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Partecipazione: Parco San Salvi, verso una cittadella multifunzione Cronaca

Firenze – Zitti zitti buoni buoni, verrebbe da dire riferendosi al percorso di partecipazione ex lege regionale 46/2013 che centinaia di cittadini stanno mettendo in piedi per organizzare e gestire lo spazio del parco di San Salvi. Una modalità che farà storia, sia per la partecipazione popolare sia per la determinazione con cui il nucleo “fattivo” di residenti del quartiere ha voluto utilizzare una modalità che solitamente è appannaggio di enti pubblici e soggetti organizzati. E proprio in queste settimane si stanno svolgendo  i giorni “caldi” della partecipazione, vale a dire si sta strutturando quella che sarà la proposta finale che con ogni probabilità verrà portata in assemblea per la sua approvazione definitiva  verso la metà di aprile.

Così, come spiega Iacopo Ghelli, mediatore del percorso partecipato, a cui ci siamo rivolti per avere qualche anticipazione su ciò che bolle in pentola, con una caparbietà senza limiti, i cittadini del  Coordinamento “Salvare San Salvi”, hanno raccolto le firme necessarie (che si misurano in rapporto alla popolazione dell’area presa in esame) per iniziare il percorso, e soprattutto hanno costruito un progetto sulle modalità di partecipazione considerate valide dalla APP (autorità per la partecipazione, un organo regionale)  tale da permettere di aggiudicarsi le risorse previste dalla legge.

Intanto, diamo qualche numero. Accanto e in iterazione col nucleo più attivo, costituito di circa 200 persone, c’è tutta una ulteriore “corteccia” di circa 400 persone che ruota attorno, mentre tra assemblee pubbliche, iniziative, dibattiti e quant’altro compresa la raccolta di firme che, sia detto per inciso, ha superato abbondantemente l’asticella messa per legge, si stima che la riprogettazione e riorganizzazione di San Salvi abbia raggiunto almeno 2mila persone. Numeri importanti per un’area importante, costituita da 32 Ha di terreno (con la possibilità anch’essa “storica” di acquisire un altro ettaro circa da privati) più varie strutture immobiliari, 40, fra cui gli edifici dell’ex-ospedale psichiatrico di San Salvi. Proprio quelli, per intendersi, che sono comunque contemplati dalla Regione nel piano delle alienazioni; per essere precisi, gli edifici che vanno dal 31 al 35. 

san salvi padiglione 38A rilevare la situazione paradossale che si sta verificando a San Salvi, è il Comitato San Salvi chi può, altra cosa rispetto al Coordinamento “Salvare San Salvi” che ha invece cominciato il percorso partecipato secondo la legge regionale 46/2013 che ha preso il posto della vecchia legge sulla partecipazione 69/2007. Il paradosso è, spiega il Comitato storico dell’area, che “nel bel mezzo di questo lavoro cui i cittadini dedicano il loro sforzo e tempo nel definire un progetto articolato di recupero del complesso monumentale e del parco, gli edifici di San Salvi continuano ad essere tutt’oggi inclusi nel piano di vendite della Regione, piano che rappresenta una sistematica spogliazione di bene pubblico a favore di lobby economiche, e che viene realizzato in conformità al PUE del 2007, sul quale da tempo sembrava calato il silenzio della Regione stessa”.

Dunque, da un lato, secondo il Comitato San Salvi chi può, la Regione approva e finanzia il progetto di partecipazione,  ma dall’altro non esiste alcun impegno da parte della stessa per riqualificare San Salvi con gli opportuni investimenti e con un progetto costruito con il fattivo concorso dei cittadini, ma solo la volontà di alienare ai privati una consistente parte dell’ex manicomio”. E dal momento che dal 2007 non si sono presentati acquirenti, il sospetto provato, per i cittadini del comitato storico, è che l’operazione si concluderà a prezzi di svendita.

“La contraddizione è evidente – risponde Ghelli – anche se nel momento stesso in cui ci finanzia, la Regione dovrebbe valutare l’opportunità, dettata dal buon senso, di prendere in considerazione l’esito del percorso partecipato intentato dai cittadini”. Il problema in buona sostanza riguarda quel famoso Pue 2007 che prevede la possibilità per i privati di costruire nell’area. “Anche se – continua Ghelli – gli sforzi dei cittadini non andrebbero comunque perduti, dal momento che gli immobili oggetto di vendita non sarebbero tutti, ma solo una parte, e la nostra proposta sarà articolata in più parti”. Insomma alla fine dei conti se proprio tutto dovesse andare nel peggiore dei modi dal punto di vista dei cittadini, rimarrebbe comunque spazio per la progettualità espressa.

