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Patto per lo sviluppo, i sindacati a Giani: “Passare dalle parole ai fatti” Economia

Firenze – Caro Giani è arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti. Non nascondono la loro delusione le tre confederazioni sindacali perché, dopo tanti annunci, ancora non è stata ravviata la concertazione con le categorie economiche per adeguare il Patto per lo sviluppo firmato nel 2019 alle mutate condizioni economiche.

“C’è stata la pandemia e ora la crisi energetica con l’inflazione che tocca il 7%, e i cittadini si troveranno 1.750 euro in più da pagare nelle bollette. Il tempo è adesso, bisogna ripartire da subito”, dice Dalida Angelini segretaria regionale della Cgil Toscana che insieme a  Ciro Recce (segretario Cisl) e Paolo Fantappiè (segretario Uil), ha lanciato l’allarme.

La Toscana è una regione a rischio di continua perdita di competitività. Per restare sulla strada dello sviluppo, occorre una strategia per creare una industria manifatturiera di qualità, infrastrutture e servizi efficienti.

L’ultimo incontro si è svolto il 23 febbraio scorso con l’impegno da parte di tutta la Giunta ad aggiornare il Patto ma, nonostante il travolgente e drammatico corso degli eventi che cambia continuamente in peggio i dati fondamentali (previsioni crescita Pil dimezzata dl 4,6 al 2,4%, produzione industriale -4,1 rispetto al 2019) e la situazione occupazionale (15mila aziende che potrebbero chiudere in negativo i bilanci con conseguenze su 117 mila posti di lavoro), “dopo 4 mesi non si è visto né un documento né un’iniziativa”.

E questo nonostante che al livello dei territori ci siano iniziative e azioni precise. “Se non saremo ascoltati saremo dunque presto costretti a intraprendere iniziative al livello delle istituzioni territoriali per raggiungere gli obiettivi”, ha detto Recce.

Eppure, come è stato detto il 29 aprile scorso quando lo stesso Presidente della Regione annunciò con enfasi la ripresa della concertazione, i settori sui quali intervenire sono chiari e distinti: gli investimenti nelle infrastrutture, la transizione ecologica, la sanità, la sburocratizzazione, la digitalizzazione delle piccole e micro imprese che denunciano un forte ritardo competitivo al livello europeo. Al punto che Fantappié pensa a fusioni e alleanze per garantire la loro sopravvivenza.

“I tempi poi sono imposti anche dal Piano nazionale di ripresa e resilienza”, sottolineano i rappresentanti sindacali. Gli appalti stanno partendo: occorre programmazione e coordinamento. Occorrono tavoli tecnici per stabilire come usare quelle risorse, insieme ai fondi strutturali e ai finanziamenti del governo nazionale.

Sulla necessità di aggiornare il Patto per lo sviluppo e in generale l’intero Piano regionale per lo sviluppo che ancora non è stato approvato, anche Confindustria è sulla stessa linea. Anche se imprese e lavoratori propongono soluzioni diverse. Per esempio sulla questione del “lavoro povero”, nel quale “la rappresentanza industriale punta esclusivamente sulla decontribuzione”.

“Sulla semplificazione il presidente della Regione aveva annunciato un tavolo per la semplificazione del quale finora non si è vista traccia”, denunciano ancora Cgil, Cisl e Uil. Non si va avanti sulla realizzazione delle infrastrutture, sulle quali si svolge “un continuo cambiamento di discorso”: “Per esempio sull’alta velocità che a noi interessa come premessa per migliorare i treni pendolari alla stazione di Firenze, o sul raddoppio della tratta Pistoia – Lucca, per cui ora si parla della Firenze – Pisa in mezz’ora che non si può fare”. O sul rigassificatore di Piombino, “del quale non sappiamo ancora niente ma quello che urgente adesso è la crisi del polo siderurgico”.

Da qui l’allarme dei sindacati: “E’ urgente che dagli annunci e dalle promesse ai fatti concreti e la condizione per farlo è riavviare subito il tavolo della concertazione”. Il rischio è quello di un dissesto sociale in una regione che ha fatto della stabilità e del consenso sociale un pilastro della crescita.

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