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Passeggiate fiorentine, da piazza Pier Vettori a Porta al Prato passando dalle Cascine Ambiente, Breaking news, Cultura

Firenze – Da piazza Pier Vettori a piazza Vittorio Veneto e poi al parterre di Porta al Prato, continuiamo la nostra passeggiata sulle tracce delle piazze otto-novecentesche di Firenze in compagnia del professor Mario Bencivenni, storico dei giardini.

“Si parte da un presupposto – spiega il professor Bencivenni – vale a dire, la promessa di pedonalizzare le Cascine. Promessa clamorosamente tradita con l’inserimento in un parco monumentale protetto, della struttura tramviaria. col risultato che il viale degli Olmi è diventato il by pass di via del Ponte di Mezzo, nonché parcheggio scambiatore per la fermata della tramvia. Piazza Vittorio Veneto invece si è trasformata in un parcheggio di superficie, con le problematiche recentemente connesse. Addirittura, momentaneamente, è utilizzato come capolinea per le autolinee Cap che vanno a Prato. Capolinee che verranno instllate con ogni probabilità dove c’era il viale di accesso alle Cascine, fra viale Fratelli Rosselli, piazza Vittorio Veneto e Porta al Prato. Proprio lì c’erano 4 filari di platani, che avevano un senso di raccordo col resto della città. Invece di ripristinare questo passaggio naturale, viene inserita la tramvia e per di più il piazzale Vittorio Veneto viene anche utilizzato per le autolinee pratesi”.

L’ingresso storico alle Cascine infatti non si trovava in piazza Vittorio Veneto come ora, bensì avveniva a partire dal viale, accompagnato dai 4 filari di platani ricordati.

“Tornando alla logica del perimetro propria dei giardini degli inizi del ‘900, ereditata dal secolo precedente, c’è da chiedersi, oltre al perché dell’abbattimento dei tigli adulti, anche come mai non si è pensato, al posto del muretto, di inserire un collegamento a siepe fra tiglio e tiglio, magari utilizzando quelle essenze caratteristiche dell’epoca, dalle rose al laurus al viburno. Si creava così un muro “verde” che demarcava la distanza fra il traffico e lo spazio “giardino”, efficace e in linea con i dettami ecologici ed estetici, da un lato per il potere assorbente nei confronti di rumori e polveri, dall’altro coerente con il periodo e l’idea estetica della prima sistemazione”. Con un dubbio ulteriore, che esprime il professore: l’abbattimento dei tigli è indiretta conseguenza per aver posto, progettualmente, un muro a pochissima distanza dalle piante, muro che, nella parte sotterranea, andava così a recidere le radici rendendo instabili gli alberi, altrimenti perfettamente sani? …. Di fatto, dunque, uno sbaglio progettuale? Anche perché, dice ancora Bencivenni, “non si comprenderebbe altrimenti il motivo dell’abbattimento, non essendo, gli ormai defunti tigli, nè pericolosi nè malati”. Del resto, gli alberelli ripiantati sono ovviamente tigli.

Attraversando il nuovo ponte della tramvia, si sbuca sul viale delle Cascine. Prima osservazione, fra gli alberi di pioppo adulti che sfilano sulla linea di confine fra la siepe del controviale, la scarpata e l’area di golena si vede un secondo filare di nuovo impianto, piccoli pioppi in fila, molto più ravvicinati, che entrano dentro l’area di golena. “La posizione del filare dei pioppi adulti, ovvero quella che ripercorre l’impianto poggiano – spiega l’esperto – aveva un senso, perché siamo alla fine dell’area di golena, ha una funzione di stabilizzazione della scarpata e dei controviali, e non crea problemi quando l’acqua arriva alta nell’area di golena. Il rimpianto nuovo, invece, è stato effettuato tre-quattro metri dentro, in mezzo all’area di golena, con ogni probabilità (questa è l’unica giustificazione che mi viene in mente) già avendo l’idea in un futuro di abbattere il vecchio filare di pioppi adulti. Perché, se no, non mettere semplicemente a dimora le nuove piante al posto di quelle vecchie, mancanti, nel filare del Poggi? Senza contare che tre metri in un’area di golena non è senza effetti, anzi, ha conseguenze profondamente diverse nella sistemazione generale dell’ambiente”. La filata dei “pioppicini” va dal capo del ponte della tramvia in fondo, fino all’Indiano.

