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Parte l’«operazione bunker» per svuotare i serbatoi della Concordia Cronaca

I palombari della Marina Militare sono tornati ad immergersi alle 7:00 di questa mattina. Per oggi, 21 gennaio, erano previste mareggiate ed onde troppo alte per permettere di proseguire le ricerche dei dispersi. Ed invece il mare è calmo, attorno all’isola del Giglio ed attorno al relitto della Costa Concordia che posa di fronte al porto da ormai una settimana. I sommozzatori sono tornati in acqua ed hanno aperto tre varchi sul ponte 5 con delle microcariche di esplosivo. Secondo alcune testimonianze, infatti, in quella zona della nave c’erano molte persone nei concitati momenti dell’evacuazione. Le speranze di trovare sopravvissuti in parti non sommerse o nelle quali potrebbero essere rimaste delle “bolle d’aria”, però, è sempre più esile man mano che passano le ore. È partita, nel frattempo, la cosiddetta “operazione bunker”. Sul pontone della Smit Salvage, società olandese incaricata da Costa Crociere della rimozione del carburante dai serbatoi della nave naufragata, tutto è stato predisposto per iniziare a svuotare il gasolio dal mastodonte del mare. Nella serata di ieri, 20 gennaio, le navi della Castalia hanno posizionato attorno alla Concordia le panne anti-inquinamento che difenderanno il mare da eventuali fuoriuscite di carburante dalla pancia del relitto. Dopo l’accerchiamento della nave con queste barriere di contenimento, sono stati allestite le bocchette di aspirazione e le operazioni di rimozione del gasolio dai serbatoi della Concordia potrebbero iniziare già nel pomeriggio di oggi. Per monitorare i possibili sversamenti di carburante, l’Agenzia Spaziale Italiana fornirà alla Protezione civile i dati e rilevati dai satelliti di Cosmo-SkyMed. Grazie alle immagini trasmesse di radar dei satelliti, sarà possibile individuare le macchie di carburante che potrebbero formarsi nel mare del Giglio.

 La Procura di Grosseto ha chiesto l’incidente probatorio
«C’è stato un contatto con il fondale. Ho fatto un guaio», avrebbe comunicato al centro operativo di Costa Crociere il capitano Francesco Schettino negli attimi immediatamente successivi all’incidente. L’inchiesta sul naufragio della Concordia continua, fra conferme, smentite, ritrattazioni ed acquisizioni di nuovi dati. Questa mattina, ad esempio, è stato recuperato dal relitto l’hard disk di bordo, che contiene le immagini registrate dalle telecamere della nave. Chissà che non sia proprio questo disco di memoria a fornire agli inquirenti che indagano su quel tragico venerdì 13 le informazioni necessarie a fare chiarezza su quanto accadde veramente. Per il momento di chiaro ci sono soltanto le dichiarazioni dell’avvocato di Francesco Schettino, Bruno Leporatti: «La verità sta lì, è tutto registrato», ha detto a proposito della scatola nera. «Impugnerò – ha continuato – il provvedimento davanti al giudice del riesame in quanto mi lascia perplesso il pericolo di recidiva ravvisato dal gip». «La domanda – ha concluso il difensore del capitano della Concordia – che si farà al riesame, sarà di annullare gli arresti domiciliari. Si fa domanda di riesame perché non c'è neanche quell'esigenza cautelare che il giudice ha ravvisato». Nella scatola nera ritrovata all’interno della nave da crociera naufragata alla Gabbianara ci sarebbero le registrazioni degli ultimi attimi prima del naufragio. Per questo la Procura di Grosseto ha chiesto al giudice per le indagini preliminari un incidente probatorio sulla stessa scatola nera.