Di fatto ciò che pensano i cittadini coinvolti nel progetto è: il percorso è quasi terminato, le proposte popolari sull’utilizzo dell’area saranno presentate entro i primi giorni di maggio e, nel frattempo,il famoso Pue 2007 sta per scadere (nel 2017). “Sarebbe opportuno, in questa situazione, che la Regione prima di muoversi sul vecchio Pue prendesse in considerazione l’ambito delle funzioni che verranno delineate dalle nostre proposte – dice ancora Ghelli – il che può incidere sulla destinazione dell’area e anche sulla decisione di vendita di immobili presente nel Pue ormai a fine vita. Tant’è vero che il Coordinamento ha intenzione di chiedere nelle prossime settimane un incontro a Rossi  proprio per ragguagliarlo, una volta avvenuta l’assemblea e definita la proposta, su ciò che i cittadini vorrebbero per l’area”.

Insomma prima di dare il via a vendite e quant’altro, dicono i cittadini, ascoltateci. Soprattutto perché, secondo il Pue 2007, nell’area si potrebbe assistere alla costruzione di 90 appartamenti nelle strutture dell’Asl; ipotesi già ridimensionata rispetto alle voci che correvano sotto il pelo dell’acqua rispetto al protocollo d’intesa 2012, voci che adombravano la possibilità di ritrovarsi con 240 in prima battuta e poi fino a 300 appartamenti. “Il percorso partecipato può decidere tutto tranne le cose già decise – conclude Ghelli sul punto – ma per ragioni di opportunità crediamo, visti i tempi e le scadenze,  che sia veramente il momento di ascoltare prima di prendere iniziative”. 

Ebbene, cosa sta emergendo dal confronto pubblico circa le funzioni di San Salvi secondo i desiderata dei cittadini? Il primo elemento, è la polifunzionalità che residenti e cittadini vogliono dare all’area. Qualcosa, per intendersi, “che possa essere vissuto nell’intera giornata e per buona parte della notte”. Dunque, la prima preoccupazione dei cittadini è: garantire la frequentazione, la sicurezza e i servizi alla comunità. Le proposte dunque si articolano e sono molto varie: si va dalla proposta di un’area artigiana limitata, allo sviluppo di sinergie interne che utlizzino i vari soggetti già presenti, più altri servizi che riguardino percorsi di iterazione con le scuole.

Un esempio, fra i tanti che si potrebbero fare, è illuminante: “Già oggi – spiega Ghelli – ci sono i terreni occupati dagli studenti della facoltà di Agraria, (Oca, Orti collettivi autogestiti) in cui si assiste a sperimentazioni e pratiche virtuose di coltivazione che potrebbero entrare in contatto con l’istituto alberghiero Saffi che si trova sempre all’interno dell’area e in cui i ragazzi già svolgono qualche piccola attività orticola. Scopo, dare luogo a un servizio interessante che coniughi produzioni orticole sostenibili e ristorazione. Tutto ciò visto anche in prospettiva di un’offerta di ristorazione alla futura San Salvi in orari diurni nel momento in cui aumenti la frequenza del parco”.

san salvi buonoAltro punto fondamentale che riguarda le proposte che dovranno attendere l’imprimatur dell’assemblea di aprile, quello di costruire il Parco di San Salvi come perno fondamentale di un sistema di parchi che comprende l‘area sud est della città che insiste, fra le altre cose, anche sull’importanza di un sistema di trasporto ciclopedonale attentamente valorizzato. Un sistema “verde” che comprende il giardino di Villamagna- Albereta-SaSalvi- Anpil del Mensola, fino alle pendici di Fiesole. “Mettere in piedi questa grande area verde – sottolinea Ghelli – significa anche mettere in concreto una vera politica dei parchi cittadini. Senza dimenticare l’area compresa fra via Aretina e la ferrovia, un terreno aperto in cui insiste la famosa e ormai dimenticata stazione di San Salvi, con la possibilità. con il sottopasso, di aprire San Salvi alla città, considerando che a distanza di 100 metri si sbuca a Bellariva. Ricordo anche che la fondazione Architetti ha donato sua sponte un progetto di riassetto e messa in comunicazione delle aree Villamagna-Anconella-Bellariva”. Si tratterebbe insomma se la Regione vorrà ascoltare, di un percorso enorme, verde, sostenibile, che diverrebbe fondamentale per l’intera città.

Altro punto ancora, la presenza universitaria, che, secondo le idee espresse dai cittadini, “dovrebbe essere messa in grado di valorizzare, ad esempio, le presenze artigianali”, e, se proprio si vuole parlare di area residenziale, “dovrebbe essere non solo ridotta al minimo, ma avere natura di studentato per l’università e di co-housing”. Non solo: l’idea dell’Auditorium, già proposta dalla Regione e per ora abbandonata, “piace a tutti”, mentre punto fondamentale rimane “la valorizzazione dell’attività della scuola teatrale, ritenuta importantissima per tutto il Quartiere”, trattandosi, lo ricordiamo, della storica e celebrata scuola dei “Chille de la Balanza”. Previste anche le auto: per loro, estromissione completa dal “cuore” di San Salvi, andrebbero relegate in aree parcheggio periferiche.

Foto: pagina Facebook San Salvi per tutti  sito: www.sansalviperutti.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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