“Si sta ragionando di un viale esterno delle Cascine che è un monumento nazionale – incalza Bencivenni – sarebbe come a dire che in un palazzo storico rifaccio le finestre dove voglio. Prima dell’intervento del Poggi, il viale ora asfaltato, quello riservato alle Carrozze era più stretto. Poi il Poggi, per motivi di sicurezza, risistema tutta la riva, con l’argine, la golena e i controviali pedonali installando questi grandi filari di pioppi che partono dall’inizio verso il viale su su fino all’Indiano. Invece questa nuova piantagione ridisegna completamente il sesto d’impianto, perde i vantaggi e porta nuovi problemi, e presuppone solo un futuro abbattimento dei vecchi pioppi. Un criterio di restauro sostituisce le piante che vengono a mancare, mantenendo però l’impianto originario”.

L’altro elemento grave, è che dal ponte della tramvia fino all’Indiano e dall’altra parte fino a ponte alla Vittoria, la siepe di lauro di Trebisonda che collegava le magnolie che separavano il viale carrozzabile dal controviale pedonale (delimitato dai pioppi sul lato fiume), è completamente scomparsa. Si tratta dello stesso laurus che si trova nella parte esterna del controviale. La parte lato interno dice Bencivenni, è “scomparsa completamente da quando è stato installato il mercato”. Scomparsa e mai rimessa, la siepe. Un altro esempio di “manomissione di un parco storico. Una siepe in un parco storico è un elemento fondamentale, non è una cosa che si può espiantare a piacimento. Mancanza di controlli da parte di Soprintendenza e Comune, scomparsa della siepe. Il cordolo di pietra serena che delimita le aiole dove si trovano le magnolie sono veramente in cattivo stato.

Storicamente, il viale della Regina, di cui si sta parlando era il “viale della passeggiata invernale” in quanto esposto a sud e dunque con una più lunga esposizione solare. La siepe che lo delimitava verso il parco, ora arbitrariamente, come dice lo storico, potata più bassa, era come minimo tre metri, come risult dalle vecchie foto. “Aveva due funzioni -dice Bencivenni – una estetica, in quanto impediva di vedere cosa c’era oltre, dal momento che le Cascine sono un Parco molto stretto, e c’è un altro viale che corre parallelo all’interno. Con la siepe alta, al di là ti puoi immaginare spazi molto più consistenti, perché vedi gli alberi ma non hai scoperto tutto il “sotto””. Se questo è lo scopo estetico, ecco lo scopo pratico: “Dal nord viene la tramontanta – spiega il professore – e la siepe alta faceva da barriera per le passeggiate invernali. Tant’è vero che Attilio Pucci, quando realizza il Giardino della Catena, dove ci sono le tre aperture del giardino che si va a costituire, dove deve tagliare la siepe in questione in quanto il nuovo giardino è successivo alla sistemazione poggiana, costruisce tre rilievi del terreno proprio per evitare che il vento freddo del nord arrivi addosso a chi passeggia”. Un sistema incredibile di bilanciamenti che viene alterato anche solo dalla scelta di potare più bassa una siepe (figurarsi estirparla … ). La passeggiata invernale dunque prevedeva questo sistema: alberatura secondaria di magnolie, fra magnolia e magnolia, lampione, la siepe di alloro di Trebisonda, il controviale, e prima della scarpata, di nuovo la siepe. “Perché è scomparsa, una siepe che esisteva fino a trent’anni fa? Perché non viene rimessa? Forse per la presenza del Mercato del martedì, o per agevolare le iniziative varie che si tengono qui?”, dice il professore. Aggiungiamo che, oltre al viale della passeggiata invernale, esisteva anche quello della passeggiata estiva, ovvero viale degli Olmi. Che era stato disegnato accuratamente, con esposizione a nord per evitare le calure estive. Si trovava infatti in ombra.

 

Un altro mistero ormai consegnato alla storia, oltre alla scomparsa della siepe, dice ancora il professore, è perché non si sia sfruttato, per l’attraversamento tramviario del fiume, lo spazio che era stato lasciato dal vecchio ponte sospeso, subito a valle di ponte alla Vittoria. L’area del vecchio ponte sospeso è perciò ancora esistente, mentre sono entrati nel primo tratto di viale degli Olmi. A fronte tuttavia dell’invasione del Parco e del suo sacrificio, la promessa era, ricorda il pporfessore che, a fronte di questa pesante manomissione del parco storico, si sarebbe ottenuta almeno la pedonalizzazione del Parco. 2Invece, non è stato pedonalizzato nulla – dice Bencivenni – anche senza il mercato, c’è un parcheggio scambiatore, si sono messi segnaletiche, cartelli e manufatti da traffico autostradale, da snodi di traffico e non da parco, anche verso piazzale del Re, c’è un grande spartitraffico in cemento e in pietra invece di un’aiola, cme anch in piazza Vittorio Veneto.

