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Patologie da amianto, una molecola riapre la speranza Cronaca

Prato – Se in Emilia Romagna sono in arrivo ben 9 milioni di euro di eco incentivi, messi a disposizione dalla Regione nel Piano di Azione Ambientale a vantaggio di quelle imprese che rimuoveranno e sostituiranno l’amianto, salvaguardando così la salute dei lavoratori e dell’ambiente, in Toscana, nonostante la legge numero 51 del 2013, prima in assoluto in Italia per la bonifica dei luoghi dall’esposizione all’amianto, fa notizia la mozione urgente sulla questione, che ha raccolto il consenso di tutti i partiti dal PD alle opposizioni, affinché si metta mano al Piano Attuativo per la tutela da esposizione, bio edilizia, messa a norma degli spazi inquinati,bonifiche e riconversioni.

I dati infatti non sono confortanti, perché secondo fonti ISPO da ottobre 1988 a dicembre 2011, ci sono stati solo in questa regione oltre sessanta morti l’anno, causati da mesotelioma polmonare pleurico,una patologia riconducibile all’amianto, che si aggiungono alle migliaia di decessi avvenuti per la stessa malattia, manifestata agli inizi degli anni ’80.

Una serie di studi condotti dalle USL regionali toscane competenti per territorialità, hanno evidenziato come i luoghi di lavoro (cantieri navali, aree dove si costruivano i materiali rotabili, le fabbriche in cui avveniva la cernita degli stracci, l’edilizia) siano la causa prima di mortalità da amianto; e difatti a Prato su sei operai che lavoravano agli scarti tessili, cinque manifestarono il cancro polmonare da esposizione da amianto, e dunque anche Prato ha pagato un alto prezzo in vite umane come accaduto a Pistoia per i lavoratori della Breda, a Casale Monferrato dell’Eternit e a Larderello, per citare i casi più famosi.

Una malattia latente che si può manifestare anche con anni di ritardo al punto che si prevede,nei paesi dell’Europa occidentale un picco di decessi tra il 2015 e il 2020 con 940 casi per l’Italia,1550 per la Francia,1730 per la Germania e 930 per l’Olanda, ragion per cui è primario proporre, da parte delle aziende sanitarie, una serie di percorsi assistenziali volti a garantire le migliori cure possibili, ma anche definire progetti di prevenzione per modificare quelle abitudini personali come alimentazione e fumo che possono anticipare l’insorgenza del tumore polmonare maligno.

Ne parliamo con il direttore U.O di Reumatologia dell’Ospedale di Prato dott.Fabrizio Cantini, il cui reparto è stato riconosciuto centro di riferimento regionale per le malattie rare di pertinenza reumatologica,e dal 2012 consigliere medico nazionale della SIR Società Italiana Reumatologia.

Dott.Cantini era a conoscenza che, secondo i dati ISPO, anche gli operai tessili pratesi che lavoravano alla cernita degli stracci,avendo avuto una continua esposizione alle fibre di amianto si sono ammalati di mesotelioma polmonare?

“Preciso innanzi tutto che personalmente non mi sono mai occupato di Medicina del Lavoro e che il mio interesse per le patologie da esposizione all’amianto risale agli anni in cui esercitavo la Medicina Interna e che, come successivamente dirò, solo in tempi recenti, pur svolgendo l’attività di specialista Reumatologo ho potuto rivisitare la patologia suddetta. Quanto alla domanda, posso dirle che, pur non conoscendo i dati epidemiologici precisi, fin dall’infanzia ho avuto occasione di vedere gli ambienti di lavoro a cui lei si riferisce, e le assicuro che le polveri che si sprigionavano dai “colli” (cioè le balle di stracci pressate) al momento in cui il “cenciaiolo(cioè il cernitore di stracci) le apriva erano talora soffocanti. Inoltre queste balle erano di iuta che raccoglieva ogni materiale tra le sue fibre, tra cui l’amianto. Come le ripeto, pur non conoscendo i dati, non mi meraviglia se ci siano stati decessi per mesotelioma tra questi lavoratori”.

Ad oggi ritiene che l’azienda sanitaria locale pratese stia operando nel modo giusto per portare a casa soddisfacenti risultati sul mesotelioma polmonare pleurico?

“Per quanto riguarda le strategie di prevenzione e cura delle patologie da amianto, pur non conoscendone nei dettagli l’organizzazione, mi risulta che la USL di Prato abbia recepito in maniera totale le disposizioni della specifica legge regionale del 2013. Questo è stato possibile apprezzarlo anche recentemente, quando in seguito alla tempesta di vento del marzo scorso si sono verificati crolli di materiali potenzialmente contenenti amianto, gli operatori della prevenzione sono prontamente ed efficacemente intervenuti”.