Continuano gli interrogativi sulla ragazza moldava
Nella giornata di ieri, 20 gennaio, il procuratore grossetano Francesco Verusio è tornato ad accusare il capitano della Concordia di «imprudenza, negligenza e imperizia», nonché di aver violato una legge (l’art. 6 della legge n. 1085 del 1977) che obbliga le navi a non superare la velocità di 15 nodi. In effetti da quanto rilevato nel corso delle prime indagini, la Concordia impattò con gli scogli delle Scole ad una velocità di 15-16 nodi. Che la nave da crociera corresse sulle acque, è dimostrato, se non dallo squarcio ben visibile sulla sua fiancata, dal sopralluogo effettuato ieri, 20 gennaio, dai sommozzatori della polizia sullo scoglio che la Concordia colpì la sera della tragedia. Il sopralluogo è stato disposto dagli inquirenti per ricostruire nei minimi particolari le fasi immediatamente precedenti ed immediatamente successive al naufragio, ma è anche servito a ritrovare alcuni pezzi di lamiera dello scafo della nave, che sono stati acquisiti come elementi dell’inchiesta. E se è ormai appurato che all’origine del naufragio c’è stato un urto con gli scogli delle Scole, meno chiaro è il perché la nave pilotata da Schettino si sia diretta proprio su quella rotta sbagliata. Rimangono ancora perplessità, infatti, sulla presenza della venticinquenne moldava Domnica Cermotan accanto al capitano della Concordia la sera della tragedia. Costa Crociere ha fatto sapere, con un comunicato stampa, che la giovane era regolarmente a bordo della nave e che metterà a disposizione degli agenti la matrice del suo biglietto d’imbarco. Non è chiaro, però, se ad acquistare il tagliando sia stata la stessa giovane moldava, sua madre, suo fratello, il capitano o se addirittura il viaggio sia stato un omaggio della compagnia di navigazione alla bionda che lavorava come ballerina proprio su quella nave. È quasi certo, però, che la giovane non era salita a bordo clandestinamente o per capriccio di Schettino. Sicuro, invece, che la venticinquenne moldava era a cena con il capitano la sera del naufragio. A testimoniarlo una fotografia di un passeggero, il savonese Angelo Fabbri, che ritrae Schettino ed un altro ufficiale di bordo al tavolo con Domnica Cermotan. Secondo i racconti di alcuni passeggeri che avevano cenato nei tavoli vicini a quello del capitano, Schettino ed i suoi due convitati avevano bevuto molto durante il pasto. Circa un decanter di vino rosso, dicono i testimoni. Dopo la cena, Schettino si sarebbe allontanato assieme a Domnica ed al maitre di bordo. Forse, ci si chiede, per mostrare loro la sua bravura ad inchinare la nave di fronte all’isola del Giglio. Una prova di bravura che, in ogni caso, sarebbe costata il naufragio della Concordia.

La Capitaneria di porto apre un’inchiesta interna
Il capitano della Capitaneria di Porto di Livorno, Nerio Busdraghi, ha annunciato ieri che il Comando generale della Capitaneria di Porto ha attivato un’inchiesta tecnico-amministrativa interna sulle cause del naufragio della Concordia per verificare se vi siano responsabilità del suo personale in quanto accaduto una settimana fa nelle acque del Giglio. «L'operatore della Capitaneria di Porto di Livorno –ha detto Busdraghi – quella sera ha notato qualcosa di anomalo nella rotta della nave e lo ha prontamente segnalato», ma questo non toglie che l’inchiesta ed i riscontri sulla scatola nera possano accertare eventuali responsabilità umane nell’incidente. Si tratta, insomma, di indagini d’obbligo per una tragedia di proporzioni e risonanza mondiali. «L'inchiesta parallela tecnica – ha spiegato ancora Busdraghi – sarà fatta da un organismo investigativo interno che svolge perizie tecniche per poi andare ad attivare eventuali correttivi alle norme di navigazione vigenti, affinché  non avvengano più incidenti del genere». Ci si concentrerà più che altro sull’Ais (Automatic Identification System), il sistema di rilevamento satellitare della Costa Concordia. Dai dati dell’Ais depositati agli atti dell’inchiesta dalla Guardia Costiera livornese si cercherà di capire se il sistema con il quale la nave da crociera tracciava la sua rotta, fosse spento o acceso al momento dell’impatto con lo scoglio delle Scole. E intanto sale alla ribalta delle cronache la telefonata del capitano della Concordia al commodoro Mario Terenzio Palombo. Ebbro dal vino, si dice, Schettino avrebbe chiamato il maestro per sfidarlo. Quindi si sarebbe messo al timone per inchinare la nave al Giglio ed avvicinarsi alla costa più quanto lo stesso Palombo non avesse mai osato fare. Il commodoro, però, smentisce qualsiasi responsabilità nel comportamento del capitano della Concordia. In un’intervista rilasciata a La Repubblica, infatti, ha dichiarato: «L'ho detto e ripetuto ai magistrati. A un certo punto squilla il cellulare e sento questo casino di Schettino, del maitre che dicevano che stavano davanti al Giglio e io gli ho detto: “Ma che me ne frega a me”. E ho chiuso».

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