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Pd all’Obihall, Orlando “uno di famiglia” Breaking news, Politica

Firenze – Il Pd all’Obihall, meglio, una parte del Pd all’Obihall. “Quelli di Orlando”, per intendersi, come vengono indicati gli oltre 400 partecipanti che ieri sera hanno gremito la platea dell’ex-Teatro Tenda di Firenze. Anche se è ben lungi da Orlando e dai suoi sostenitori l’idea di farsi chiamare “orlandini”: “E’ proprio da queste modalità “personalistiche” che vogliamo prendere le distanze”.

A colpo d’occhio, il sentimento predominante è la vivacità dell’atmosfera, con una certa dose, rincara un vecchio militante “di libertà nell’aria”. Insomma come se “si possa finalmente dirla tutta”.

Se nella base l’atmosfera è questa, è interessante anche fare “la conta” di chi è presente fra le presenze più istituzionalizzate del Pd. Così ci si accorge che fra quadri e amministratori del partito toscano, in tanti ieri sera si sono sentiti di portare la propria “faccia” all’incontro con Orlando. Così, fra gli intervenuti, spicca la presenza di Raffaele Marras, segretario regionale dei Giovani Democratici, ma anche, con Donata Bianchi, il gruppo di Retedem Toscana. Fra le presenze “annunciate” oltre a Elisa Simoni e Silvia Velo, l’ex governatore della Toscana Claudio Martini, uno dei “triumviri” appena nominati alla tesoreria del Pd fiorentino Osvaldo Miraglia, i consiglieri comunali fiorentini Cecilia Pezza e Cosimo Guccione, il già presidente della Provincia di Firenze Andrea Barducci, quello della provincia di Siena Simone Bezzini, molti sindaci fra Valdarno e costa grossetana e livornese, oltre Marco Filippeschi, sindaco di Pisa. C’è anche Ceccarelli, l’assessore regionale, Mirko Dormentoni, presidente del Quartiere 4. Fra la folla anche esponenti più “renziani” come Mauro Grassi (membro della struttura di missione sui rischi idrogeologici della presidenza del consiglio) e Alessandro Lo Presti, uno degli uomini “di fiducia” del presidente del consiglio regionale Eugenio Giani.

L’impatto è quello di una sorta di “agnizione” da parte della folla nei confronti di Orlando. Un “riconoscimento” di cui si fanno portavoce alcuni militanti che con un po’ di commozione spiegano che “Orlando è uno di famiglia”. Uniformità di linguaggio e di memoria storica, ma anche stile di gestione del potere, tant’è vero che in molti confermano di essere stati con un piede fuori dal partito, ritirato indietro proprio grazie alla candidatura di Orlando; passo seguente, aspettare il Congresso per decidere in base agli sviluppi successivi.

Del resto, l’intervento dell’attuale ministro della giustizia e candidato alle primarie del Pd Andrea Orlando è perfettamente in sintonia con l’atmosfera che spira dalla folla. Atteggiamento contenuto ma deciso, Andrea Orlando mette in fila tutte le posizioni dell’area cercando tuttavia di non offrire occasione per alzare i toni della contrapposizione. Così, dalla premessa “Mi candido perché voglio salvare il Pd, non per fare un Pd di sinistra”, si giunge ai distinguo con gli “altri”: “So che nelle primarie votano anche i non iscritti. A differenza di Emiliano, non chiamo a raccolta tutti gli anti-renziani, ma voglio i voti del popolo del centrosinistra e dei nostri compagni che abbiano votato per i 5stelle. Non voglio i voti della destra”. Spinge sul tasto “congresso di confronto tra idee e proposte” e aggancia saldamente la società civile e l’anima “sociale” del partito: “Chiederò a breve che prima delle elezioni siano approvate la legge sulla povertà, la riforma del penale, la tortura e il consumo di suolo, oltre ovviamente alla legge elettorale”.

Orlando non perde l’equilibrio neppure quando il moderatore, Alessandro De Angelis, conduce il ragionamento su Renzi. “Il declino del partito non è cominciato con Renzi. Da circa 30 anni, dall’epoca di Reagan e Tatcher, alle parole d’ordine della destra non siamo riusciti a contrapporre una risposta di sinistra, ci siamo limitati a tamponare i danni, lavorando sulle regole e non sulle risposte sociali. Il referendum perso è solo l’ultima tappa: pensavamo di garantire con le regole il buon funzionamento del sistema democratico, non abbiamo capito che la crisi sociale ha prevalso e ci ha travolti”. Qualche sassolino tuttavia scappa: “Non possiamo utilizzare il linguaggio populista, ma dobbiamo offrire soluzioni realistiche al nostro popolo”. E dunque: “Non sarò l’uomo solo al comando, voglio fare solo il segretario del partito e avrò uno stile diverso da Renzi. Sinora le discussioni negli organi si concludevano, dopo infuocati dibattiti, con la parola magica ‘contiamoci’. Non sarà più così”.

orlando da fuoriInsomma tutti contenti a casa. Ma le primarie, alla fine, chi le vincerà? “Mah, tanto possono andare a votare tutti … “ spiega, sornione, il vecchio militante .

 

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