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Partecipazione: tutti contenti, ma l’Autorità regionale è ferma, manca un componente Politica, Società

Firenze – Partecipazione, Toscana pioniera. Se questa è la sintesi dei due appuntamenti che si sono tenuti in Regione, ieri  “Pedagogie urbane: processi partecipativi tra scuola e città”,  venerdì scorso un dibattito-confronto su beni comuni,  governance, spazi urbani e servizi, con casi reali di partecipazione dei cittadini, tuttavia il risultato, per ora, è che l’APP, l’organo regionale “motore” della partecipazione intesa come un vero e proprio percorso che partendo dalle istituzioni consente ai cittadini di entrare in concreto nelle politiche decisionali sulle opere pubbliche del territorio, manca di un componente. Una mancanza che si protrae da diverso tempo e che di fatto rende l’organo “zoppo”. Il che significa, banalmente, che non è, pienamente almeno, operativo.

Della cosa si sono occupati anche i consiglieri regionali Tommaso Fattori e Paolo Sarti, di Sì Toscana a Sinistra, che proprio ieri hanno inviato una lettera protocollata al presidente del consiglio regionale Eugenio Giani, e per conoscenza ai vari capigruppo regionali, con cui si sollecita come urgente la nomina del nuovo componente dell’Autorità regionale per la partecipazione. La lettera segue un sollecito, sempre di Fattori e Sarti, inviato il 6 ottobre scorso, a seguito del quale, ricordano i consiglieri, il Presidente del consiglio regionale Eugenio Giani si assunse l’impegno di procedere in tempi brevi alla nomina, impegno formale messo a verbale nel corso di  un recente consiglio regionale. Di fatto, se la partecipazione all’elaborazione e alla formazione delle politiche regionali locali è un elemento qualificante della modalità “toscana”, è ancora più necessario procedere, argomentano i consiglieri, in tempi brevi alla nomina del componente mancante proprio per rendere pienamente operativo un organo che ha dato così brillante prova di se’.

Del resto, la riprova di quanto sia efficace per la formazione di una cultura della partecipazione il lavoro svolto dall’Autorità, lo si desume, oltre che dall’appuntamento di venerdì, anche  dal convegno che si è tenuto nella sede della Regione Toscana ieri lunedì 19 dicembre, sia per l’intensità del vissuto dei testimoni, sia per la reale possibilità di mettere in campo forze dal basso che entrano all’interno dei processi decisionali. Il senso dell’iniziativa, dal titolo:  “Pedagogie urbane: processi partecipativi tra scuola e città”, è stato quello di mettere in rete le esperienze fatte negli ultimi anni, farle parlare tra loro e valutare se i vari progetti sviluppati generano o meno una cultura partecipativa. L’evento, promosso dal Consiglio regionale e dall’Autorità regionale per la partecipazione, si è svolto nella Sala  delle Feste di Palazzo Bastogi.

L’occasione per presentare i risultati dei progetti partecipativi che hanno coinvolto le scuole toscane nel triennio 2014- 2016, è servita non solo a mettere a fuoco le potenzialità, i limiti, le possibilità di integrazione, ma anche a coglierne le criticità e le debolezze. I progetti partecipativi coordinati da istituti scolastici sono stati 4, mentre 5 quelli tra scuole e città. L’istituto di istruzione superiore Valdichiana di Chiusi ha dato vita a LabAm, un laboratorio per il monitoraggio ambientale con attrezzature a basso costo, alla portata di tutti i cittadini. L’istituto comprensivo di Massarosa ha sviluppato un progetto di sensibilizzazione e monitoraggio per la tutela delle acque e delle aree umide. Il liceo ‘Eugenio Montale’ di Pontedera ha messo mano alla riprogettazione del villaggio scolastico. L’Istituto ‘San Giovanni Bosco e Cennino Cennini’ di Colle Val d’Elsa ha infine trattato i problemi della multiculturalità in ‘Collega- menti”, proponendo un’aula polivalente dentro la scuola.

“Il nostro obiettivo è promuovere la partecipazione nelle sue diverse forme – ha sottolineato Paolo Scattoni, professore associato di urbanistica alla Sapienza di Roma e componente l’Autorità regionale – una è la scienza di cittadinanza, poco praticata in Italia. I ragazzi si sono cimentati su questo ed i risultati sono interessanti. Sviluppando i loro progetti hanno maturato competenze che alcuni dei loro professori non hanno”.

I progetti partecipativi tra scuola e città hanno riguardato la costruzione di un museo sulla storia per studenti e cittadini di Montelupo (Edumuseo), coordinato dal locale istituto comprensivo Baccio da Montelupo. I bambini di Montemurlo hanno invece dato delle idee sul centro cittadino, mentre il comune di Bagno a Ripoli ha vagliato le idee sul riuso e ampliamento di un complesso scolastico. La realizzazione del nuovo polo scolastico è stata al centro del progetto del comune di Impruneta, analogo a ‘Versilia School City” messo in campo dal comune di Pietrasanta. La partecipazione di Lucia Lancerin, del Laboratorio Città di Bassano del Grappa, e Marina Canals Ramoneda, segretaria generale dell’Associazione internazionale città educative di Barcellona ha permesso di inquadrare l’esperienza toscana in una prospettiva più ampia.

“Ancora siamo lontani dal far retroagire le virtù di questa cultura nuova di partecipazione sui meccanismi che poi finanziano le opere ed i servizi – ha osservato Giovanni Allegretti, architetto ed urbanista, invited professor all’università di Coimbra e componente l’Autorità regionale – con il porto di Livorno la Toscana ha aperto la stagione dei dibattiti pubblici sulle grandi opere ed ora c’è una legge nazionale che obbliga tutti a farli. Siamo stati pionieri e non dobbiamo accontentarci di esserlo stato. Dobbiamo esserlo su altre cose”. Una prospettiva condivisa dall’assessore alla presidenza, Vittorio Bugli.

Foto: il tavolo di partecipazione di  San Salvi per Tutti, Associazione Coordinamento Salvare San Salvi

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