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Partiti: il peso di un passato che non passa Opinion leader, Politica

Per quanto riguarda il centrodestra,Berlusconi “cambia nome” al suo partito, ritornando a Forza Italia. Ipotizza l’ipotesi della “discesa in campo” di sua figlia, impone ad Alfano, agli altri 4 ministri ed ai  parlamentari che si “sentono” alleati del PD, per il governo del Paese, di non creare separazioni, ma di restare in questa nuova “Forza Italia” operando in modo coerente con le indicazioni di questa ricreata struttura. Indicazioni che darà lo stesso Berlusconi, in funzione della  propria sua contingente situazione di interessi, mascherata in qualche maniera. E’ difficile non rapportarsi a quanto accadde in funzione della votazione della fiducia al governo Letta-Alfano. Nel corso di tutte le riunioni che precedettero il voto, Berlusconi mantenne una posizione negativa salvo poi, esprimersi in termini positivi, quando personalmente fu chiamato ad esprimere il proprio voto. Cioè  l’obiettivo di Berlusconi  di contenere i danni della sua attuale situazione, sul piano giuridico, condizionerà le indicazioni operativi che  pretenderà dai componenti di  Forza Italia. L’attuale situazione di Alfano porta a queste conclusioni.

Per quanto riguarda Il Partito Democratico, la Leopolda ha evidenziato in modo esplicito le posizioni, ed i relativi obiettivi di Matteo Renzi, che parteciperà, il prossimo 8 dicembre, alle primarie per il nuovo segretario del Partito Democratico.
Almeno una consistente parte  del partito ha dichiarato di non condividere le posizioni espresse da Renzi: naturalmente Cuperlo, ma anche D’Alema, lo stesso Epifani ed altri esponenti significativi del partito

Le posizioni critiche, nel loro complesso, appaiono più frutto della cultura e della operatività del  PD del passato, che di un’attenta ed adeguata valutazione delle esigenze del paese attuali e del prossimo futuro. Appaiono cioè l’espressione di quella  cultura che non ha consentito al partito di svolgere una efficace attività di  opposizione dal 2001 al 2011( a parte la parentesi biennale del secondo Governo Prodi).Una  visione della società e quindi un modo di percepire  gli obiettivi politici, troppo condizionati da una cultura  di un tempo precedente.       

E’ difficile affermare che i risultati dei governi Berlusconi in quegli anni sono stati, o potevano apparire positivi.   
Si pensi (solo delle esemplicazioni) alla politica relativa alla scuola, alla tassazione delle rendite rispetto ai redditi da lavoro, alle leggi ad personam, alle diminuzione del reddito pro-capite diminuito per  i nostri cittadini di 14 punti in 5 anni  (considerato 100 il Pil pro-capite, a parità di potere d’acquisto nell’Unione europea, il Pil per abitante in Italia era 117,8 nel 2001 e 103,8 nel 2006). 
Sarebbe stata opportuna una politica d’opposizione più efficace, più aggressiva, capace di comunicare e motivare in modo diverso i cittadini. Cioè una politica d’opposizione coerente con il nostro tempo e non più simile a quella degli anni ’80 ’90 del 1900.

Franco Gentile

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