partite contro la Lazio e contro il Napoli, il gioco non è stato all’altezza dell’avversario. Semplicemente: quelle due partite sono state perse contro squadre al momento superiori alla nostra per lo stato di forma (il Napoli lo aveva già dimostrato contro la Roma e in Europa) e per la qualità del loro gioco.

E qui veniamo alla parte più seria e critica del discorso, per la quale è doveroso fare una premessa generale. Il calcio, da che mondo è mondo, o si gioca all’attacco (oggi sempre di più) o si gioca a non prenderne. L’attuale eccesso di tattica nel gioco di ogni squadra ci fa rimarcare un’altra distinzione: o si gioca privilegiando il possesso palla alla Barça e come fa oggi il Bayern (che non vuol dire necessariamente attaccare, perché per la Fiorentina, per esempio, il possesso è stata sempre la miglior difesa), o si gioca recuperando palla e ripartendo. Il Real, tra le grandi, anche se non è perfetta nel pressing di squadra, privilegia questo tipo di gioco, come il Chelsea di Mourinho e come da noi Lazio, Roma e Napoli.

Ma noi ora siamo in un limbo dove non sappiamo che gioco fare, e spesso scegliamo una via intermedia che non paga. Non è un caso se abbiamo perso proprio da Lazio, Roma e Napoli, maestre nello sfruttare gli errori altrui e nelle ripartenze. Cosa avremmo dovuto fare per evitare quelle sconfitte? Parliamo di ieri. Montella andava ad affrontare il Napoli migliore dell’anno, con tutti i titolari in spolvero tenuti in serbo nella partita di Europa League. Ha deciso di giocarsela tenendo palla (come faceva l’anno scorso col famoso tiqui taca) e mettendo in campo i giocatori più tecnici con la sola eccezione di Pizarro. Ha sbagliato due volte: primo, perché Aquilani al posto di Pizarro è tornato ad essere corpo estraneo, troppo impreciso e falloso; poi perché la difesa a quattro ha finito per essere una difesa a due quando la Fiorentina perdeva palla (e, ahimè, l’ha persa spesso), regalando agli avversari quello che loro non sarebbero mai riusciti a fare nel riconquistarla. E qui devo dire che Montella ha le sue responsabilità.

Se ci pensate bene, Montella ha regalato a Roma, Lazio e Napoli i primi tempi (è solo un caso se il Napoli ha segnato nel secondo, quando addirittura la Fiorentina non lo meritava). Ebbene, sì. Montella avrebbe dovuto giocare da subito con il 3-5-1-1 e avrebbe dovuto di più “aspettare” il Napoli (come aveva fatto con la Lazio, non per scelta, ma per evidente superiorità atletica e tattica della Lazio in quella partita finché ha avuto fiato). Ma sarebbe bastato? Forse no. E il perché è sin troppo evidente: perché quelli che sono stati gli eroi indiscussi degli scorsi due campionati, oggi sono il problema di questa squadra. Mi riferisco a Cuadrado (e qui forse la psicologia, megtliola psicopatologia, può aiutare), a Gonzalo (mai così fuori giri e “distratto”), a Borja Valero. Per il quale il problema è un altro: Montella ha deciso di impostare la squadra con un gioco più aggressivo e veloce, per agevolare quello che avrebbe dovuto essere l’attacco titolare, e Borja quel gioco lo deve imparare. Non può più tener palla e esibirsi in giochetti da circo, ma deve correre, pressare e finalizzare. Cosa che forse non è nelle sue corde. Ma certo Montella non può tener fuori tutt’e tre questi giocatori.

Li deve aspettare, li deve far tornare in forma, deve far loro assimilare il gioco nuovo, almeno finché non avrà un attacco vero che gli permetterà di valutare chi preferire a centrocampo. Ora non ha alternative. Perché l’unica vera alternativa sarebbe votarsi al gioco d’attacco senza remore, come fa il Napoli, e scegliere definitivamente una difesa a quattro, con due centrocampisti di quantità e di fisico (Aquilani e Kurtic o Badelj) e tre trequartisti dietro una punta (al momento si potrebbero ipotizzare Cuadrado, Ilicic, Marin dietro Babacar o dietro Gomez). Con quel che ne seguirebbe se l’esperimento dovesse costare una sconfitta! Ma io lo dico da sempre: la Fiorentina si giudicherà nel girone di ritorno. E al momento non ci sono drammi da fare, ma solo da pazientare in attesa di avere un attacco che sia tale e in attesa di prove all’altezza da parte dei tre reprobi (altro che fischiare il povero Ilicic!). Consoliamoci con quel cross di Cuadrado (finalmente!) con colpo di testa di Gomez sulla traversa, che al momento equivale all’unica speranza concreta.

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