Per il paziente affetto da questa grave patologia le aspettative di vita possono risultare soddisfacenti, e ha avuto in cura qualche paziente?

“Come le accennavo, il mio interesse per l’asbestosi si è risvegliato per la recente osservazione di un caso clinico. Per chiarire, occorre dire subito che la prolungata esposizione all’amianto e la sua inalazione determina a livello del polmone una reazione immunologica con produzione da parte delle cellule del sistema immunitario di sostanze ad azione pro-infiammatoria locale e generale. Non a caso in almeno un terzo dei pazienti con asbestosi il processo infiammatorio autoimmune determina manifestazioni extra-polmonari quali febbre, e sviluppo di manifestazioni infiammatorie articolari che assomigliano all’artrite reumatoide o alle connettiviti. Il paziente di cui le dicevo, giunse all’osservazione presso la U.O di Reumatologia da me diretta nel mese di maggio 2014 per dolore alla colonna vertebrale riconducibile a crolli vertebrali multipli riferibili ad un grave quadro di osteoporosi indotta dall’uso cronico di cortisonici. Il paziente, di 65 anni di età, aveva assunto cortisonici quotidianamente per 12 anni per una diagnosi di artrite reumatoide fatta in altre istituzioni. In realtà, il paziente, che aveva lavorato come cavatore dalla giovinezza fino alla pensione, aveva un chiaro quadro di asbestosi, con placche pleuriche, per fortuna non ancora evoluto a mesotelioma. Pertanto questo paziente aveva una asbestosi con manifestazioni autoimmuni sistemiche. Una volta chiarita la diagnosi, lo sforzo è stato di trovare, se possibile, una terapia alternativa al cortisonico che già aveva provocato danni ingenti. La revisione della letteratura medica degli ultimi 20 anni mi ha permesso di imparare che molti dei meccanismi implicati nel danno provocato dall’amianto sono stati chiariti e che molte, se non tutte, delle reazioni infiammatorie sono dovute alla produzione in eccesso da parte delle cellule del sistema immunitario di una sostanza chiamata Interleuchina 1-beta. A quel punto, poteva valere la pena di impiegare un farmaco (il nome della molecola è canakinumab) già in commercio per la terapia di altre patologie, che ha una specifica azione di blocco della Interleuchina 1-beta. Con il consenso del paziente, lo cominciammo a trattare e già dopo una settimana lui stava bene della febbre e dei dolori articolari, e gli esami di sangue si erano normalizzati. Oggi, a distanza di oltre 1 anno, continua a stare bene. Il caso è stato oggetto di segnalazione alla comunità scientifica attraverso la pubblicazione su rivista scientifica internazionale (BMC Musculoskeleletal Disorders)”.

“Si badi bene che io mi sto riferendo alle manifestazioni autoimmuni sistemiche ed articolari, mentre ancora non posso esprimermi sull’arresto del danno polmonare perché quest’ultimo si osserva in tempi più lunghi. Posso però aggiungere che un gruppo americano ha recentemente pubblicato un altro caso in cui la terapia da noi impiegata si è rivelata efficace nel dominare il processo infiammatorio a livello polmonare e che noi stessi stiamo per iniziare a trattare un altro caso con grave impegno dell’apparato respiratorio. Senza voler accendere speranze che poi si potrebbero trasformare in grosse delusioni per i pazienti, ritengo che se i risultati suddetti saranno confermati su casistiche più numerose e dopo un periodo di osservazione più lungo, allora finalmente avremo a disposizione una terapia efficace per l’asbestosi e tutte le sue manifestazioni”.

Lei mi ha parlato di una associazione con cui collabora e che porta avanti diverse iniziative di sensibilizzazione sulla malattia da esposizione di amianto, può dirci di che si tratta?

“Nell’ottica di una valutazione su un numero più ampio di casi ho preso contatti con l’Associazione Italiana Esposti all’Amianto: ci siamo incontrati e ho riscontrato da parte loro un grande interesse a collaborare. Di conseguenza sto coordinando un gruppo di lavoro composto da specialisti in Medicina del Lavoro, Pneumologia ed Oncologia per la messa a punto di uno studio clinico volto a verificare l’efficacia del blocco dell’Interleukina 1 beta nell’arresto del danno polmonare e delle manifestazioni sistemiche indotte dall’esposizione all’amianto”.

 

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