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Pasta scotta alla Rsa? Per Olivia e Christian a rischio è il lavoro Cronaca

Firenze – Si avvicina il 15 giugno e per Olivia e Christian, due ex lavoratori della Rsa di San Silvestro gestita dalla cooperativa Agorà, si avvicina il momento forse più importante della loro vita, dal momento che si tratta della data in cui si terrà il primo appello del ricorso contro il licenziamento comminato nei loro confronti dalla cooperativa stessa. Si tratta in realtà della seconda volta che i due lavoratori convengono di fronte a un giudice, dal momento che un primo accesso in giudizio avvenne tramite il rito abbreviato previsto dalla legge Fornero il 20 novembre 2015, con esito negativo per quanto riguarda i lavoratori. In parole povere, il giudice ritenne che il licenziamento voluto dalla cooperativa fosse fondato e lo confermò.

I fatti – Il 26 dicembre 2014, essendo giunto il cibo con mezz’ora di ritardo rispetto alla consegna “normale” i due lavoratori di turno, Olivia e Christian, rilevarono che i primi erano in condizioni pessime (pastasciutta del tutto scotta). Per cui, in considerazione del fatto che, essendo giorno di festa, gli anziani avevano fatto un’abbondante merenda ricca di dolciumi, dopo aver chiesto parere agli ospiti che furono d’accordo, decisero di “saltare” il primo, dando doppia razione di secondo e frutta. Nel farlo, gettarono i primi, non spuntando sul computer il cibo non servito. Infatti esiste un programma computerizzato per cui, se il cibo viene assunto normalmente dall’utente, non viene annotato nulla, se qualcosa viene saltato, va annotato. Tutto bene? No, perché un ospite non autosufficiente il giorno dopo denunciò il fatto. La cooperativa non volle sentire ragioni e li licenziò.

Il caso non si fermò a questo punto, ma assunse una grande rilevanza: ci furono presidi e agitazioni, dal momento che la questione andava a innestarsi in una serie di episodi che riguardavano la cooperativa Agorà Toscana, fra cui anche il ritardo abituale nei pagamenti, l’orario sempre più concitato, la preponderanza delle ore di lavoro rispetto al numero dei dipendenti. Si fece appello anche alla stazione appaltante, Montedomini, che però sostenne l’operato di Agorà. Come già sottolineato, il processo a rito abbreviato portò a una conferma del licenziamento. Sul caso, fu anche inoltrata una interrogazione in consiglio comunale, a firma dei consiglieri comunali Tommaso Grassi, Giacomo Trombi, Donella Verdi, Arianna Xekalos, Miriam Amato, Cristina Scaletti in cui, fra altri dati di tenore generale che riguardavano la cooperativa appaltata, si chiedeva nello specifico anche “se e quali siano stati negli ultimi 3 anni i controlli effettuati dalla committenza, ovvero l’ASP Montedomini per la verifica della corretta gestione dei turni e dei tracciati che i furgoni della cooperativa che porta il cibo nelle diversi sedi effettua per verificare che siano compatibili con i tempi di spostamento e coerenti con i requisiti di orario e di qualità del prodotto imposti dal capitolato”.

Il motivo di questa richiesta era duplice. Da un lato, capire se in effetti il piatto di pasta gettato nella spazzatura dai due lavoratori fosse davvero immangiabile, dall’altro se il ritardo fosse compatibile con il capitolato d’appalto e se si trattasse di una volta, rimasta unica. Questione che potrebbe apparire di poco momento, ma da cui, di fatto dipende e dipendono la sicurezza futura delle vite di due persone.

L’interrogazione, la 2015/500537 fu posta in consiglio comunale nell’aprile 2015. La risposta dell’amministrazione comunale in buona sintesi, fu che la stazione appaltante, Montedomini dunque, svolgeva regolari controlli anche per quanto riguardava il tragitto del cibo. Anzi, ecco il testo della risposta, sottoscritta dall’assessore Sara Funaro, per quanto riguarda i pasti e la loro consegna: “La verifica sulla gestione della consegna dei pasti attraverso i furgoni avviene quotidianamente – all’interno di tutti gli appalti attualmente in atto nella Asp Montedomini – attraverso le bolle di consegna che vengono regolarmente vidimate alla partenza e all’arrivo delle strutture, permettendo un controllo effettivo sulla coerenza della pianificazione dell’orario dei trasporti”.

Sul cibo dunque, vista l’importanza della questione, qualche parola è necessario spenderla. Infatti, con la cooperativa precedente, i furgoncini addetti alla distribuzione dopo che i contenitori pieni vengono caricati dalle cucine site in via de’ Malcontenti, erano due. Ciò consentiva alla rsa San Silvestro, sita in borgo Pinti vicino all’imbocco di via Laura, di ricevere il cibo per gli utenti ben entro la mezz’ora che l’art.63 del capitolato d’appalto consente per la consegna. Ma oltre a ciò, la questione più importante è la seguente: è pur vero che il cibo giunge comunque alla temperatura desiderata, in quanto messo in condizioni di mantenere il calore, ma, come spiega un lavoratore, “un conto è mangiare un piatto di pasta entro mezz’ora che viene tenuto in caldo, un conto è che venga mangiato dopo un’ora, un’ora e mezza che è stato in giro per Firenze”.

furgone via de' malcontenti

Ed ecco che si tocca il punto. Infatti, la cooperativa che attualmente gestisce il servizio, utilizza un solo furgone. Con quello, deve trasportare i pasti fino al Galluzzo, alla Rsa Principe Abameleck, e tornare indietro fino a Borgo Pinti, incrocio via Laura. Un tragitto che, contando su un cronometro e messo in conto il carico, lo scarico e la ripartenza, si compie in circa un’ora e un quarto dal momento della partenza da via de’ Malcontenti. Della questione temporale abbiamo voluto sincerarci e il 27 maggio 2016 abbiamo seguito il furgoncino dall’uscita da via de’Malcontenti su su fino al Galluzzo e la Rsa Principe Abamelek e infine all’arrivo in Borgo Pinti: partenza dalle cucine alle ore 17 (ora in cui il furgone è uscito e ha iniziato il tragitto) e consegna alla Rsa San Silvestro alle 18,16. Vale a dire, invece che essere servita a distanza di mezz’ora da quando è stata confezionata, la pasta o comunque il cibo arriva sul tavolo dopo circa un’ora e mezza dal confezionamento. Del resto, se non venisse confezionata verso le 16,45, non ci sarebbe il tempo di portarla fino alla Rsa al Galluzzo e poi alla Rsa San Silvestro. Dunque, è un gatto che si morde la coda: se si cucina troppo tardi, non arriva in tempo, se si cucina troppo presto, arriva scotta. Figurarsi in che condizioni se poi, come la sera in cui si trovavano in servizio Olivia e Christian, al solito “giro”, si aggiunge anche un’altra mezz’ora di ritardo …..

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