“Nei disegni di progetto della tramvia, era ripresentata, piazza Vittorio Veneto, come il ripristino del grande accesso monumentale pensato dal Poggi per le Cascine. Il sottopasso ha cambiato tutto. Prima, col viale a raso, c’era anche un boschetto che dava il senso del collegamento alle Cascine. Il piazzale, da accesso monumentale alle Cascine, è diventato un grande parcheggio a cielo aperto. Il progetto della tramvia prevedeva un parcheggio interrato di circa 480 posti, in considerazione del servizio al Teatro. La struttura non venne costruita, col risultato, dice il professore, che piazza vittorio Veneto, invece di tornare al suo ruolo primiero, è diventata appunto un parcheggio. Con tanto di, ad ora, capolinee della Cap, il servizio di pullman su Prato. e a prescindere dalle ultime vicende giudiziarie circa i posteggi, su cui farà luce la magistratura. Dall’altra parte del viale, inoltre, ci sono i parcheggi a spina di pesce che ospiteranno i bus. “Questo è il modo di trattare l’ampliamento del Poggi, che era la meraviglia di tutta l’Europa”.

“Una città che non ha attenzione per un luogo come le Cascine, che da sempre, basti pensare a Pratolini, era sentito come un luogo dove tutti, indipendentemente dalle classi sociali, ricchi e poveri, borghesi, nobili o popolani, erano cittadini-sovrani, è una città che ha perso se stessa”.

Del resto, come ricorda il professor Bencivenni, le Cascine erano state pensate come l’estensione del centro storico, la straordinaria conclusione di una passeggiata che attraversava Firenze e ne costiutiva l’epilogo degno. Tant’è vero che persino il blocco daziario era costituito da cancelli, che non interrompevano la continuità centro-parco. 2con le nuove infrastrutture – conclude Bencivenni – non solo si interrompe questa continuità relegando ormai nel passato l’ingresso con le file di platani del Poggi, che aveva anche una funzione di raccordo con i nuovi viali, ma la continuità stessa è interrotta dal sottopasso, dai muri, dal parcheggio scambiatore di fatto di piazzale Vittorio Veneto, dalle auto in sosta e dai pullman. Con buona pace di chi pensò alle Cascine come il luogo del cittadino-sovrano, principio fondante dei parchi pubblici ottocenteschi e novecenteschi, cullato dal sole o dall’ombra, immerso nella bellezza come qualsiasi re”.

Procedendo oltre, facendo un vero e prorio slalom fra le auto, passando davanti alla struttura di Fosso Bandito (“più impattante dell’ ex- Meccanò”) si giunge alla Leopolda e poi al parterre di Porta al Prato. Da qui partivano i 4 filari di platani che portavano alle Cascine e che erano collegati, secondo l’uso ottocentesco, con arbusti, in questo caso con ogni probabilità, spirea.

Il Parterre di Porta al Prato era il collegamento fra due viali storici: il viale in curva (viale Belfiore) e il viale Fratelli Rosselli. “Sullo snodo,da dove partivano i filari di platani per andare alle Cascine, rimane ancora qualche platano. “Almeno ci sono delle aiole a verde – dice Bencivenni – purtroppo, con la riqualificazione del Parterre, è sparito il boschetto formato da otto tigli adulti, che formavano il triangolo di raccordo dei due viali storici. Il reimpianto è avvenuto con dei tigli piuttosto alti (circa 4 metri) che, per la sproporzione fra la chioma e l’apparato radicale, sono anche a rischio di attecchimento e sviluppo coerente”.

Per la riqualificazione della piazza, nonostante siano state ripiantate piante già grandi di vivaio, si sono persi alberi adulti che potevano fare ombra alle panchine collocate nel triangolo. Poi, dice il professore, in un contesto storico come questo, era necessario immettere non un muro con fioriere, bensì un muro verde, che poteva assolvere anche alla funzione di assorbi polvere e rumori. Infatti, per dieci anni, dice Bencivenni, “non ci sarà ombra e le panchine saranno relegate in un pezzetto di conglomerato e muro, che sembra un cortiletto d’aria di un carcere”.

Inoltre, i nuovi rimpianti sono a breve distanza dal muretto, costretti dunque a una costipazione che senz’altro influenzerà la crescita. “C’era bisogno di fare tutto questo ? – si chiede lo storico – non bastava mantenere gli otto tigli adulti, già portatori d’ombra e che per la collocazione non necessitavano neppure di grandi potature o manutenzione?”.

Panchine, ombra, un muro verde … Insomma una sistemazione più rispettosa dell’impianto originario del Poggi, e di una fruizione più vantaggiosa per i cittadini. E la contemporaneità? “Ci sono tante zone della città – conclude Bencivenni – in cui è possibile portare grandi benefici di verde urbano e sbizzarrirsi al contempo con i linguaggi contemporanei”.

Il tratto fra Leopolda e Cascine negli anni 70 dell”800. Era l’accesso al parco pubblico.

 

 

 

 

 

 

 

 

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