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Un “patentino” per i ragazzi che usano i social media Internet

Firenze – Una patente che abilita i ragazzi sotto i 15 anni a usare i social media e li preserva dai pericoli che contengono le nuove tecnologie 2.0. La proposta viene da Giuseppe Riva, docente di psicologia delle nuove tecnologie della comunicazione presso l’Università Cattolica di Milano. “I giovani non sono consapevoli dei rischi che queste tecnologie portano con sé”, ha detto Riva intervenendo a un incontro organizzato dall’Istituto Stensen di Firenze. I problemi nascono già dal momento nel quale, per esempio, un genitore decide di creare un account facebook per il suo bambino. Il suo scopo è quello di creare lo spazio per la condivisione di fotografie, disegni e pensieri , ma quello stesso genitore non calcola che tutto ciò “rimane e segna per sempre il suo futuro”.

Quando un datore di lavoro vuole assumere qualcuno, la sua prima mossa è quella di andare sui social per raccogliere elementi per capire la psicologia e il carattere del candidato. Cosa succede allora se intercetta idee, fotografie, pensieri  che fanno parte di un’identità che quel giovane si è costruito a tavolino nel passato e che non corrisponde più alla sua personalità, al suo modo di porsi in relazione?  C’è poi – ha spiegato ancora Riva – il problema dei “furti di identità” ai quali siamo esposti continuamente  nel momento in cui abbiamo riempito di informazioni su noi stessi la nostra pagina social.

Ma l’opportunità di introdurre questo “patentino social” è suggerita soprattutto dalla necessità di conoscere come funziona per esempio facebook, le sue regole, che cambiano spesso, il modo nel quale tutela la riservatezza, l’uso che è autorizzato a fare dei dati, i suoi rapporti con gli altri nodi della rete.

Fra gli impatti negativi, dal punto di vista psicologico, dell’uso dei social come strumento principale nella creazione e lo sviluppo delle relazioni sociali, Riva ha sottolineato quello dell’”analfabetismo emotivo” : “I soggetti finiscono per non rendersi conto degli effetti della loro interazione virtuale, non hanno il contatto con il male che fanno, non percepiscono per esempio il dolore che provocano quando lasciano il partner semplicemente con un sms o cambiando il loro profilo FB”, ha detto ancora lo psicologo. In questo modo “non sono abituati a gestire le emozioni negative”. Una delle conseguenze è l’aumento esponenziale del “bullismo online”, l’aggressività e la prepotenza attraverso i social media.

 

Foto: http://www.onlinesecurityauthority.com/wp-content/uploads/2013/11/ID.Theft_.jpg

 

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