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Patologie mentali, è la depressione il male dei nostri tempi Cronaca

Precarietà portami via: precarietà materiale prima di tutto, segnata dall’instabilità del lavoro, del reddito e dunque del futuro, precarietà psicologica, inevitabile ricaduta che conduce allo sconforto e alla depressione.
Ed è proprio la depressione il grande nemico in agguato, a quanto risulta dai dati esposti questa mattina 23 gennaio dal direttore dell’Ars (agenzia regionale della sanità) Francesco Cipriani e dall’assessore regionale al diritto alla salute Daniela Scaramuccia nell’ambito della presentazione del convegno “Epidemiologia della salute mentale in Toscana”, che si terrà mercoledì 25 gennaio dalle 9 alle 14 nell’Auditorium Cosimo Ridolfi della Banca CR Firenze, via Carlo Magno 7, a Firenze. Depressione che avanza, spazzando via altri “concorrenti” come i disturbi schizofrenici per affermarsi come vera, grande protagonista della patologia mentale dei preossimi anni.

Se infatti, stando ai recenti dati (Eurobarometer 2010) raccolti dalla Commissione Europea, i disturbi di salute mentale rappresentano un problema sanitario che coinvolge circa un cittadino su 10 dell’Unione Europea e, in molti stati, la depressione rappresenta il problema di salute più comune, all’indagine specifica svolta in 27 stati membri, risulta chiaro il nesso fra condizione di precarietà economica e lavorativa e percezione del proprio stato mentale.
Così la crisi impatta violentemente sulla popolazione italiana ribaltando un facile stereotipo; gli italiani sembrano essere più negativi rispetto alla media europea: in particolare, nelle quattro settimane che precedevano l’intervista, soltanto il 33% ha riferito di non essersi sentito profondamente abbattuto (rispetto al 47% degli europei) e solo il 16% non si è sentito demoralizzato e triste rispetto al 35% della media europea.

Se questi sono i dati italiani, la Toscana non fa eccezione. Anzi. I nuovi accessi al servizio territoriale di salute mentale, nel 2010, sono stati quasi il 40% sui 78mila accessi totali (di cui 23.423 minoreni e 54.245 maggiorenni). Il dato generale è pari al 2% della popolazione.

E anche in Toscana la patologia che porta al ricovero è il disturbo bipolare (psicosi maniaco-depressiva) e il disturbo d’ansia,  a fronte della diminuzione dei casi di schizofrenia. Ricoveri che, d’altro canto, presentano una forte tendenza alla riduzione, associandosi nel contempo a un aumento dei trattamenti in regime di day hospital, che dal 2002 ad oggi sono aumentati di 9 punti percentuali (dal 17,9% del 2002 al 26,9% del 2010).
Per i ricoveri, il rapporto tra maschi e femmine è di 3 a 2 nella popolazione minorenne e di 2 a 3 tra i maggiorenni. L’andamento nei ricoveri negli anni 1997-2010 presenta una tendenza alla diminuzione dei ricoveri per entrambi i sessi, con un tasso, nel 2010, di 36 x 10.000 abitanti, di gran lunga inferiore rispetto alla media nazionale di 44 x 10.000 abitanti. Tra i ricoveri, le donne rappresentano il 52,4% del totale sopra i 40 anni, mentre nel genere maschile i ricoveri nella prima infanzia risultano essere nettamente superiori.

Una particolarità toscana sembra essere quella del consumo di antidepressivi, pari al 50% in più rispetto alla media nazionale. Tuttavia, è parere unanime che con i cambiamenti culturali degli ultimi anni, sia più facile per le persone parlare ed accorgersi di soffrire di malattie come ansia e depressione, con un conseguente più facile ricorso al medico e quindi a un percorso di trattamento anche faramcologico adeguato.

Un capitolo particolare si riserva il suicidio, i cui dati risalgono a un monitoraggio che copre vent’anni, dal 1988 al 2008. In questo lasso di tempo, il ricorso al suicidio risulta diminuito di circa 4 punti percentuali: nel 2008, si è giunti a 7 casi per 100mila abitanti.

Dal 1988 al 2008 in Toscana i suicidi sono calati da 314 nel 1988 (238 nei maschi e 76 nelle femmine) a 263 nel 2008 (205 nei maschi, 58 nelle femmine). Nei venti anni presi in considerazione, il tasso di mortalità per suicidio (numero di suicidi ogni 100.000 abitanti) è sceso da 10,5 a 6,8 (da 18,4 a 11,7 per i  maschi e da 5,1 a 2,8 per le femmine). E la maggiore densità (con tassi tra 8,30 e 17,47) si rileva nell’area sud-est della regione, con particolare rilevanza nella zona dell’Amiata, e sulle montagne pistoiesi e casentinesi. Tra i fattori di rischio individuati dall’Ars, il sesso maschile, l’età avanzata, il basso grado di urbanizzazione, la condizione di isolamento. La primavera rappresenta il periodo dell’anno con il maggior numero di suicidi. Nei 6 mesi che precedono il suicidio, il ricorso ai servizi raddoppia. Nell’anno che precede l’evento, il ricorso ai farmaci è triplo rispetto alla media della popolazione toscana.

Per quanto riguarda gli indicatori di alcuni aspetti relativi alla salute mentale, messi a punto ogni anno dal MeS, il laboratorio Management e Sanità della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa nel quadro della valutazione conplessiva del sistema della sanità toscana,  il ricovero ripetuto di pazienti con patologie mentali nel corso del mese successivo alla dimissione (indice di una scarsa integrazione tra servizi ospedalieri e territoriali, e di una difficoltà di presa in carico del paziente da parte dei servizi di salute mentale territoriale), negli ultimi tre anni ha visto l,a sua diminuzione, passando dal 15,6% del 2008 al 14% del 2010 (con valori disomogenei tra le varie Asl). Anche i dati relativi al ricovero ripetuto entro 7 giorni (che evidenzia problematiche legate a una dimissione precoce) sono lievemente migliorati (pur con grande variabilità tra Asl e Asl) Inoltre, anche secondo MeS, la Toscana è fotografata come la regione che ha il maggior consumo di antidepressivi.

Infine, per quanto riguarda le iniziative messe in campo dalla Regione, in evidenza la delibera dello scorso dicembre che ha destinato  1.240.000 euro alle aziende sanitarie toscane, per iniziative per la promozione e la tutela della salute mentale: prevenzione e trattamento precoce del disturbi mentale, prevenzione dei disturbi del comportamento alimentare, percorsi riabilitativi e di socializzazione, progetti di ricerca, promozione di stili di vita sani e prevenzione dell’insorgenza del disagio e dell’emerginazione..Particolare rilievo ai bisogni delle persone di ogni età con disturbi psichici e ai percorsi di prevenzione e ripresa viene poi attribuito dal Piano Sanitario e sociale integrato regionale 2012-2015.
 

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