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Parole della Sinistra, Montanari: “Turismo, questione di democrazia” Breaking news, Politica

Firenze – Una Sinistra unita? Intanto, si parte dalle parole. O meglio, come dice Danilo Conte, uno degli organizzatori di Firenze Città Aperta che ha “convocato” l’appuntamento, da una riflessione sulle parole fondanti quella cultura di sinistra di cui Firenze è impregnata e da cui si è rischiato, si rischia, di distaccarsi. Perché,  dice ancora Conte, “offuscato” da una valanga di altre parole, da una valanga di rimandi fallaci, di fraintendimenti, la Sinistra rischia di “perdere” il proprio vocabolario.

E’ un fiume in piena, quello cui assiste la platea (oltre 200 persone, dicono gli organizzatori, si sono avvicendate nella mattina di sabato allo Spazio Alfieri). Relatori e portatori delle “riflessioni”, nomi famosi e cittadini, studiosi e testimoni della realtà fiorentina. Risuonano parole “antiche”, come antifascismo, mafie, e nuove, come accoglienza, nera, economia solidale. Fra tante, una, affidata al professor Tommaso Montanari, è davvero una riflessione amara e disincantata su Firenze e i meccanismi che la stanno lentamente (o velocemente, a seconda dei punti di vista) stritolando. E un dato imprescindibile per chiunque voglia tentare di dare un futuro alla città.

La parola è “turismo”. “Parlare di turismo a Firenze significa non soltanto parlare di economia o di settori di produzione, ma parlare di democrazia – esordisce Montanari, presente in video –  il problema non è, parafrasando Danilo Dolci, turismo sì o turismo no, ma quale turismo e chi si prende i soldi. Governare il turismo significa avere un progetto di città, avere una visione di ciò che Firenze può diventare e di quello che Firenze è diventata a causa della scelta di non governare il turismo ma di esserne governata,  di affidare ad altri meccanismi, al mercato, quella crescita di progetto stesso della nostra convivenza”.

Il problema ovviamente non investe solo Firenze, ma l’Europa, in particolare quella meridionale. E proprio in quest’area si è sviluppato un movimento forte di resistenza al dominio del turismo. “Sui muri di Barcellona si vedono grandi scritte con le parole il turismo uccide – continua Montanari – scritte che portano a galla il malessere e la consapevolezza diffusi sul cambiamento delle città che ha a che fare con l’espulsione dei residenti, con quella che chiamiamo “gentrificazione”, una parola di origine inglese che usano gli urbanisti. Un concetto che significa “borghesizzazione”, espulsione dei residenti, e trasformazione dei quartieri popolari in quartieri alto-borghesi uniformi socialmente”.

Un fenomeno che riguarda tutte le città italiane, Venezia per prima, che rappresenta il futuro prossimo di Firenze. Fenomeni che proprio da queste pagine hanno avuto importanti sottolineature, una per tutte la per ora tentata vendita delle case popolari di via de’ Pepi. “I  cittadini se ne vanno – dice ancora Montanari – perché la città non appartiene più ai cittadini. Il 90% delle compravendite nel centro storico di Firenze è preliminare e propedeutico alla destinazione della casa venduta o comprata all’accoglienza turistica, AirB&B, B&B, a tutto un mondo che svuota le abitazioni. Questo fenomeno ha a che fare con la tenuta democratica”.

Un fenomeno che ha come effetto l’azzeramento della comunità. “Le città diventano solo dei grandi alberghi e la prima cosa che viene sacrificata è lo spazio pubblico, perché la città dei ricchi non ha bisogno di servizi pubblici, ricorre direttamente ai servizi privati. Non si tratta di un conflitto fra cittadini e turisti o peggio fra italiani e stranieri. Fa impressione vedere come siamo genuflessi con chi viene col denaro e disumani verso chi arriva per chiedere aiuto. La discriminante è il denaro. Si tratta di sostituire il conflitto fra chi è qua e chi viene da fuori con il conflitto, più realistico, fra ricchi e poveri”.

Se questo è vero, dei modi per reagire tuttavia ci sono, dice Montanari. “Il primo è avere coscienza del problema e iniziare ad autogovernarsi. Firenze ha lasciato il suo destino al turismo. Si rinuncia da ogni idea di futuro condiviso in nome del brand, della città ridotta a merce. E’ questo, ciò che dobbiamo sapere rimettere in discussione, in maniera forte. La città è una comunità, una comunità aperta che non deve lasciare il suo destino in mano solo ai meccanismi del mercato. Parlare a Firenze di turismo significa parlare di democrazia, di cittadinanza, di un futuro sostenibile. Anzi. Dell’unico futuro possibile”.

 

 

 

 

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