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Pasqua senza pienone. Carobenzina e pioggia frenano i turisti italiani Turismo

Come era prevedibile il pienone di turisti per Pasqua non ci sarà. Diminuiscono in Toscana le presenze degli italiani, bloccati dai costi proibitivi della benzina, e per quasi tutti le vacanze saranno concentrate in 1-2 giorni  In aumento invece gli stranieri, che si fermeranno un po’ di più (2-3- giorni). Secondo un’indagine di Confesercenti la diminuzione complessiva si attesterà sul 5%-6%, con un’oscillazione di un paio di punti dovuta ai last minute dell’ultima ora. Con la crisi che riduce i consumi e le previsioni meteo non entusiasmanti  non serpeggia, in effetti, un grande ottimismo tra albergatori, negozianti e ristoratori.  «C’è sicuramente un calo di presenze rispetto allo scorso anno – dice Lapo Cantini  di Confesercenti Firenze  – Il turista che arriverà per le feste tenderà comunque a spendere meno». Anche chi si regala una breve vacanza primaverile tenderà dunque a risparmiare, preferendo i il panino in strada piuttosto che il pranzo in ristorante,  rinunciando allo shopping o a portare a casa un souvenir. «Il turismo sarà trainato dalle presenze straniere, soprattutto americane –  conferma Gianfranco Lorenzo del Centro studi turistici di Firenze – Gli italiani, meno degli altri anni, concentreranno la loro presenza in 1-2- giorni al massimo». «Anche se va salutato il  ritorno di turisti americani, la situazione del mercato appare  ad oggi condizionata dagli effetti della recessione in atto, non solo in Italia ma anche negli altri paesi europei»  sintetizza Massimo Biagioni, direttore regionale di Confesercenti Toscana. Andamenti non fantastici anche per le prenotazioni negli alberghi, pieni all’80-85%. «Siamo più o meno sui livelli dell’anno scorso, ma veniamo da un trimestre negativo andato peggio del 2011 –  spiega il presidente di Federaberghi Firenze Francesco Bechi – Per Pasqua un po’ di clientela si muove sempre ma non si può negare che vi sia una riduzione di presenze legata alla crisi.  E questo nonostante gli alberghi stiano praticando una politica tariffaria attenta, resa difficile dalla tassa di soggiorno e dall’esplosione degli ultimi anni delle prenotazioni on line, ormai circa il 60-70%». Le presenze sono comunque, secondo Bechi, un indice che non basta, da solo, a dire se le cose stiano andando bene per il comparto alberghiero. «I costi sono aumentati molto, dalle bollette della luce all’Imu al costo del lavoro. La tassa di soggiorno riduce la nostra possibilità di agire sulle politiche dei prezzi. Per ripartire davvero il settore avrebbe bisogno di interventi infrastrutturali fermi da troppo tempo. Aspettiamo da 30 anni l’aeroporto. Vent’anni fa Firenze era il maggiore polo fieristico-congressuale del Paese. Dopo anni di “non fatto” siamo rimasti indietro e abbiamo perso competitività». Per quanto riguarda infine i toscani, Confesercenti stima che circa 500mila trascorreranno almeno un giorno fuori casa. Sempre se il tempo, alla fine, sarà clemente.

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